Multe e Comuni, l’orrido binomio

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i Comuni, benché indipendenti ed autonomi rispetto allo Stato, dopo l’ingresso nell’euro, sono diventati dei limoni da spremere

Guidare una vettura è un’operazione abbastanza semplice e molto comune. Tuttavia, comporta dei rischi, soprattutto quando a condurla è una persona distratta. Ad esempio, in base a quanto stabilito dall’ordinamento italiano, se si vìola una norma giuridica, si costituisce un illecito amministrativo a cui si può riparare solamente attraverso una sanzione amministrativa, o multa che dir si voglia. Per lunghi anni i Comuni italiani non hanno riscosso grandi incassi malgrado l’elevato numero di multe appioppate alla popolazione automobilistica. Ed i rischi per i/le multati/e erano contenutissimi; spesso, anzi spessissimo, era il Comune stesso a trovarsi nella condizione di non poter esigere i pagamenti se non agiva entro tempi fissati dalla legge.  Ma da qualche anno a questa parte, le cose sono cambiate drasticamente: i Comuni, benché indipendenti ed autonomi rispetto allo Stato, dopo l’ingresso nell’euro, sono diventati dei limoni da spremere. Ecco che, trovatisi tra incudine ed martello, hanno dovuto imparare alla svelta come vessare la cittadinanza con nuove multe e nuovi sistemi di riscossione per soddisfare la élite usuraia internazionale. Nel corso del tempo, sono apparse nell’ordine: le strisce blu (che trasformarono quelli che un tempo erano semplici parcheggi pubblici in parcheggi gestiti da bande di privati); le telecamere posizionate nei luoghi di accesso alle aree centrali; le telecamere ai semafori (tarati ad hoc per truffare la popolazione); ed il ridicolo quanto pericolosissimo autovelox (spesso e volentieri tarato anch’esso). Ad incaricarsi dei pagamenti, visto che i Comuni non si sono mai distinti, furono delle società di strozzinaggio statale autorizzato: tutte regolarmente finite sotto inchiesta e condannate. Oltre a manomettere i sistemi di accertamento (semafori in primis), esse applicavano tassi d’interesse che nemmeno lo strozzino più infame oserebbe pianificare. La magistratura entrò a gamba tesa e ne decretò la quasi totale sparizione. Poi, però, un giorno vennero alienate le agenzie private e se ne fondò una nuova tutta pubblica: Equitalia (Agenzia delle Entrale ed INPS). Ed ecco che tutti gli ammanchi di cassa vantati dalle amministrazioni locali, vennero richiesti in blocco a tutta Italia. Le cartelle pazze, vennero definite. Ma i veri pazzi furono gli ideatori ed i gestori di questa macchina infame. Multe di dieci o quindici anni addietro, maggiorate da interessi folli, iniziarono a piombare nelle case degli italiani. Vennero loro pignorati e mandati all’asta gli immobili, guarda caso sempre solo quelli di persone anziane, sole, che vivevano nei centri storici. Ancora è presto per tracciare la vera storia di questo sconcio, ma un giorno se ne parlerà. Intanto le associazioni diedero battaglia e pian piano la magistratura seria iniziò ad emanare sentenze precise a vantaggio della popolazione. Ma ormai il grosso era stato fatto. Molte persone giunsero a compiere gesti irrazionali. Più di qualcuno si è tolto la vita.

Appare sin troppo chiaro che il rapporto cittadinanza/istituzioni debba essere il più virtuoso possibile. Ed appare sin troppo chiaro che in una società modello, chi infrange le regole debba pagare. Ma quando qualcuno si serve della positività insita nel principio del rapporto cittadinanza/istituzioni e ne sfrutta le dinamiche per distruggere sia il tessuto umano che il rapporto stesso e per giunta si nasconde dietro al velo ideologico per giustificare la violenza dell’usura, allora questo qualcuno deve essere punito in maniera cocente.

In base a quale criterio logico un Comune osa appioppare multe e pretenderne il saldo quando le strade in cui ci obbliga sono le peggiori del mondo civilizzato, non esistono cento metri di marciapiedi lineari e curati, gli handicappati non possono liberamente circolare, i mezzi pubblici sono sporchi e maleodoranti, l’aria è irrespirabile, non si realizzano parcheggi pubblici se non a vantaggio di privati, la cementificazione cresce a dismisura e la sicurezza è lettera morta?

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