Parlamento incandescente

Di novità sostanziali non sembrano esserci in vista, se non la solita apertura da parte del premier sulla discussione di alcuni punti come l’immunità, la platea che elegge il capo dello Stato e il numero di firme per i referendum e le leggi di iniziativa popolare, purché si concludano entro la notte le votazioni sull’articolo 2 del ddl, riguardante la composizione e l’elezione del Senato.

I nervi sono talmente tesi che nella mattinata si è rischiato che le opposizioni dopo aver abbandonato l’Aula non rientrassero in segno di protesta e il nuovo caso diplomatico avvenuto nel pomeriggio avrebbe invece visto protagonista il ministro Boschi che ha incontrato il gruppo di Sel cercando un mediazione e questo avrebbe fatto infuriare il M5S  che contesta al ministro di non aver  voluto vedere i suoi rappresentanti.

E se il premier lancia un segnale di tregua nel frattempo una vittoria la ottiene in Aula, quando sull’emendamento più pericoloso per la tenuta del governo e della integrità del testo licenziato dalla Commissione, sopraggiunge il voto contrario sul Senato elettivo, l’emendamento presentato dal dissidente Chiti che ottiene solo 67 voti favorevoli.

Un sospiro di sollievo per tutto l’esecutivo, tant’è che ad ora secondo i capigruppo la strada sarebbe in discesa, visto che «gli emendamenti più pericolosi sono stati superati».  

Mai dire mai però considerando che il partito del relatore Calderoli, la Lega Nord, la stessa che con il suo emendamento ha fatto andare sotto la maggioranza con un voto a scrutinio segreto, ora ha deciso di arroccarsi sull’Aventino, finché, ha spiegato il capogruppo, non avremo un incontro con il ministro.

Nulla di nuovo quindi sul fronte occidentale anche se c’è chi giura che nelle prossime giornate qualcosa di inaspettato potrebbe accadere…

 

Guerriero del Risveglio