Mutamenti climatici, scie chimiche e nuova Meteorologia: il pensiero di Lorenzo De Curtis

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Per Signoraggio.it abbiamo intervistato Lorenzo De Curtis, studioso di Meteorologia ed esperto di mutamenti climatici, che ci ha esposto le sue rivoluzionarie teorie

Il problema dei mutamenti climatici e le incognite che ci riserba il prossimo futuro sono dei temi che già più volte abbiamo affrontato su questo sito. Ma l’argomento è incredibilmente vasto e complesso, tanto che spesso la cosiddetta “scienza ufficiale” non ci aiuta a capirne tutte le sfaccettature e le dinamiche, non fornendoci tutte le riposte. Abbiamo quindi ritenuto di tornare ancora una volta sulla questione, parlandone con Lorenzo De Curtis, uno studioso indipendente di Meterologia e di mutamenti climatici noto per le sue rivoluzionarie scoperte e per le sue teorie considerate “eretiche” da molti scienziati. 

Nicola Bizzi: Dott. De Curtis, quando ha iniziato ad interessarsi alla Meteorologia?

Lorenzo De Curtis: Mi interesso di questa materia da quando, già a dieci anni, costruivo modelli di aerei veleggiatori i quali, per volare in alto senza motore, avevano bisogno di determinate condizioni meteorologiche. In seguito, a 18 anni, ho iniziato a volare con piccoli aerei a motore ed alianti.

Questo mi ha portato ad approfondire molto la materia, sia per necessità che per passione. Già in questa fase notavo grosse incongruenze tra la teoria e l’osservazione diretta, sia quando ero in volo che da terra.

La svolta definitiva verso un nuovo modo di vedere quello che succede nella nostra atmosfera è avvenuta da quando, nel Giugno del 2003, sensibilizzato da quello che leggevo sulla rivista Nexus,  ho iniziato ad osservare il fenomeno delle scie chimiche. Questo mio interesse mi ha portato a controllare 24 ore al giorno le foto satellitari su scala nazionale delle varie nazioni europee, su scala continentale per l’Europa ed in parte per l’America e il Nord Africa. Dal Giugno del 2003 ad oggi ho raccolto mediamente 500 foto e cartine delle pressioni al mese, che ho integrato con le registrazioni delle pressioni fatte dal 1899 ad oggi.

Nicola Bizzi: Alla luce delle Sue scoperte, quali critiche si sente di muovere verso la Meteorologia “ufficiale”?

Lorenzo De Curtis: Con i miei studi  miro a sollecitare una riconsiderazione di ciò che noi sappiamo sulla Meteorologia classica. Forse sarebbe più opportuno dire “ci hanno insegnato” in quanto buona parte del discorso gira intorno a questa sottile ma grande differenza.

Come in tutte le altre materie, gli “scienziati” sembrano essere anche qui condizionati al punto di riuscire a dire e insegnare solo parte del tutto, e una discreta parte di ciò è falsa. Questo può sembrare anche qui legato all’ignoranza o essere una conseguenza di una serie di errori. Non lo è.

La ragione di questo, per quanto riguarda la materia in esame, credo sia il cercar di nascondere i veri meccanismi che regolano la nostra atmosfera e di cercar di far passare il sistema “Terra” come un sistema molto ma molto più chiuso verso il sistema solare e il cosmo di quello che in verità non è. Questa bugia è talmente grande che coinvolge enti spaziali, enti che studiano la Meteorologia a livello planetario e locale, università, etc.

Nicola Bizzi: Quindi, secondo Lei, la moderna Meteorologia non ci racconta tutta la verità?

Lorenzo De Curtis: Per nascondere la verità è stato costruito un castello di teorie che, anche se non si guarda con la massima attenzione, si vede bene il come non stia in piedi. La prima conseguenza di ciò è la fallosità delle previsioni del tempo e l’incapacità di prevedere catastrofi da parte degli “scienziati” addetti. Poi, se si va a guardare un poco più in profondità, si vedono particolari misteriosi nei vari fenomeni meteo, che vengono spiegati male o non vengono spiegati affatto.

