Secondo Gianni Lannes un’eruzione catastrofica del Vesuvio è ormai imminente, ma lo Stato non se ne cura

 1

Secondo il noto giornalista investigativo Gianni Lannes sarebbe ormai imminente una devastante eruzione del Vesuvio e quasi due milioni potrebbero essere le potenziali vittime

Il noto giornalista investigativo Gianni Lannes è  tornato oggi, 31 Dicembre, a lanciare attraverso il suo sito Su la testa! un grave allarme relativo ad una possibile imminente eruzione del Vesuvio. Allarme che, considerato l’evidente disinteressamento delle autorità competenti, rischia di cadere inascoltato con possibili conseguenze a dir poco apocalittiche.

Lannes, che in più occasioni ha già affrontato la questione, denuncia che, nonostante il recente allarme lanciato dal massimo esperto mondiale in materia, il vulcanologo giapponese Nakada Setsuya, il Governo non stia muovendo un dito per predisporre seri piani di evacuazione, preferendo tacere in modo criminale alla popolazione il rischio di un evento eruttivo devastante che causerebbe milioni di vittime e metterebbe definitivamente in ginocchio la nostra economia.

Ma evidentemente, come sottolinea Lannes, le quasi due milioni di potenziali vittime, che risiedono delle aree che potrebbero essere interessate da questa mega eruzione, sono considerate come “carne da macello” da questo regime che – aggiungiamo noi – ha come unica preoccupazione quella di continuare a spremere senza ritegno gli Italiani per poter meglio servire i suoi burattinai, i poteri bancari e quelli della grande finanza internazionale.

Nakada Setsuya, che si trovava in Italia la scorsa estate per la Conferenza Mondiale dei Geoparchi di Ascea, nel Cilento, è stato categorico: “Gli italiani farebbero meglio a parlarne e a prepararsi, così da avere un piano per gestire la situazione”. il professore giapponese ha infatti evidenziato il forte incremento di segnali preoccupanti che evidenzierebbero forti movimenti del magma e che farebbero ritenere ormai imminente qualcosa di drammatico. “Tutto il mondo – ha dichiarato il responsabile regionale campano dei Verdi Francesco Emilio Borrelli – è preoccupato e lancia allarmi per i vulcani del napoletano. Solo la Protezione Civile nazionale continua a dormire sogni beati rinviando di anno in anno il piano dei Campi Flegrei e non aggiornando quello del Vesuvio”. Mentre i piani di sicurezza per la popolazione – elaborati dalla Protezione Civile – risultano palesemente inadeguati e obsoleti, sono stati recentemente registrati, a conferma degli allarmi di Setsuya, terremoti superficiali con ipocentro localizzato lungo il condotto lavico del Vesuvio ed emissioni fumaroliche lungo i fianchi del cono e del cratere. A parere degli esperti, una più che probabile ripresa dell’attività eruttiva implicherebbe quindi un rapido rilascio di tutta l’energia accumulata, un’energia enorme e spaventosa che potrebbe rivelarsi decisamente maggiore di quella liberatasi con l’eruzione del 79 d.C., quella che distrusse Pompei ed Ercolano, causando centinaia di migliaia di vittime.

Il Vesuvio è considerato dagli esperti uno dei vulcani a maggior rischio del mondo. La sua storia ha insegnato che può produrre sia eruzioni effusive, sotto forma di effusione di colate laviche, nonché le ben più pericolose eruzioni esplosive.

Anche il  Professor Flavio Dobran, docente della New York University, si è recentemente associato al collega nipponico Nakada Setsuya, dichiarando quanto segue: “All’improvviso il Vesuvio, che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani. Il tutto in appena 15 minuti”.

Ha dichiarato ancora Dobran: “sappiamo con certezza che il momento del grande botto per il Vesuvio può essere molto vicino. Su quest’ultimo i nostri test si sono soffermati con particolare attenzione. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 Agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4.000 morti in poche ore”.

Nel frattempo, in attesa del peggio, la NATO ha già evacuato alcuni suoi insediamenti militari nell’area, ma questa notizia, coperta da segreto militare, non è stata diffusa dai giornali di regime.

