Sights of Death – Il mancato film sul signoraggio

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Si gira a Roma, sulla Prenestina, il novo film di Alessandro Capone, regista habitué dei cast internazionali, prodotto dalla Ambi Pictures nelle persone di Andrea Iervolino e Monika Bacardi. I protagonisti? Nuovamente insieme, gli stessi di Blade Runner 32 anni dopo: Rutger Hauer e Darly Hannah.

Sights of Death si svolge nel 2047, quando il mondo è stato distrutto da una guerra nucleare e ormai il processo di globalizzazione è completo anche a livello politico.

Saremo amministrati da un governo centrale federale (confederato), dalla tendenza dittatoriale. Naturalmente non conforme alle aspettative di tutta la popolazione. Così un gruppo di ribelli capitanato da, immaginate, Danny Glover (Sponge, nella finzione) che dovrà scontrarsi con Stephen Baldwin (Agente Ryan). “Ovviamente, tanti paesi del mondo si erano opposti a questa cosa” precisa Andrea Iervolino “e, su scelta dei servizi segreti, sono stati avvelenati e distrutti, rendendo in essi la vita impossibile”.

Completano il cast i tanto attesi ribelli: Rutger Hauer (Colonnello Asimov), Daryl Hannah (il maggiore Anderson), insieme a Michael Madsen (Lobo, il capo dei mercenari).

Il soggetto è di Tommaso Agnese (cofirmato con Luca D’Alisera, già fidato sceneggiatore di Capone), 26 anni, che approda per la prima volta alla pellicola di grande respiro dopo il cortometraggio di cui cura anche la regia: Senza Sosta. 

Un film, dunque, che ambisce al mercato internazionale e che spera nelle nominations al Festival di Cannes, questo marzo.

Andrea Iervolino ama sottolineare ad apertura della conferenza stampa alla Casa del Cinema di Roma: “Questa è la prima produzione totalmente finanziata da Ambi Pictures, una società la cui missione è quella di comprare aziende di produzione cinematografica nel mondo e finanziare film per una distribuzione internazionale; i soci siamo io e Monika Bacardi e il nostro intento qui in Italia è quello di unire la nostra industry e quella americana per fare film adatti a una distribuzione internazionale”. Prosegue “La cosa curiosa è che a Roma abbiamo posti perfetti per girare film post-apocalittici ma non lo sappiamo. Non solo abbiamo professionalità eccezionali, ma anche posti che non conosciamo, ottimi per questi film”. Daryl Hannah conclude “è un paese molto piccolo rispetto agli Stati Uniti, ma con tante cose diverse, dagli accenti alle varie bellezze”.

Non oso dir tanto, ma forse, tra le candidature agli oscar e le produzioni di filmoni a effetti speciali stiamo tentando di tornare a fare scuola nel mondo. Speriamo che questo non sia al costo di trasformare la nostra identità in quella americana.

Sembra destinato a diventare un classico filmone di fantascienza, si difende Capone, “Si tratta di un action post-atomico, ma non superficiale, con dei contenuti, con un minimo di dignità e una serie di critiche che riguardano gli interessi economici e la globalizzazione che ha portato a una serie di disastri”. Prosegue Daryl Hannah “Sicuramente, nella vita reale in questo momento siamo in una situazione catastrofica. Indipendentemente dal mestiere che tutti facciamo, dobbiamo proteggere l’acqua incontaminata, i terreni incontaminati, i semi che servono per produrre il cibo. Sicuramente, ormai sappiamo che le sfide ed i problemi che tutti dobbiamo affrontare sono a livello globale, quindi siamo una cosa sola, nonostante le lingue diverse ed il diverso colore della pelle. Poi, in tutto il mondo non abbiamo grandi esempi di eccellenza a livello politico e legislativo, sono tutti a loro modo corrotti, quindi noi dobbiamo avere la consapevolezza che non sono questi sistemi che ci portano a risolvere i problemi che abbiamo oggi. In teoria, dal punto di vista tecnico abbiamo già tutte le soluzioni che ci permettono una crescita e una sopravvivenza”. Della stessa opinione anche Danny Glover “Cerca di mostrare il punto a cui siamo arrivati. Se non ci prendiamo cura della Terra e la distruggiamo non ci saranno più filosofia, religioni e arti”.

Tutte cose molto giuste, che il 99 percento dei fantascienza campioni di incassi segnalano per dare corpo alla trama. Tutte ovvietà, ormai. Ricordate a qualunque proposito come se volessimo insegnare a noi stessi la rassegnazione e ci stiamo riuscendo. Se “dal punto di vista tecnico abbiamo già tutte le soluzioni” e Marra le sottolinea ad ogni articolo, scriviamo noi un film, un film che sia la verità. Perché se tutti questi produttori italiani indipendenti, indipendenti lo fossero davvero, invece di fare americanate creerebbero una produzione dirompente che porti non la parola signoraggio, ché tanto ormai è quasi luogo comune anche quella, ma il concetto dell’azione nel cinema. Non un film d’azione come lo intendono loro; riscriviamone la storia.

Giselda Campolo

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