Plastica e tarsu

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erano sufficienti fogli di carta di colore giallognolo, riciclata e ricavata dal riutilizzo del cartone, ed un foglio di carta acetata.

Plastica e tarsu

Tutti quelle persone sulla quarantina ed oltre, ricorderanno molto bene come un tempo si procedesse ad incartare il companatico, la frutta e la verdura: erano sufficienti fogli di carta di colore giallognolo, riciclata e ricavata dal riutilizzo del cartone, ed un foglio di carta acetata. Per frutta e verdura, invece, si usavano semplici buste dello stesso materiale di cui sopra, al cui interno il fruttivendolo collocava esattamente il peso desiderato ed al cui esterno, lo stesso fruttivendolo, tirava le somme con la penna che teneva sull’arcata superiore dell’orecchio e scriveva il totale del saldo. Non si era vincolati all’acquisto di un set di banane, ad esempio. Nel caso in cui se ne desiderava una solamente, egli ce ne vendeva una e basta! Ciò ricordato, sarà più facile illustrare il percorso capzioso intrapreso dall’Europa unita. Un percorso ispirato a complicare le cose nel momento in cui dovrebbero essere semplificate. Oggi siamo vincolati negli acquisti e non più liberi di scegliere quanta insalata mettere nel carrello della spesa, non più liberi di scegliere quanta frutta, petti di pollo od hamburger: o prendi l’intera confezione oppure non mangi. E, regolarmente, una volta che hai riempito casa di frutta e verdura in eccesso, dovrai rassegnarti a vederla marcire, visto che non si tratta di frutti spiccati dall’albero ma di prodotti acerbi mantenuti in freezer per mesi ed una volta messi sui banchi appassiscono in due giorni. Tutto ciò ha una ragione, infame. Tale ragione dipende da due fattori di ordine economico. La prima ragione è che si deve a tutti i costi aumentare (non si riesce a comprenderne il motivo) la produzione ergo la vendita – che se ne faccia un buon uso alimentare o se si butterà via tutto, non importa agli europeisti. La seconda è legata ad un doppio filo: da un lato la continua richiesta di utilizzare i derivati del petrolio (sono gli oligopoli a richiederlo ai politici da loro stessi controllati), e giù con vassoietti di polistirolo, domopack, sacchetti di plastica per imbustare frutta e verdura una volta semplicemente contenuti nella biodegradabile carta/cartone. E tutto ciò dove va a finire? In discarica! E come si foraggia una discarica? Con le tasse sulla immondizia! E come si possono aumentare costantemente le tasse dello smaltimento dei rifiuti? Aumentando a dismisura il volume dei rifiuti. Se un tempo un “cartoccetto” di olive verdi poteva essere smaltito senza rischi per l’ambiente, ora il medesimo peso di olive viene inserito in una vaschetta plastica dotata di coperchietto, poi avvolto nel cellophane, imbustato in un sacchetto di plastica lungo ed infine inserito all’interno di una bustina di carta su cui viene applicato uno scontrino di carta chimica. Tutti elementi non commestibili che hanno vita brevissima e che generano un volume complessivo maggiore del prodotto commestibile ivi inserito.

Tirate voi le somme.

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