Pasolini non tira | all’indice gli errori di Ferrara

Abel Ferrara delude la platea della sala Darsena di Venezia. Al terzultimo giorno della Mostra del Cinema di Venezia, l’attesissimo film Pasolini prodotto da Urania. Il film è tutto incentrato sull’ultimo giorno di vita di Pasolini interpretato da Willem Dafoe. Scelte di regia complesse che hanno diviso la critica come ad esempio l’alternanza tra momenti d’inglese e momenti di italiano nel copione di Dafoe. E la presenza quasi predominante di figurazione delle opere incomplete di Pasolini alle quali presumibilmente quell’anno ancora lavorava. Pubblico freddo e critiche per nulla entusiaste. Ricordiamo ancora il piccolo scoop che era stata quella frase “io so chi l’ha ucciso” pronunciata all’esordio delle riprese. E la risonanza che ebbe istigando perfino la riapertura del processo nel 2009, al fine di poter ascoltare il regista. Ma adesso l’essenza pasoliniana sembra essere stata violata. Le recensioni sono negative e forse in questo una, magari piccola, parte l’ha avuta anche questa grande aspettativa destinata ad essere delusa. Un copione scritto in collaborazione con Maurizio Braucci che, con i dialoghi del disagio, ha già avuto a che fare con Gomorra collaborando con Matteo Garrone. Ma nonostante l’affermazione che poteva far intendere un’intenzione documentaristica o quantomeno storicistica, l’intento di Ferrara è completamente artistico, e mira a darci l’immagine del letterato italiano nella sua interezza e psicologia artistica e umana. Uno spaccato che viene anche dai suoi film mai girati come Petrolio di cui Ferrara inventa alcune scene e Porno-Teo-Kolossal interpretate da Riccardo Scamarcio (nella parte di Ninetto Davoli) e Ninetto Davoli (in quella di Eduardo De Filippo). Il fatto che ha più colpito la critica è la netta somiglianza tra l’attore statunitense e l’intellettuale italiano. Una somiglianza voluta da Ferrara e un fattore che ha contribuito al tanto criticato mantenere parti in inglese. Dafoe infatti è sposato con una italiana e da diversi anni vive qui. E con una voce secondo il regista particolarmente simile a quella di Pasolini, tanto da rendere la doppiatura un controsenso. Una lingua l’inglese che male si adatta al personaggio di Pasolini, ma secondo Ferrara era una esigenza tecnica per poter girare il film con comodità e nel contempo mantenere la voce a suo dire perfetta di Dafoe-Pasolini. Una scelta che secondo il regista non viola alcuna coerenza storica, dal momento che l’uomo, quello che egli rappresenta, lo si vede dalle azioni e non dal linguaggio, che nel suo concetto di film assume un significato sonoro maggiore rispetto a quello ermeneutico. Un film che riprende le colonne sonore tutte da film del regista italiano e in particolare quelle di Maria Callas, grande amica di Pasolini e momento importante, per Ferrara, della vita dell’intellettuale. Scelte coraggiose che non sembrano aver toccato la critica. Giselda Campolo Ne è autorizzata la duplicazione con citazione della fonte