Mosca accusa la politica guerrafondaia di Kiev

Il  ministero degli esteri russo  ha esortato le autorità ucraine ad effettuare un’indagine imparziale, sulla sospetta morte del cameraman russo ucciso nel corso dei bombardamenti dell’esercito di Kiev contro la città ribelle di Donetsk, per individuare e punire i colpevoli dell’omicidio.

Secondo il report della cancelleria moscovita:  “rimangono ancora senza risposta, tanto le nostre richieste quanto quelle di altri rappresentanti della comunità internazionale, rivolte alle autorità ucraine, affinché conducano indagini imparziali in merito a tutti i casi di attacco contro i nostri giornalisti ed i civili nelle aree del conflitto”.

 Stando alla diplomazia russa, la recente morte di un giornalista moscovita a Donetsk dimostrerebbe tutta la fragilità del cessate il fuoco, dichiarato unilateralmente dall’esecutivo di Kiev, il quale, in realtà, non sarebbe affatto interessato, secondo Mosca, ad arrestare l’escalation della guerra civile nell’Ucraina orientale.

Anatoli Klián, cameraman per la televisione di Stato russa, Channel One,  è stato ucciso  a Donetsk la scorsa domenica, nel corso dei bombardamenti dell’esercito ucraino contro una delle principali roccaforti dei ribelli del Donbass. Quello di Klián non rappresenta un caso isolato, già in numerose occasioni, infatti, diversi giornalisti russi sono caduti sotto sotto il fuoco dei militari di Kiev. Tra loro, Andrei Krasnoschókov del network Russian Tv e due giornalisti del canale russo Vgtrk, Igor Voloshin Korneliuk e Anton morti lo scorso 17 giugno, nel corso dei bombardamenti contro la città ribelle di Lugansk.