Nuova Cina? Nuovo Bluff!

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La notizia del giorno è: la Cina chiuderà i campi di concentramento (sebbene la stampa serva si ostini a definirli “di lavoro”), ed abolirà la politica del “figlio unico”. Bene, accogliamo questa notizia con grande gioia per gli svariati milioni di disgraziati/e che sono finiti/r a lavorare come gli schiavi negri dell’era moderna su cui l’America (leggi U.S.A.) ha costruito il proprio impero. Infatti, quello che in molte occasioni si usa indicare come “impero cinese” (commercialmente parlando), ha potuto compiere una storica volata dallo stato medievale a quello contemporaneo, proprio grazie allo sfruttamento a costo zero del lavoro. Su questo non ci piove e sfido qualunque economista a metterlo in dubbio. Occhio però: quella che la politica Cinese ha storicamente inteso divulgare verso il mondo occidentale con la definizione di “rieducazione attraverso il lavoro” sta a significare, molto più prosaicamente, qualcosa come: “Ti faccio lavorare a ritmi da gulag sino a che non ti sfibro nel corpo e nella mente”. Altro che contratti ed orari settimanali. 

Sul figlio unico ci sarebbe da dire moltissimo. Certo è che a conti fatti, il governo cinese, che annovera di sicuro tra le menti più brillanti presenti attualmente al mondo ed annovera gli strateghi più selezionati in circolazione, sa benissimo un fatto: l’attuale classe produttrice dell’intera nazione cinese morirà prematuramente a causa dei veleni. Questo è da ritenersi il motivo principale per cui apre all’incremento demografico. E siccome, anche se il radiogiornale di Confindustria (Radio24) di stamane ha letteralmente saltato a piè pari la notizia sulla “riduzione” del numero delle future pene capitali, la Cina si deve preparare per il futuro se non vorrà ricadere indietro: salvare oggi i/le condannati/e alla pena di morte per inserirli/e domani al posto di chi, intossicato/a, sarà morto/a. Cosa non si è capaci di fare… per amor di “mammona”!

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