Sia fatta chiarezza sui vaccini: perché vengono censurate le scoperte scomode per le case farmaceutiche?

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Una recente vicenda che ha interessato l’Università di Pavia ci porta nuovamente a riflettere sulla pericolosità dei vaccini e sul business delle case farmaceutiche

Mi sono già occupato in passato, in alcuni miei articoli ed in conferenze, dei rischi per la salute che comportano i vaccini e di come questi rischi vengano spesso taciuti alla popolazione per salvaguardare i profitti delle grandi multinazionali farmaceutiche.

Torno oggi sull’argomento, traendo spunto da un interessante articolo comparso recentemente sul sito No Censura.com, intitolato “Piombo nei vaccini: la ricerca censurata dell’Università di Pavia”.

Proprio tre giorni fa, sempre su Signoraggio.it, avevo pubblicato un mio articolo relativo ad un’importante scoperta effettuata da un team di scienziati dell’Università di Firenze, riguardante le connessioni fra la Sindrome da Affaticamento Cronico e l’intossicazione da metalli pesanti, in particolare in questo caso il Cadmio. Una scoperta molto importante che fa onore alla ricerca italiana e che ha ottenuto importanti riconoscimenti su prestigiose riviste scientifiche come Medical Hyphoteses. Ebbene, leggendo l’articolo di No Censura.com ho avuto modo però di constare per l’ennesima volta quello che già sapevo ma che purtroppo la stragrande maggioranza dei Cittadini ignora, ovvero che il fatto che la scoperta degli scienziati dell’Università di Firenze abbia trovato i giusti riconoscimenti ed una certa eco a livello internazionale rappresenta purtroppo una rara eccezione. É infatti purtroppo la norma che le scoperte dei nostri validissimi ricercatori universitari, soprattutto quando si rivelano scomode e non funzionali con la catena di profitto della grande industria farmaceutica, non solo vengano ignorate, ma vengano addirittura sottoposte ad una inesorabile censura mediatica.

Stiamo parlando, in questo caso, della scoperta effettuata da una studentessa dell’Università di Pavia, laureanda in Medicina, che aveva deciso di svolgere un’indagine nanopatologica sui vaccini, con l’obiettivo di ricercare in essi eventuali agenti inquinanti.

Come apprendiamo da Nocensura.com, la scoperta – o meglio la sorpresa – è stata quella del Professor Stefano Montanari, laureato in Farmacia, specializzato in Microchimica e considerato tra i massimi esperti europei in nanopatologie, che ha dapprima avvallato la ricerca della studentessa e in seguito, stupito dai risultati che stava conseguendo, ha continuato a svilupparla autonomamente, arrivando a conclusioni inaspettate.

Come ha rilevato il diretto interessato, il Prof. Montanari, «tutto ciò che si inietta tramite siringa dovrebbe essere prodotto in maniera assolutamente sterile, in un ambiente privo di polvere. Inoltre, ogni prodotto realizzato per tale scopo, dovrebbe essere ricontrollato in modo maniacale prima di arrivare sui banchi delle farmacie». Eppure, come ha sottolineato il Professore, non sempre va così. Anzi, trattandosi di vaccini (uno dei settori di maggior profitto per le case farmaceutiche), va sempre in modo diverso.

Continua Montanari: «Abbiamo analizzato 24 vaccini diversi, di diverse case farmaceutiche e con diversa collocazione terapeutica o preventiva. E abbiamo riscontrato che in ciascuno di essi erano presenti microparticelle fatte di sostanze inorganiche non biodegradabili e non biocompatibili, che non dovrebbero assolutamente esserci».

Il professore afferma che si tratta di particelle minuscole, grandi da pochi millesimi di millimetro fino a un milionesimo di millimetro appena, che non provocherebbero “reazioni visibili dal punto di vista clinico” ma che, proprio perché minuscole, vengono trasportate dal sangue in ogni distretto del corpo.

«E allora è questione di fortuna o di sfortuna – spiega ancora il Prof. Montanari – perché, a seconda di dove le microparticelle si depositano, poiché non sono né biodegradabili né biocompatibili, possono provocare conseguenze da non sottovalutare. Se, ad esempio, finiscono nel cervello, possono provocare malattie quali l’autismo».

Il Professore, sensibile alle conseguenze della sua scoperta e sicuramente animato da buone intenzioni, ha provato a informare i produttori di vaccini, ma la sua premura non è stata accolta – per dirla con un eufemismo – con grande entusiasmo.

Ha dichiarato sempre Montanari: «Nel vaccino Gardasil, oggi molto utilizzato contro il Papilloma Virus, responsabile del cancro al collo dell’utero, ho rintracciato del piombo. Sono stato a Roma, presso la sede dell’azienda che lo produce, e ho girato anche un servizio televisivo, che però non è mai andato in onda, a seguito delle minacce ricevute dallo stesso produttore televisivo. Nei mesi successivi, sono stato interrogato per ben due volte dai Carabinieri, i quali ora hanno tutta la documentazione con i dati delle mie ricerche, ma a tutt’oggi non hanno ancora fatto nulla».

Avete letto bene: questo docente universitario ha ricevuto delle minacce da un produttore televisivo, che non ha fatto mandare in onda il servizio realizzato evidentemente per pressioni ricevute dalla casa produttrice del vaccino. Ed ha dovuto anche sottoporsi a ben due interrogatori da parte dell’Arma dei Carabinieri.

Non conosco sufficienti dettagli per entrare nel merito del motivo per cui si sono resi necessari questi due interrogatori, ma devo constatare che, come qualche ricercatore osa mettere in dubbio l’efficacia di un vaccino o contestarne la pericolosità dei contenuti, si scatena puntualmente il finimondo: minacce, avvertimenti, pressioni, intimidazioni, e talvolta seri rischi per la carriera accademica o professionale di chi ha avanzato questi legittimi dubbi.

I tribunali di tutto il mondo sono letteralmente intasati dalle cause presentate da Cittadini che lamentano gravi conseguenze subite da loro o dai loro figli in seguito a vaccinazioni considerate “sicure”, ed esiste una vastissima letteratura scientifica in merito alla pericolosità dei vaccini ed ai loro gravi effetti collaterali. Quando ci decideremo ad aprire gli occhi e a capire che quello che muove le grandi case farmaceutiche è soprattutto il profitto e non l’interesse per la nostra salute? 

Nicola Bizzi

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