Restituire la vista? L’Ue approva!

La sua eccezionalità non sta soltanto nella sorprendente ricostruzione di una parte tanto delicata del nostro apparato sensoriale; ma anche nel fatto che si tratta della prima terapia registrata nel mondo occidentale, terapia ufficiale e riconosciuta, a base di staminali epiteliali, come orgogliosamente fa sapere Andrea Chiesi. Mentre la recente notizia dell’applicazione delle cellule staminali, nel campo della rivitalizzazione delle radici dei capelli, data su PLOSOne da Alexey Terskikh non fa altro che annunciare il risultato dei test su animali e il progetto di test clinici, la terapia per la cornea, invece, si mette sul mercato.

L’Unione Europea approva la commercializzazione del farmaco sperimentato e prodotto dalla Chiesi Farmaceutici che si propone di restituire la vista tramite la ricostruzione delle cellule della cornea, testato per i casi di ustioni gravi.

Le ricerche sono state effettuate all’Holostem Terapie Avanzate dell’Università di Modena e Reggio-Emilia. Finanziato dalla nota casa farmaceutica, è stato un progetto interamente a gestione italiana affidato al Centro di Medicina Rigenerativa Stefano Ferrari.

Una collaborazione tra pubblico e privato di tutto rispetto, sottolinea Chiesi. C’è da dire, in effetti, che la collaborazione deve essere stata semplice, al di là della burocrazia. Infatti se si esclude una non ipotizzabile schizofrenia di Chiesi, non c’erano teste da mettere d’accordo ai vertici. L’AD del centro Holostem e il manager della Chiesi Farmaceutici erano entrambi, immaginate, lo stesso Chiesi. Quindi più che dare lustro ad una collaborazione pubblico-privato si dovrebbe, forse, dare luce all’inserimento, se subdolo non è qui che lo stabiliremo, delle figure vertici del settore privato all’interno degli investimenti pubblici e delle strutture a gestione pubblica. Si è parlato tanto di conflitto di interessi per numerose figure pubbliche italiane. Ma non è che questa collaborazione è un tentativo di far svolgere al pubblico un lavoro utile al privato?

Alessandro Chiesi è figlio di Alberto Chiesi che ha recentemente passato la sua metà di azienda ai due figli Alessandro, appunto, e Andrea. Ugualmente ha fatto il fratello Paolo con i figli Maria Paola e Giacomo. Quattro manager, dunque, ognuno con la sua carriera che si ritrovano pilastri di una importante azienda.

Già. Ma come mai se un politico ha un’azienda in un settore che egli si ritrova a gestire anche nel pubblico fa subito conflitto di interessi e se invece un magnate dell’industria farmaceutica si trova a gestire un importante centro nazionale, e si ritrova a far produrre alla sua azienda il frutto delle ricerche, si tratta di un grande progresso per la società?

Sarà pur vero che se si bloccano i finanziamenti privati alla ricerca questa si blocca? Magari. Ma forse dovremmo affibbiare etichette più coerentemente e valutare i fatti per come sono. Capita che il pubblico finanzi il privato e lo diriga anche per dei suoi interessi economici precisi. Bene. Ma non innalziamo i farmaceutici a eroi. Ammettiamo che è dovuta ad una corruzione del sistema questa forma stretta di collaborazione e che non inaugura una nuova era di dialogo tra le due parti. Ma la solita era, che si spera vada a concludersi, di ciurlata del pubblico, di manipolazione delle risorse pubbliche a fini privati sotto l’aura della ricerca. Sotto quel velo di buonismo che ormai ammanta ipocritamente ogni gesto dei magnati.

Non è stato la Farmaceutica a finanziare la ricerca per il bene del mondo e dei poveri ustionati. Lei ha sfruttato gli ustionati, ha sfruttato il bene del mondo e l’aura che genera il sentimento del progresso. È il pubblico che, semmai, si è venduto pur di inneggiare al progresso.

Altro che collaborazione. Qui pubblico e privato coincidono. Coincidono nella stessa persona. E sì, questo è conflitto di interessi.

Giselda Campolo