Nuove scoperte sui Cartaginesi “mangia bambini”.

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 Ebbene sì, se ne è parlato per anni (dagli anni settanta divenne un vero e proprio tabù perché associato alla propaganda in favore degli antichi splendori di Roma, superiore ai suoi efferati nemici), e ora uno studio condotto da quattro nazioni in collaborazione Italia (Con il suo ISCIMA sezione del CNR), Germania (Biblisch-Archäologisches Institut di Tübingen), Regno Unito (Worcester College di Oxford) e Usa (Joukowsky Institute for Archaeology and Ancient World della Brown University) sembra aver confermato la pratica cartaginese di sacrifici umani.

Lo studio, pubblicato su Antiquity, mostra come sui siti di antichi tofet, come chiamavano i santuari, siano stati trovati in tracce abbondanti non solo resti di neonati e neonate, animali, roghi, ma anche delle iscrizioni funerarie su delle lapidi che indicavano l’offerta propiziatoria agli dei, da inserire nel contesto del rito sacrificale del molk in onore di Baal (il dio maschile fin dall’antichità sentito come l’equivalente di Cronos) e Tanit (una forma di grande madre).

L’omogeneità di tali segnali è stata riscontrata in tutti i possedimenti fenici. Riemergono inoltre le tanto discusse testimonianze bibliche (come Geremia 7:31 o Geremia 19:5) e classiche (tra cui ad esempio Diodoro Siculo o Plutarco) su questi luoghi sacri e sacrificali, che costituiscono le tombe di numerosi bambini.

Lo studio è composto da due articoli nella sezione “dibattito”. E sebbene fino a questo momento gli articoli sulla rivista hanno davvero intavolato un dibattito tra opposizioni, questa volta il gruppo di Patricia Smith, Lawrence Stager, Joseph Greene, Gal Avishai che scrive Age estimations attest to infant sacrifice at the Carthage Tophet (Valutazioni sulle età attestano il sacrificio dei bambini al Tophet di Cartagine), e quello di Paolo Xella, Josephine Quinn, Valentina Melchiorri, Peter van Dommelen, con Phoenician bones of contention (Le ossa fenicie della contesa), sono concordi nell’affermare i sacrifici in tutta la loro concretezza.

Probabilmente questo è solo un altro passo alla ricerca della verità.

 

Giselda Campolo

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