Scuola mezzo del potere

Ce lo ha insegnato Mussolini: con il libro unico, si governa. Ce lo hanno insegnato tutti i regimi accentratori: presa la roccaforte della scuola, la società è in pugno. E la roccaforte ormai è crollata. A scuola si insegnano per lo più nozioni sbagliate, approssimate e banalizzate. L’obiettivo della scuola è quello della passerotta: prendere i lombrichi, masticarli, semi-digerirli e rimpinzarci i piccoli. È una cultura semi-digerita, perché i ragazzi non sarebbero in grado di capire. È una cultura che, come il verme, non esiste più, è una poltiglia e ha violato la sua forma originaria. È falsa. Ipocrisie, convenzioni, ideologie questo il pasto dei nostri figli, che farebbero bene a sentirsi traditi da un tale sistema, ma ne sono ormai avvezzi. Ne sono così avvezzi che non interessa loro nemmeno se quello che imparano è falso, tanto non lo imparano nemmeno lo balbettano alla prof, perché così oggi speriamo che me la cavo. Sembra, spesso anche ai professori, che semplificando si può sempre fare fede al concetto originario, ma questo non è vero. Se esiste una parola difficile è perché è l’unica in grado di esprimere il concetto, e se esiste una dinamica storica difficile è quella, e non la semplificata, che può spiegare gli eventi (ma ormai è molto più comodo imparare la storia come storiella e non chiedersi se mai sia possibile logicamente che Nerone fosse completamente pazzo o che Enrico VIII abbia fondato una chiesa per amore). Invece il falso mito che i ragazzi, si parla anche di liceali, si confondano è prevalso. No, i ragazzi non si confondono, se e soltanto se si spiegano le sfumature, se e soltanto se si presentano le opposizioni tra le cose, le differenze, se e soltanto se si spiega loro che non esistono i sinonimi. Se e soltanto se si dice loro che nessuno in questo santo mondo ha la più pallida idea di come suonasse la prosodia greca, e quella specie di cantilena storpiata e stirata che vi costringiamo a filastroccheggiare è la migliore fantasia che gli ingegni umani hanno saputo inventare per farsene una idea. E questo banalizzare, è lo stesso banalizzare che vuole insegnare con qualche puntata tv alla gente a fare di se stessi il proprio medico, il proprio restauratore, il proprio giardiniere, il proprio arredatore. Perché siamo più colti? Perché impariamo più cose? No, perché così le discipline muoiono. Sappiamo a mala pena mezza infarinatura di tutto, e ci sentiamo in democrazia, ma intanto questo ci allontana dallo studio vero. Avere il programmino scolastico o televisivo ci allontana dal prendere un libro e viverlo, ci allontana dalle sottigliezze e mai così le capiremo. E chi allora ha queste conoscenze “superiori”? Proprio coloro che hanno fatto i programmi e i palinsesti? Chi? Bilderberg naturalmente. L’alta finanza. Giselda Campolo Ne è autorizzata la duplicazione con citazione della fonte