Quanto ho fino ad oggi osservato si integra benissimo con gli studi e le osservazioni di molti personaggi scomodi del passato recente come Wilhelm Reich, Nikola Tesla, Viktor Schauberger, Georges Lakhovsky, Marco Todeschini. Per tenere in piedi questa bugia ho notato che vengono fatte delle cose che implicano un impegno veramente considerevole e devono coinvolgere anche un notevole numero di persone. Ad esempio vengono mascherate, tagliate e ritoccate delle immagini satellitari che riprendono nubi e sistemi nuvolosi, vengono truccate le cartine della distribuzione delle pressioni sulla crosta terrestre, etc.

Nicola Bizzi: Esisterebbe quindi, secondo Lei, una diffusa rete di complicità e di connivenze per nascondere all’opinione pubblica determinate realtà?

Lorenzo De Curtis: Apro una parentesi seria che meriterebbe di essere sviluppata in maniera approfondita, ma che ritengo importante accennare ora: c’è una profonda collusione tra chi gestisce l’attività legata alle scie chimiche e chi gestisce la scienza meteorologica ai massimi livelli e con disponibilità di mezzi enormi.

Cominciamo con la genesi delle alte e basse pressioni: nessuno è in grado di spiegare in maniera soddisfacente questo determinante fenomeno. Inoltre nessuno spiega come mai la tendenza media della circolazione vada sempre da Ovest verso Est,  oppure la genesi esatta di un tornado;  la causa della sua lunga vita e la sua immensa potenza sono ancora un mistero.

E nel mistero sono ancora avvolti innumerevoli incidenti aerei più o meno gravi avvenuti in decine di anni e dove si suppone una forte componente legata a qualche fenomeno meteo non ben conosciuto o meglio specificato. Nessuno spiega la rotazione terrestre, componente importantissima della Meteorologia. Le cause che hanno scatenato le ere glaciali e la causa della temperatura interna della terra sono spiegate a mo’ di favola. La genesi e la formazione dei cirri, a detta dei metereologi, è “incerta” e la caduta di grandi blocchi di ghiaccio è un fenomeno che si tende a rimuovere.

Altra cosa che gli scienziati non riescono a spiegare sono le variazioni del comportamento dell’atmosfera che avvengono di anno in anno. Tutto viene attribuito all’inquinamento legato all’attività umana, fenomeno sicuramente gravissimo, ma che porta a ipotesi in totale contrapposizione: c’è chi dice che ci scaldiamo troppo e chi invece nota un raffreddamento. Vediamo ora se, inserendo la variabile che “qualcuno” (molto ben organizzato) ci vuol nascondere, i nostri conticini possano tornare meglio.

Nicola Bizzi: Quale sarebbe, secondo Lei, questa variabile?

Lorenzo De Curtis: Questa variabile è a mio avviso il vento cosmico.

Anche qui, per confonderci le idee, il “qualcuno” ce lo vende come puro vento solare. Sicuramente esiste anche il vento solare e tra i due c’è una interazione che ci influenza in maniera determinante ma della quale forse conosciamo poco i meccanismi. Quello che prevale in assoluto è sicuramente il vento cosmico a cui anche il nostro microscopico Sole (visto su scala cosmica) è totalmente sottomesso. Probabilmente, io direi sicuramente, è questo vento cosmico che crea e distrugge tutto, pertanto ha delle caratteristiche per noi comprensibili se non in maniera infinitesimale sia dal punto di vista della sua composizione che da quello comportamentale. Vediamo ora se alcune delle osservazioni dei summenzionati scienziati eretici possono aiutarci.

Tutti e cinque menzionavano una forza con caratteristiche incredibili di cui sono riusciti a dimostrare l’esistenza facendo cose nuove e molto interessanti. In comune hanno avuto anche l’essere pesantemente ostacolati sempre da questo “qualcuno” attraverso i suoi tentacoli. I nomi da loro usati erano diversi: “Orgone”, “Takione”, “Forza biologica”, “Universione”, “Etere”. Da notare che ogni cultura antica ha un nome per questa energia. Per menzionarne alcuni: Prana, Vril, Od, Ki e tanti altri. Ma gli studi che forse riguardano di più la Meteorologia sono quelli di Wilhelm Reich e di Viktor Schauberger. Tutto ciò che ci hanno lasciato questi grandi personaggi è così integrabile che le differenze sono irrilevanti e sono differenze che non vanno in contrasto tra di loro.

