Quando il Folklore è un superstite avamposto contro la globalizzazione

Conclusasi la storica Regata delle Repubbliche Marinare alla sua 59/a edizione, il pomeriggio dell’otto giugno scorso. Venezia, la campionessa uscente, vince. A seguire Amalfi, Genova e Pisa. La città toscana è, dunque, arrivata ultima quest’anno, dopo aver perso per un soffio il primo posto nel 2013.

Mentre Genova, la città che ha ospitato la Regata, migliora il suo piazzamento degli ultimi anni, e ha conteso, sino all’ultimo minuto il secondo posto, in fine toccato ad Amalfi.

La prima metà della gara è stata dominata da Amalfi, che già in partenza aveva staccato gli altri equipaggi, superata dalla semi-invincibile Venezia. Con questo risultato Venezia si conferma come la “Repubblica” che ha ottenuto più primi posti, ben 32 su 59 regate; Pisa non è all’altezza del suo secondo posto storico (ottenuto 21 volte), Genova conferma il suo terzo (di ben 23 regate) e infine la grande vincitrice, Amalfi, che non va ad aumentare i sui 30 ultimi posti.

Genova si è tinta degli storici colori delle Repubbliche, ha visto sfilare le parate con più di 250 figuranti, e ha seguito con grande festa e fermento non solo dalle terrazze della Stazione Marittima, ma dall’intera città e dal centro storico in fermento.

Forse ci è sfuggito per anni, mentre alla televisione si annunciavano i vincitori o si trasmetteva la diretta: in effetti la Regata delle Repubbliche è una forma di manifestazione che sviluppa orgogli campanilistici, che onora delle istituzioni che, se oggi dovessero rivivere, sarebbero contrarie all’Unità d’Italia. Eppure, ancorate in porto c’erano due importanti esponenti della Marina Militare italiana: la nave Palinuro e Nave Italia.

Perché?

In realtà nessuno penserebbe a fare l’obiezione che ho appena posto: è assolutamente assurda. L’orgoglio campanilista e le tradizioni locali sono un accrescimento del valore d’Italia. La Marina Militare non ci sarebbe nemmeno stata, nella sua identità, se Venezia e le sue consorelle Repubbliche non avessero dominato i mari dal ‘200 in poi sempre più lontano. E questa è una delle tradizioni rimaste per grande amore di popolo. Ma dobbiamo sapere che ogni città ha avuto delle tradizioni importanti, e ognuno di noi, ogni sindaco che si è succeduto ha fatto e sta facendo un passo avanti per dimenticarle.

E allora perché si va ancora verso una globalizzazione che uccide gli Stati? Per avere un mondo sempre più debole? Probabilmente è un obiettivo succulento.

Giselda Campolo

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