SHELDRAKE – Parte I: breve spiegazione del concetto di risonanza morfica.

5

Rupert Sheldrake è un biologo con una teoria estremamente interessante: la risonanza morfogenetica, secondo la quale gli esseri viventi sono talmente interconnessi da avere poteri telepatici.

In realtà può essere visto come uno sviluppo della teoria di Pribram, infatti Sheldrake sostiene che le informazioni non solo non risiedano in una parte del cervello, ma nemmeno siano registrate dal cervello; che siano in un campo di memorizzazione, diciamo impropriamente, esterno al quale la mente può accede, una sorta di memoria collettiva, non solo di specie, ma di esseri viventi, comprendendo anche i virus che, ad esempio, sono in grado di sviluppare maggiore resistenza ai farmaci.

Infatti in esperimenti sui ratti durante i quali il biologo faceva apprendere delle sequenze a due gruppi separati nello spazio ma non nel tempo, una volta che uno dei due gruppi aveva imparato una sequenza, l’altro gruppo era in grado di riprodurla più velocemente. Senza pensare al fatto che ci sono molecole in grado di assumere configurazioni quaternarie estremamente complesse, in situazioni identiche, in spazi fuori da alcun possibile raggio di comunicazione.

Forse la cosa più interessante è il concetto di campi morfogenetici. Si tratta di campi organizzativi che incanalano la realtà. In sostanza Sheldrake sta specificando come avviene quella “mistica” evoluzione di cui parla Darwin ormai accettata pressoché da tutti. E, esattamente come Darwin, ha una teoria e non ha alcuna dimostrazione ma un grandissimo numero di indizi.

Questi campi morfogenetici altro non sono se non quelle informazioni che vengono tramandate dai sistemi organizzativi precedenti nel tempo: potremmo definirli come la tradizione letteraria, solo che si presuppone che chiunque la conosca in partenza tutta. Tale processo di conoscenza è il nucleo della cosiddetta risonanza morfica. Come se io, decidendo di scrivere un romanzo, venissi immediatamente informato e guidato dalla mano invisibile della tradizione (e poi non è a questo che ci si riferisce quando si parla di talento o di ispirazione?). Egli sostiene che molte di queste connessioni sono attive e governano l’universo, e queste ed altre in potenza possono diventare consapevoli nella mente dell’uomo.  Naturalmente i suoi esempi riguardano le foglie delle piante o le funzioni delle ali dei colibrì, ma il concetto è questo: una cellula del germoglio diventa una cellula della foglia perché sente la risonanza, si sintonizza, di tutte le altre foglie della specie passate e presenti.

Guardando a questi scienziati (vedi Bhom, Pribram, ad esempio) che vedono un mondo costituito da onde elettromagnetiche, ologrammatico, ci viene da domandarci se un fondo di verità in questa non-scienza ci sia.

Giselda Campolo

c4