Riassumendo molto: Reich parlava di correnti orgoniche che, sovrapponendosi in una circolazione spiraloide, ad un certo punto, intorno ad un angolo di incontro di 62°, iniziavano a creare vita e materia con una pulsazione che andava da una massima espansione ad una massima contrazione. Schauberger spiegava i fenomeni implosivi e la biosintesi che avviene in natura e specialmente nell’acqua e nell’aria all’interno dei vortici.

Ed ecco un altro tabù: l’implosione. Proviamo ora a mettere in piedi questo modello di Meteorologia considerando questi nuovi elementi.

Il vento cosmico arriva in vortici e da una direzione che coincide circa con la zona in cui si trova la Stella Polare, è fatto di particelle subatomiche e di questa energia cosmica, nome che riassume gli altri. Il vortice che avvolge la terra ne determina sicuramente anche la rotazione. La rotazione viene garantita dall’azione di questo vento sull’atmosfera che fa da cuscinetto tra esso e la terra. Questo spiegherebbe la tendenza media costante dell’atmosfera di superare, nella stessa direzione, la rotazione terrestre di circa 30-50 km/h. Visto dalla posizione della Stella Polare ha un senso di rotazione sinistrorso. Questo vento è incostante sia dal punto di vista della velocità che della densità: la velocità media è di 350 km/sec, ma può scendere a 200 e salire fino a 1.000. Anche la densità può andare da 1 particella/cm cubo a 40 particelle. Pertanto ci troviamo di fronte ad una forza immensa e con variazioni enormi.

Nicola Bizzi: Alla luce di quanto sta affermando, la Meteorologia dovrebbe quindi essere completamente rivista e rifondata?

Lorenzo De Curtis: Questo non significa che molti degli studi fatti dai vari meteorologi degli ultimi duecento anni non abbiano fondamento, ma per spiegare la circolazione generale dell’atmosfera e togliere pesanti lacune alle loro teorie, occorre considerare appunto l’influenza del vento cosmico.

Quest’ultimo,  avvicinandosi ai corpi celesti, si modifica in funzione della loro costituzione energetico/materiale e crea degli effetti diversi da corpo a corpo. Probabilmente viene influenzato molto dalla composizione materiale del corpo stesso che funge da transponder e comunica quindi al vento informazioni caratteristiche. Diciamo che ogni pianeta ha un suo modo specifico e unico di interpretare il vento cosmico.

Schauberger ci spiega come, attraverso un vortice, avvengono cambiamenti di tipo molecolare ed atomico negli elementi, e questa da lui chiamata biosintesi, implica una implosione del volume della materia e dello spazio. Sempre lui ci spiega che le forze implosive, essendo legate ad un vuoto non solo fisico ma anche energetico, superino circa di 126 volte quello che noi consideriamo la forza generata dal vuoto atmosferico spinto.

Pertanto, se noi immaginiamo delle bolle circoscritte e delle lingue di questo vento cosmico penetrare più o meno in profondità nella nostra atmosfera e cambiare di stato durante questa fase di penetrazione, lo scenario meteorologico cambierebbe in maniera radicale.

Nicola Bizzi: Quindi, il vento solare può essere stato responsabile dei grandi mutamenti climatici del passato e potrebbe determinare, nel prossimo futuro, mutamenti altrettanto radicali?

Lorenzo De Curtis: Le ere glaciali sono legate alla quantità e densità del vento cosmico. Quando ne arriva più del solito – sia come velocità che come densità e per periodi lunghi – la sua implosione forma enormi quantitativi di acqua e genera temperature bassissime. Anche i grandi blocchi di ghiaccio che cadono possono generarsi in questa maniera in brevissimo tempo.

Gli scienziati provano a spiegare questo terrificante fenomeno provando a sostenere che i blocchi si formino sulle superfici degli aeroplani di linea e che ad un certo punto si stacchino e cadono giù. Ebbene, non molto tempo fa, in un lago ne fu trovato uno che galleggiava ed aveva un diametro di circa sei metri. Se si osservano attentamente foto e filmati dal satellite di quello che avviene in atmosfera, si può visualizzare bene questo fenomeno.

