#saveRummo ? No, #saveSannio !

Nella notte fra mercoledì 14 e giovedì 15 tutta la zona del Sannio, ed in particolare la città di Benevento, ha subito gravissimi danni economici e non, causati da precipitazioni monstre e annessa esondazione del Calore.
Si contano due morti in quel di Benevento, persone anziane che non hanno potuto reggere l’urto della calamità naturale, e neanche a dirlo le imprese della zona sono in ginocchio.
Nicola De Leonardis, responsabile di Fedagri-Confcooperative Benevento, non usa mezzi termini per rendere note alla stampa di tutto il paese le drammatiche condizioni in cui riversa ad oggi la sua terra: “Si rischia il fallimento di migliaia di aziende, dalla viticoltura della valle Vitulanese-Telesina, all’olivicoltura del Titerno e soprattutto all’area cerealicola e foraggera del Pre-Fortore e Fortore.”
Oltre a terreni agricoli devastati, dove lo strato superficiale contenente la semina è andato perduto, e nei quali ora “si vede la roccia sotto” come denunciano gli esperti e disperati agricoltori, sono stati danneggiati irreparabilmente anche molti stabili, nonché macchinari, prodotti e materiali al loro interno.
I nomi delle aziende colpite sono innumerevoli, per citarne alcuni Wierer, Asi, Oleificio S.O.I.A, Minicozzi Sementi, Metalplex, e ovviamente il Pastificio Rummo.
Dico “ovviamente” perchè per qualche strano ed enigmatico meccanismo informativo da qualche giorno il Pastificio Rummo sembra aver monopolizzato l’attenzione mediatica, dando vita ad una campagna di solidarietà dalle dimensioni abnormi e coinvolgendo personaggi del mondo televisivo e giornalistico come Rosario Fiorello e Selvaggia Lucarelli, acclamati opinion leader che hanno preso a cuore la questione.
#saveRummo è l’ashtag della fortunata campagna, che in poche ore ha raggiunto sui social un livello di partecipazione elevatissimo. “Dobbiamo aiutarla”, scrivono gli utenti, “compriamo solo pasta Rummo”, e ancora “come si fa a donare denaro?”. 
È questa una grande dimostrazione che quando gli italiani vengono a conoscenza di avvenimenti così drammatici si dimostrano ancora molto sensibili ai bisogni altrui, nonostante alcuni si sforzino di dipingerli come individualisti menefreghisti preoccupati unicamente del proprio orticello.
Un plauso enorme va a chi è riuscito a sfruttare in maniera tanto proficua la rete e il suo passaparola, poiché è sicuro che d’ora in poi il pastificio Rummo si sarà aggiudicato innumerevoli nuovi clienti.
Sorge però spontanea una domanda, perché #saveRummo e non #saveSannio, o #saveBenevento?
Certamente la ditta Rummo, forse la più nota da queste parti, e i suoi 150 dipendenti dello stabilimento sannita (non 1500 come si è detto da altre parti) stanno vivendo in questo momento ansie e paure particolarmente strazianti. Queste sono però le stesse, identiche, che stanno vivendo le altre migliaglia di lavoratori colpiti dalla tragedia, e che dipendono magari da aziende meno agiate della Rummo, la quale produce anche a Novara, vanta fornitori internazionali, negli ultimi anni ha prodotto per Conad e si è potuta permettere, per dire, di finanziare con 15.000 euro il renziano Umberto Del Basso De Caro, sottosegretario alle infrastrutture indagato nel 2013 dalla Procura di Napoli per peculato, contro il quale fu presentata il 16 aprile 2014 una mozione di sfiducia (respinta) da parte del Movimento Cinque Stelle.
Non voglio con ciò asserire che la campagna #saveRummo non sia degna di lode, ma come già detto #saveSannio o #saveBenevento mi sarebbero sembrati sicuramente motti più appropriati, e da presentare alle amministrazioni locali prima ancora che al web.

Valerio Santori