“É il magma che spinge e vuole salire a far tremare il suolo della Campania”. La tesi è di un vulcanologo napoletano, il professor Giuseppe Luongo , ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che non condivide la diagnosi rassicurante fatta da un suo collega, Paolo Gasparini che descrive il vulcano come “un cono edificato dai prodotti eterogenei delle eruzioni, poggiato su un basamento di calcare che inizia a 2-3 chilometri di profondità”. Molto al di sotto, a circa 10 km., la tomografia sismica tridimensionale individua materiali fluidi, interpretati come il bacino magmatico che alimenta il vulcano. Nei limiti della tomografia, che non distingue masse inferiori a circa 300 metri di diametro, Gasparini precisa che “non si vedono altre sacche magmatiche sopra il bacino, cioè sopra i 10 km.”. Luongo contesta queste interpretazioni e avanza l’ipotesi, rilevante per le implicazioni di protezione civile, che potrebbero esistere canali di risalita già colmi di magma, senza interruzione, dal bacino profondo 10 km., fino alle parti più superficiali, con dimensioni al di sotto del potere risolutivo della tomografia. Come sostiene Luongo, “Il magma, per risalire in superficie, non dovrà vincere la resistenza di rocce rigide che lo sovrastano per uno spessore di 10 km., al contrario potrebbe trovare una facile via di risalita lungo i percorsi già occupati da masse a temperature elevata”.

La Regione Campania si è limitata a compiere una ridefinizione della cosiddetta “zona rossa” e del numero di residenti che andrebbero effettivamente allontanati in caso di eruzione del Vesuvio, portando la cifra a 800.000 rispetto ai precedenti 500.000 per quanto riguarda l’area vesuviana e a 400.000 per quella dei Campi Flegrei.

Fino ad oggi si è pensato solo a piani di evacuazione su strada, con trasporto su gomma, ma non si è pensato a piani di evacuazione via mare, con l’ausilio di navi militari, un’ipotesi che cinviaa essere discussa soltanto adesso. Ma, come traspare dai dibattiti in corso nei vari consigli comunali interessati, ci si sta preoccupando soltanto – e sicuramente in maniera tutt’altro che disinteressata – a come richiedere eventuali contributi dall’Unione Europea.

Come denuncia Lannes, lo scenario atteso dalle autorità italiane è catastrofico, eppure sul sito della Protezione Civile l’ultimo aggiornamento visibile alla popolazione risale al 2006. Esso prevede i seguenti fenomeni e conseguenti rischi associati: 
«Nella fase iniziale dell’eruzione si solleva fino a 15-20 chilometri di altezza una colonna eruttiva composta di gas e frammenti piroclastici, seguita dalla ricaduta a terra di pomici, lapilli e ceneri trasportati dal vento. Il rischio è correlato al carico esercitato dalla coltre piroclastica sui tetti degli edifici di cui provoca eventualmente il crollo, nonché alle difficoltà respiratorie, alla contaminazione delle colture e dell’acqua, alle difficoltà di autorizzare vie di fuga e agli ingorghi stradali. Il territorio che può subire questi fenomeni è indicato come zona gialla. Questa zona comprende 96 comuni delle province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 chilometri quadrati e 1.100.000 abitanti››.

«Nella fase successiva, la colonna eruttiva collassa producendo colate piroclastiche che possono raggiungere velocità dell’ordine di 100 km/h e un enorme potere distruttivo. I modelli fisico-numerici indicano che dal momento del collasso della colonna eruttiva, le colate piroclastiche impiegheranno 5-10 minuti per raggiungere la costa. Il territorio esposto a questo rischio è definito zona rossa, comprende 18 comuni è per un totale di circa 200 chilometri quadrati di estensione e poco meno 600.000 abitanti››.

«Nella terza fase si possono generare colate di fango anche a distanza di giorni dall’eruzione. I territori soggetti a questo rischio sono indicati come zona blu che include 14 comuni della provincia di Napoli per un totale di 180.000 abitanti.  Inoltre, i comuni di Torre del Greco e Trecase, presentano un’elevata pericolosità da invasione di lave pur trovandosi ad una certa distanza dal cratere sommitale».

