NINO GALLONI, Sindaco di Roma? MAGARI.

Diciamocelo francamente: Marino ha esasperato la popolazione romana. Non lo reggono più nemmeno i suoi sodali che per mantenerlo al Campidoglio, si vedono costretti a collezionare marchette televisive ignobili; l’ultima – e patetica – quella del presidente PD Matteo Orfini, squalificante sotto ogni punto di vista. Ormai si è oltrepassata la linea della decenza. Per non parlare di quella della sopportazione. Giorno dopo giorno, l’asticella della tolleranza viene spostata sempre più in alto; ma senza risultati. Anzi, l’unico risultato è quello di una agonia senza fine a cui Roma è stata destinata. Marino, inadeguato, fortemente antipatico, tronfio, spocchioso e saccente, non ha futuro. Può ancora permettersi di restare dove sta solamente perché dietro di sé possiede non si sa bene quali organismi in grado di non regalargli l’ingresso nel tritacarne. E’ lecito supporre che salavare Marino corrisponda a non fare affondare questa carretta al cui interno sono imbarcati molti nomi di cui non si ha ancora alcuna consapevolezza ma allo stato dei fatti nei bar, sui posti di lavoro, ovunque si mormora e lo si fa snocciolando sospetti più che legittimi. Un dato è sicuro: anche chi ha votato per lui, se potesse, lo defenestrerebbe seduta stante. Alluvioni, scandali, affittopoli, banditismo, nomadismo incontrollato, reati, omicidi, spaccio di droga, insicurezza, pressapochismo, mancanza di decoro, manti stradali devastati (è divenuto impossibile trovare cento – dicasi 100 – metri di asfalto piano e curato); per non parlare di odio sociale e razziale che sta letteralmente montando a causa dell’incapacità di questo amministratore di provvedere a sanare il sanabile. Insomma la Capitale d’Italia è diventata un far-west in cui la criminalità piccola e pure quella grande fanno il bello e cattivo tempo e la cittadinanza paga lo scotto morendo di traffico ormai imperante a tutte le ore del giorno e della notte. E l’illuminazione? hahaha il Grande Raccordo Anulare è per metà al buio da anni, le strade della capitale, perfino nel centro storico, sono al buio come nel medioevo, diventando così il feudo della delinquenza spicciola, quella che aggredisce più da vicino cittadinanza e turismo. A forza di elevare quell’asticella della sopportazione si è giunti alle soglie dell’irreparabile. E tocca reagire, prima che ci crolli tutto addosso.  Nino Galloni, grande giurista, nome di punta degli anni Ottanta e Novanta, il cosiddetto “oscuro funzionario” il quale, di contro, tutto è tranne che oscuro, dal curriculum di pregio e dalla profonda conoscenza delle dinamiche dell’economia, della finanza e anche della politica di cui non ha mai fatto parte se non a richiesta come professionista interrogato per risolvere i problemi che la politica stessa ha sempre causato, è l’uomo giusto al punto giusto.  Apprezzato da destra a sinistra, dal popolo cosiddetto moderato e quello di nicchia; ma soprattutto ammirato da chi accorre alle sue conferenze; conferenze che tiene in tutta Italia senza mai farsi pagare, ricordiamolo. Nino è così: sobrio nelle scelte, sobrio nel vivere, anche nel vestire. Non giuda jeep o ferrari, no. Lo puoi trovare nei consessi internazionali di finanza ed economia e poi il giorno appresso seduto al bar con gli appartenenti di ogni forza politica, di qualsiasi colore e schieramento o a parlare amabilmente con chi lo riconosce e gli chiede consigli e suggerimenti. Questo è Nino. L’altro allievo di Federico caffè, del tutto diverso da Mario Draghi. Nino, con tutta probabilità, grazie proprio al bagaglio culturale e professionale che ha sviluppato sin dai tempi in cui, dopo essere ritornato dagli USA per venire ad insegnare nelle Università italiane, non può che essere colui sul quale scaricare la responsabilità di rifondare Roma, la città che questo forestiero ligure ha letteralmente ridotto peggio di come la ridusse Nerone. C’è rimasto solo Galloni. Tentare di pescare l’ennesimo nome dal cilindro lercio della politica, sappiatelo, è inutile, oltre che nocivo.  Sino a che i nomi dei prossimi amministratori saranno quelli indicati dalle segreterie varie di partito, qui non cambierà un cazzo. Basta con questi epigoni da quattro soldi che al massimo riescono a modificare l’emblema della capitale per realizzare scudetti con scritte in inglese. Non se ne può più. L’ora dei giochini per sistemare il grafico di turno, l’artista raccomandato o premiare lo sconosciuto di passaggio, deve segnare l’ultimo secondo e non manifestarsi mai più! Gettiamoci alle spalle tutta l’immonda storia recentissima e tentiamo, unitamente e consapevolmente di resuscitare la nostra capitale agonizzante. E lo dico anche a chi non fosse ormano o romana! Roma è di tutte e tutti, italiani, italiane e turisti da ogni parte del mondo. Già solo pronunciarne il nome è una garanzia. Una garanzia che Marino ha leso cagionando tante e tali ferite che a lungo ci poteremo appresso e di cui a lungo noteremo le cicatrici. Ve lo ripeto, qualora non fossi stato sufficientemente chiaro: CERCARE DI INDIVIDUARE UN PUPAZZO OD UNA PUPAZZA DAL CILINDRO LERCIO DELLE SEGRETERIE DI PARTITO NON FARA’ CHE PROCRASTINARE ULTERIORMENTE L’AGONIA! E si badi bene: anche Ercole, se ridotto all’agonia, prima o poi “stira gli zoccoli”, come si dice a Roma; ovvero, pure Ercole muore. Non uccidiamo Roma. Non vi sono bastati i vari Rutelli? Veltroni? e Alemanno? Benvenuto Nino, e buon lavoro.

Andrea Signini