Riforma del Senato, la casta si blinda

L’epoca delle satrapìe e dei signorotti di manzoniana memoria, evidentemente continua a vivere e ad andare di moda, nonostante l’incedere dei tempi. E non potrebbe essere davvero altrimenti, se pensiamo che tenendo fede alle ineffabili promesse da marinaio, cui abbiamo assistito e ascoltato sino a poco più di 30 giorni fa, la situazione nei palazzi del potere resta immutata. Mentre infatti migliaia e migliaia di disperati in pessime condizioni igieniche prendono d’assalto le nostre coste e quattro italiani su dieci sono senza lavoro, cosa fanno lor signori? Continuano a vivere in un mondo tutto loro, elementare Watson! Basta dare infatti uno sguardo alla riforma del Senato per rendersi conto che i nostri cari poltiicanti, al soldo di massoni e bilderberghini, continuano imperterriti a non tener conto delle difficoltà e dei problemi attraversati da un paese che ormai è sull’orlo della peggiore delle bancarotte. Il ringraziamento va a chi continua a fare la figura dell’allocco e dello sprovveduto, per il quale il trovarsi la miseria di 80 Euro in più in busta paga basta a risolvere i problemi. E non fa nulla, se poi arrivano autentiche rapine fiscali come la TASI, l’IVA, l’IRAP e, da ieri, anche l’obbligo di tenere il POS per i pagamenti oltre i 30 Euro! O magari ritrovarsi appiccicato addosso qualche virus di malattie terribili come ebola, tubercolosi o meningite! Tornando alla porcheria del giorno, il famigerato DDL Boschi conteneva infatti un emendamento che prevede il ripristino dell’immunità anche per i senatori (così com’è già previsto per i deputati) votato in Commissione Affari Costituzionali a favore da tutti i partiti, tranne M5S e SEL. Liberi insomma di continuare a fare i porci comodi, anche e sopratutto porcate comprese, in barba al principio della sovranità popolare ed ai sacrifici di chi fa fatica a portare il piatto a tavola oltre che del dover rispondere ai cittadini del proprio operato. Il testo, una volta concluso l’esame in Commissione, potrebbe approdare alla seconda camera elettiva a partire dal prossimo 9 luglio. Franco Svevo