Vi è poi il problema degli insediamenti umani edificati all’interno delle fasce a rischio. Questo fenomeno non è mai stato arrestato dal Governo nazionale e dalle autorità locali, che sono potenzialmente quindi complici della grave situazione odierna. Studi recenti hanno calcolato che nel periodo dal 1951 al 2001, nell’insieme dei 18 comuni considerati “zona rossa” vi è stato un sensibile incremento demografico, pari al 56,3 per cento (da 353.172 a 551.837 abitanti), soprattutto nella fascia costiera. Inoltre, vi è stato un aumento della densità abitativa tale da rendere questi comuni tra i più densamente abitati d’Italia. E particolarmente intensa è stata la crescita in queste aree del numero di abitazioni (da 73.141 a 187.407 edifici).

La riuscita del cosiddetto “piano di emergenza”, come sottolineano gli esperti, dipende dalla capacità di prevedere l’eruzione del Vesuvio con sufficiente anticipo. In ogni caso, vi è una difficoltà oggettiva, anche se la popolazione fosse adeguatamente pronta e preparata, nell’evacuare una zona densamente abitata come quella vesuviana. La strategia di evacuazione è legata ai tempi di previsione: questa è possibile solo tre giorni prima dell’evento, un tempo notoriamente insufficiente ad evacuare da 500 a 800 mila persone.

Infine, i Campi Flegrei (area ad alta densità di residenti) sono un’altra zona campana ad elevatissimo rischio vulcanico. Proprio in loco sono in fase di realizzazione delle sperimentazioni di cui la popolazione locale ed italiana, non è a conoscenza. Anche nei Campi Flegrei potrebbero quindi avvenire, come denuncia Lannes, delle imminenti eruzioni esplosive.

Scavare una galleria sotterranea per spingere delle sonde fino alla caldera flegrea sotto il mare di Pozzuoli è considerato da molti altamente pericoloso. Il “Campi Flegrei Deep Drilling Project”, coordinato dall’ingegnere Giuseppe De Natale, costa 15 milioni di Dollari e servirebbe a monitorare il rischio di terremoti ed eruzioni oltre che a studiare il bradisismo e a sfruttare l’energia del sottosuolo. Ma numerosi esperti  mettono in guardia sugli effetti disastrosi che le trivellazioni potrebbero avere sul territorio. Gli ultimi avvertimenti in ordine di tempo provengono da due media americani, il Popular Science e la rivista scientifica Nature. Secondo entrambi le trivelle potrebbero incontrare sulla propria strada del magma sotto pressione, causando delle eruzioni e dei terremoti in tutta la zona intorno al Vesuvio. Clay Dillow, dalle pagine del Popular Science, si chiede se “il tentativo di difendere i Campi Flegrei, che nel mondo sono uno dei luoghi più a rischio di eruzioni vulcaniche, non possa addirittura peggiorare la situazione”.

Sulla questione si è espresso anche Benedetto De Vivo, ordinario di Geochimica Ambientale presso l’Università Federico II° di Napoli e consulente della Procura sull’area dei Campi Flegrei. De Vivo ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in cui ha sottolineato il rischio di effettuare le rilevazioni in prossimità di centri abitati come Bagnoli, allegando pubblicazioni su altri incidenti «clamorosi» avvenuti in Nuova Zelanda e Islanda.

L’incoscienza delle nostre autorità appare enorme, direttamente proporzionale alla loro incapacità di ascoltare e recepire i sempre più frequenti allarmi che provengono da tutto il mondo riguardo all’imminente eruzione esplosiva del Vesuvio, e dubito fortemente che riusciranno a organizzare in tempo qualsiasi piano di evacuazione o di soccorso per la popolazione. Eppure dovrebbero ben rendersi conto che un evento distruttivo di tale portata rischierebbe di minare definitivamente agli occhi del Popolo Italiano la loro credibilità, fino a mettere in discussione l’esistenza stessa dello Stato. 

Nicola Bizzi

c4