Scuole private: il governo intensificherà i controlli

Con l’emanazione della legge 62/2000, fortemente voluta dall’allora ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, le scuole private dell’infanzia, primarie e secondarie possono chiedere la parità ed entrare a far parte del sistema di istruzione nazionale.

La suddetta legge è la mera attuazione dell’art. 33 della Costituzione, che attribuisce a “enti e privati il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, ma ciò che che i costituenti non potevano prevedere era che quelle scuole non statali diventassero ciò che troppo spesso sono oggi: fabbriche nelle quali si ottiene il titolo semplicemente pagando la retta con una certa puntualità.

In questo contesto, ci sono storie di umiliazioni professionali, sfruttamento e di vessazioni di ogni genere che i malcapitati sopportano in silenzio per ottenere i 12 punti all’anno che serviranno a scalare le graduatorie provinciali dei precari.

Alcuni insegnati di scuole partitarie campan, ed esempio, incoraggiano i professori a dire il falso sulle presenze, pena il licenziamento, quando “se tutto va bene in una classe di 20 persone, ne sono presenti solo tre o quattro”, afferma uno di loro.

Il peggio riguara però le retribuzioni, già perchè “A fine mese dichiariamo di aver ricevuto il compenso ordinario firmando la busta paga, ma, in realtà, non percepiamo alcuno stipendio. Siamo costretti a firmare e a dichiarare il falso perché questa finta retribuzione garantisce il pagamento dei contributi previdenziali, condizione necessaria per l’attribuzione dei 12 punti annuali in graduatoria”, ed i contributi “ci costringono a pagarceli di tasca nostra! E già, non solo firmiamo la busta paga senza percepire stipendio, ma inoltre, dobbiamo necessariamente pagare i contributi di tasca nostra”. Una delle tante vergogne italiane: laureati che lavorano senza stipendio, senza contributi, senza futuro.