Segno della croce: obsoleto. Meglio toccare ferro.

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Succede a Reggio Emilia dove un’insegnante di religione consiglia ad una alunna, che si era fatta il segno della croce al passare di un’ambulanza, di sostituire quel gesto con il tradizionale apotropaico del toccare ferro. Sicuramente molto consono alla nostra storia e pure molto personale, dal momento che la croce ce la si fa in tutti i paesi,  mentre in alcuni il ferro non lo si tocca e si preferisce ad esempio il legno.

Nonostante questo sia uno di quei fatti che stupiscono e sembrano ridicole barzellette; eventi che sembrano raccontati giusto per far notare le esasperazioni, un consigliere regionale ne ha fatto l’oggetto di una interrogazione al presidente della sua regione, l’Emilia Romagna; e questo fatto ci autorizza a prenderlo per vero.

La questione è che tutta questa storia di crocifissi e simboli vari, insegnamenti di religione curriculare e altri eventi che hanno diviso l’Italia, di recente sono visti in una chiave di mancanza di rispetto per chi crede in qualche cosa altra, anche a causa di una certa speculazione da parte di membri di altre religioni

La questione non è per niente questa. Infatti nessuno dice che la kefiah sia una offesa per noi occidentali o che lo sia il burqa. E questo perché ognuno è libero di girare con i simboli della propria religione anche se decidesse di mettersi un cappellaccio con gli spaghetti che simboleggiano il Mostro Spaghetti Volanti.

Mentre per le scuole il problema è ben diverso. Si parla di plagio. Non per gli studenti di altre religioni, ma perché si presuppone che tutti i bambini debbano seguire una religione. I luoghi d’apprendimento sono liberi. Non hanno simboli e ideologie appesi alle pareti. Non si insegna sotto la guida di Cristo. Si insegna e basta e se si insegna la religione, mi perdonino i Sacri Patti Lateranensi, la si dovrebbe insegnare come storia delle religioni. E dovrebbero essere docenti laici. Perché mai fare un trattato come quello del ’29 se una tale clausola non avesse una forte rilevanza? È la ha proprio nella sfera delle politiche per la creazione di adepti.

No, non venitemi a dire che è una questione di rispetto. Il rispetto nelle scuole deve essere rivolto alla coscienza dei bambini, e quella la si rispetta se gli si spiega cosa è storicamente il cristianesimo, cosa sono la chiesa cattolica e quella pentecostale, per non parlare del buddismo e le altre mille religioni, tutte impreziosite dai martiri. Si rispettano anche le menti dei bambini se gli si spiega che il purgatorio è nato nel medioevo, che la dottrina è precisata dagli uomini e che secondo i cattolici i cattivi bambini vanno all’inferno ma per tante religioni l’inferno nemmeno esiste. Senza tentare di convertirlo né al cattolicesimo, o confessione altra che sia, né men che meno all’ateismo.

Tentiamo di diventare cittadini, credenti o no, in uno stato liberale. Senza preoccuparci degli stranieri, perché uno stato che rispetta i suoi cittadini rispetta anche gli ospiti. E se proprio vogliamo preoccuparci del fatto che le nostre scuole si modellano su credenze straniere allora facciamo scuole per ragazzi intelligenti, scuole che spieghino il multiforme universo che ci circonda dove possano trovare spazio tutte le intelligenze creative.

Che segno nefasto è il nostro decremento demografico: paura della vita! Le famiglie italiane hanno paura di procreare, per se stessi e per i figli. Ed è anche un’accusa.

 

Giselda Campolo

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