Quando i videogiochi diventano strumento i cura

Dalle laparoscopie alla cura degli stati ansiosi, dalla radioterapia alla riabilitazione, i videogiochi sono sempre più spesso alleati di medici e pazienti per terapie non invasive e analisi più veloci.

Grazie ai videogiochi, ad esempio, le sedute di radioterapia potranno essere presto più veloci ed efficaci. Infatti, calcolare il livello di radiazioni ottimale da usare per colpire le cellule tumorali è tutt’altro che facile: il metodo attuale usato negli ospedali di tutto il mondo può richiedere fino a 70 ore. Un’eternità, soprattutto per chi è in attesa di una cura, che un team di ricercatori dello University of Texas Southwestern Medical Center è riuscito a far scendere sotto i 10 secondi. Steve Jang, direttore della divisione di Fisica e Tecnologia, e la sua equipe hanno sostituito i normali processori usati per il calcolo con le unità di elaborazione visiva delle comuni console casalinghe di ultima generazione. Jiang ha apertamente ringraziato i maniaci del joypad per il loro inconsapevole contributo alla lotta contro il cancro. «La popolarità dei videogames ha portato alla creazione di dispositivi che agevolano di molto l’uso dei computer in medicina», si legge sul sito del dipartimento.

Nel campo della laparoscopia invece, l’Università del Minnesota ha  creato un simulatore che consente agli specializzandi in medicina di perfezionare la propria tecnica di intervento, grazie alla realtà virtuale. A questo propostito, uno studio effettuato in Florida ha rilevato che i chirurghi che giocano per più di 3 ore a settimana a videogiochi con la visuale in soggettiva (quello usato nell’esperimento era Super Monkey Ball 3) hanno una percentuale di errore inferiore del 37% durante le laparoscopie.

Dagli studi di Kate Paquin, dottoranda dell’Università di Windsor, scopriamo inoltre che giocare con la Wii o con un dispositivo equivalente può aiutare la riabilitazione di un paziente colpito da ictus, mentre grazie al videogioco Project:Evo si potranno diagnosticare i primissimi segni dell’Alzheimer permettendo cure tempestive.

Per finire, ci si potrà curare da soli con un’app ad hoc se siamo affetti da fobie o per superare stati d’ansia e depressione, anche se, concordano tutti gli esperti, queste applicazioni sono da usare solo in aggiunta e mai come sostituti delle terapie tradizionali.