Ritengo che le basse pressioni siano quasi sempre determinate da lingue di questo vento che penetrano in atmosfera, implodono più o meno dolcemente e creano questo tipo di circolazione. Anche l’acqua che portano attraverso la pioggia è in parte sintesi di questo fenomeno.

Sul numero 61 della rivista Nexus venne pubblicato un interessante articolo sulla dimensione del nostro pianeta che, nel corso delle ere, è aumentato in maniera considerevole. Ebbene, credo che la eventuale ragione di ciò sia da cercare non solo nell’apporto diretto di materia cosmica o come sostenuto nell’articolo di una espansione del nucleo terrestre, ma anche di quelle sostanze che arrivano insieme all’acqua per biosintesi durante il fenomeno dell’implosione descritto prima e di particelle che riescono a penetrare a grandi profondità nella crosta terrestre.

I fenomeni temporaleschi, ad esempio, vanno divisi, a mio avviso, in due categorie: quelli che si sviluppano da sotto e quelli che si sviluppano da sopra. I primi hanno il tipico decorso descritto dai classici che considerano l’innalzamento di masse d’aria umida o per convezione o per sollevamento da parte di fronti freddi; ci sono però casi, sempre più frequenti, dove questo fenomeno non si riesce a spiegare né col modello convettivo né con quello del sollevamento. In questo caso tutta l’accademismo tace. Ebbene, la maggior parte di questi casi fuori orario per quanto riguarda la convezione ed in assenza di fronti freddi, sono temporali che vengono da sopra.

Sono bolle più o meno grandi o lingue di vento cosmico che sono riuscite a superare indenni la barriera elettromagnetica terrestre, che è probabilmente ciò che innesca le trasformazioni, e si sono introdotte nella bassa atmosfera. Li, prima o poi, implodendo, creano fulmini, vento anche vorticoso, acqua e freddo intenso. Il fenomeno misterioso dei fulmini globulari è collegabile a questo.

I cirri sono inoltre le teste o le punte delle lingue e se si osservano le numerose fotografie che ho inserito nei miei studi, è interessante vedere come proprio le punte si pieghino e formino i famosi uncini in quanto, ad un certo punto, questi incontrano gli strati più densi di atmosfera e si ripiegano su se stessi.

Inoltre, se si osservano i picchi di freddo in cima ai sistemi ciclonici delle zone equatoriali, si possono notare facilmente temperature di –80°C . Anche questo non si spiega assolutamente né con i fenomeni convettivi né con la circolazione generale dell’atmosfera, in quanto questa, dal Polo all’Equatore, è divisa in almeno tre celle. Ben evidente, in quanto arriva in questo caso a valori limite, è il fenomeno negli uragani. Se si osserva un tornado in tutti i suoi particolari, si possono notare pesanti incongruenze con quanto sostenuto dai classici. Anche qui occorre differenziare i tornado che vengono da sotto da quelli che vengono anche da sopra.

Quelli che nascono e vengono alimentati da sotto sono molto più piccoli, di vita più breve degli altri e non mostrano da sopra un occhio grande e definito, la cosiddetta “tromba” si crea sin da subito, il nuvolone sovrastante si crea dopo la nascita dei vortici ed hanno la caratteristica di somigliare ad una esplosione.  Quelli invece che nascono da sopra, prendono indubbiamente anche tutta l’energia accumulata nell’acqua e nell’aria sottostanti ma lo fanno dopo la nascita e, l’energia che viene dal vento cosmico, è di gran lunga superiore. Questi vortici, oltre ad avere una vita che può durare oltre alle due settimane dalla nascita alla morte, hanno una energia incalcolabile, caratteristiche fisiche particolari e una persistenza quasi regolare per periodi di anche qualche giorno . Il loro aspetto somiglia al vortice che si crea dopo un poco in una vasca da bagno piena d’acqua quando si toglie il tappo: questo si alimenta da sopra.

Come il vortice dello scarico che nasce da un leggero cono generato dalla depressione e dal vorticare dell’acqua fino a diventare un vortice lungo che finisce dentro al buco dello scarico, anche dai tornado che nascono da sopra e da una nuvola nera, ad un certo punto scende il vortice che arriva a terra. Contemporaneamente, da sopra, attraverso l’occhio, continua a scendere energia che alimenta il sistema.

