Sheldrake, Parte II La vista al di fuori del cervello

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Che non ci sia niente di paranormale e di scientificamente inconcepibile nelle teorie del prof. Sheldrake, lo afferma anche la rivista New Scientist nel 1980: “Quanto Sheldrake propone è scientifico. Ciò non significa che egli abbia ragione, ma che la sua teoria è sperimentalmente controllabile”.

Ciò che la rende agli occhi di molti biologi inaccettabile è che il postulato secondo il quale le leggi naturali sono immutabili ed eterne viene decisamente contraddetto da questa teoria che rende le stesse leggi soggette ad evoluzione. Infatti i campi morfogenetici si evolvono man mano che le specie vi immettono informazioni: quelli di un homo erectus sono infinitamente differenti da quelli di un sapiens sapiens dell’era del computer.

In un noto articolo del diciannove agosto duemilaotto Rupert Sheldrake descrive il meccanismo di percezione della luce che ci permette di vedere; e aggiunge: “Poi succede qualcosa di molto misterioso. Si fa esperienza consapevole di quello che si sta guardando, la pagina che vi sta di fronte. Si diventa consapevoli anche delle parole stampate e del loro significato. Dal punto di vista della teoria standard, non c’è alcun motivo per cui si dovrebbe esserne consapevoli”.

Ora, secondo la descrizione della percezione visiva che comporta una proiezione dell’immagine prima capovolta e poi ricorretta da parte del cervello, continua: “ne consegue un altro problema. Quando vedete questa pagina, non sperimentate la vostra immagine di essa come fosse dentro al cervello, dove dovrebbe essere (ndr. il professore intende che, secondo la scienza tradizionale, non esistendo alcuna proiezione all’esterno dell’immagine percepita, questa immagine deve necessariamente essere all’interno del cranio, nel cervello, dove arriva l’impulso e l’immagine viene ricostruita in seguito al suo posarsi invertito sulla retina.). Sperimentate invece la sua immagine è a circa sessanta centimetri di fronte a voi. L’immagine è fuori dal vostro corpo”.

Ma secondo la teoria standard come dicevamo: “Tutta la vostra esperienza dovrebbe essere dentro al cervello, una specie di reality show virtuale dentro la vostra testa. Questo significa che il vostro cranio deve trovarsi al di là di qualsiasi cosa che state vedendo: se state guardando il cielo, il vostro cranio deve essere oltre il cielo! L’idea che propongo è così semplice che è difficile da cogliere. La vostra immagine di questa pagina è esattamente dove sembra essere, di fronte ai vostri occhi, non dietro. Non è dentro al vostro cervello, ma fuori. 

Così la visione implica sia un movimento della luce verso l’interno, sia una proiezione all’esterno di immagini. Attraverso i campi mentali la nostra mente si protende per toccare quello che stiamo guardando. Se guardiamo una montagna a dieci miglia di distanza, la nostra mente si protende per dieci miglia. Se guardiamo le stelle lontane, le nostre menti si protendono nei cieli, letteralmente per distanze astronomiche”.

È naturale che sia solo una teoria come, d’altro canto, la maggior parte delle spiegazioni fondamentali della fisica quali il Big Bang o l’evoluzione.

 

Giselda Campolo