Nicola Bizzi: Ci poterebbe fare degli esempi pratici?

Lorenzo De Curtis: Prendendo un relativamente recente caso limite di casa nostra, possiamo aggiungere elementi a questa diversa visione delle cose: il nubifragio anomalo di Vibo Valentia del 3 Luglio 2006. I metereologi non sono ancora riusciti a dare una spiegazione convincente a questo fenomeno, e lo stesso esperto Francesco Nuocera, dopo una discreta lista di ipotesi, ammise tra le righe l’inspiegabilità del caso: 202 mm. di pioggia persistente nel giro di 4-5 ore. L’equivalente di 6-8 mesi di pioggia che normalmente cade da quelle parti.

La persistenza per ore è proprio la caratteristica che manca ai fenomeni temporaleschi a modello classico, anche i più violenti. Tuttavia, per abbozzare un poco di credibilità, questo esperto menzionò una possibile “formazione di un sistema convettivo alimentato dal flusso in quota”, non specificando però né caratteristiche né provenienza del flusso, considerando che, oltre alla nuvola su Vibo, non ce n’erano al momento altre di significanti in giro per il Mediterraneo.

Ebbene, se si guardano le foto satellitari relative a questo vfenomeno, si vede solo questo nuvolone allungato con nessun altro sistema davanti che lo possa alimentare, ma solo una striscia con un paio di curve che potrebbe essere proprio la lingua che è arrivata ed entrata in atmosfera.

Sempre il Noucera ci disse che la zona si trovava in un promontorio anticiclonico, ma dalle cartine di pressione non si evidenziava nessun forte vento da NW che invece sembrava proprio esserci, vista la forma del nuvolone e delle altre nuvolette presenti sull’Italia anche il giorno prima. Se si osservano bene quelle la cartine si nota che su Vibo Valentia era stata riportata una bassa pressione di 1011 mb, a riprova di questo fenomeno implosivo.

Ebbene, il nuvolone che alle ore 10:00 del 3 Luglio 2006 ha scatenato su Vibo Valentia questo spaventoso nubifragio anomalo, potrebbe proprio essere stato una lingua di vento cosmico entrata in profondità in quel punto e che ha persistito per quelle 4-5 ore in cui si è protratto il fenomeno. Se si guardano le foto dell’Italia del giorno prima, ad esempio, si vedono fenomeni analoghi ma più limitati in giro per il territorio. Vero è che anche per queste sono stati ristretti sia i parametri legati alla dimensione dell’area che a quelli legati alla loro vita, ma non è stato alzato il valore a partire dal quale si inizia a chiamare “bassa”. La ragione di ciò non la conosco e mi limito ad avere dei sospetti che per ora non ritengo sia giusto esprimere in quanto legati a speculazioni su qualcosa di molto serio e comunque ancora in fase di valutazione.

Potrebbe anche essere che quello che viene mostrato sulle cartine sia in parte vero, allora occorre velocemente riconoscere che nella nostra atmosfera da pochi anni è cambiato qualcosa in maniera pesante o per forza naturale o artificiale. Se addirittura quello che viene mostrato è vero del tutto e, come ho detto poc’anzi, non coincide con l’evidenza mostrata dalle nubi, allora la situazione è, direi, molto seria, a prescindere dal fatto che l’origine di questi fenomeni possa essere di tipo naturale o artificiale.

Un’ ultima cosa da prendere molto sul serio, sono le stasi nella circolazione atmosferica. Anche su questo tema vi sono latitanze e disinformazioni pesanti. Questo fenomeno, a mio avviso, è legato prevalentemente alla grave questione delle scie chimiche e dei piani di geoingegneria clandestina che vengono portati avanti da anni dalle autorità militari della NATO e con la tacita connivenza e subalternità dei governi nazionali. Esiste a riguardo molta documentazione che vi invito a prendere in esame.

Ringraziamo Lorenzo De Curtis per averci concesso questa intervista. Torneremo presto a trovarlo per parlare ancora di mutamenti climatici e per capire cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo futuro.

Nicola Bizzi

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