Marra: su Sara ‘intervistata’ da tale Leogrande

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Sara ‘intervistata’ da tale Leogrande. Marra: «Se la civiltà è figlia del controllo, la disfunzione della giustizia è necessariamente la madre dell’attuale stato delle cose..».

Premetto che Sara, dopo avere visto in internet l’ ‘intervista’ di questa tale Leogrande, mi ha scritto via sms: «Ti ripeto che non sto bene e sono plagiabile da chiunque. Era uno sfogo delirante. Magari avevamo un po’ bisticciato, e cmq nulla di autorizzato..».

 

Ciò detto, ribadisco innanzitutto che la vicenda di Sara ha importantissime valenze giuridiche, perché simbolizza come né la madre né io né nessun altro può salvare Sara, ma solo la magistratura.

 

Una magistratura le cui ‘disfunzioni’ sono funzionali al regime, e che è la sola, con il suo potere regolatorio, a poter ricondurre la società alla normalità. Una magistratura che, nella fattispecie, lascia circolare il film porno di Sara nonostante tutta Italia abbia visto, nel servizio delle Iene, che lo ha girato in stato di incapacità.

 

Scrivo infatti da 27 anni sull’intestazione dei mie atti giudiziari: «Se la civiltà è figlia del controllo, la disfunzione della giustizia è necessariamente la madre dell’attuale stato delle cose».

 

Quanto invece al merito della ‘intervista’ , preciso innanzitutto che il suo ‘taglio’ è frutto di due circostanze. La prima è che Leogrande è vicina (e moralmente affine?) a De Vincenzo, e agisce per conto suo. La seconda è che, siccome Sara ha in locazione, a Roma, un piccolo immobile che non usa più, e Leogrande faceva pressioni su lei perché glielo sublocasse, le ho sconsigliato di farlo dicendole che Leogrande stava cercando di impossessarsi dell’appartamento, ma non le avrebbe poi dato un centesimo.

Fermo restando che l’audio dell’intervista è pessimo e non ho avuto la pazienza di ascoltare quello che dicono, anche perché non ho in alcuna considerazione Leogrande e non posso dare peso ai discorsi di Sara, anche in quel momento in terapia psichiatrica. Discorsi tra i quali quello del mio ‘fallimento’ politico, che Sara d’altra parte mi rimprovera spesso misurandolo in base al bilancio (in totale ed enorme passivo) tra quanti soldi mi costa e quanti me ne rende la quasi trentennale lotta per l’affermazione delle mie tesi.

 

Ciò detto la verità è che Sara, quasi sempre insieme alla madre, è stata a casa mia da metà novembre 2012 fino al 6 marzo 2013. Nel corso di questo periodo, non posso sapere se sinceramente, ma se fosse insincera sarebbe davvero una straordinaria attrice, ha sempre manifestato nei miei confronti una forte tensione sentimentale, rispetto alla quale la mia posizione non è mai cambiata: dirle cioè, a chiare lettere, che, a prescindere dai sentimenti, né io né nessun uomo che non sia dedito alle droghe e a costumi dissoluti potrebbe accettare un rapporto con lei se prima non imparerà a resistere all’offerta di cocaina da parte di chicchessia, anche perché a lei la cocaina, sommata alla psicosi, provoca alterazioni comportamentali di particolare gravità.

 

Affermazioni, le mie, che sono sempre state condivise anche dalla madre (costernata anche lei, come Sara, per questa miserabile iniziativa di Leogrande). Madre che ha sempre avuto, nonché espresso, anche in sede giudiziaria, le mie stesse posizioni.

 

Nel mentre – poiché lasciare sola Sara anche poche ore è pericoloso, dato il tipo di gente che immediatamente la riconosce e la avvicina – per evitare di andare in conflitto con lei nel momento in cui fossi diventato io il suo ‘guardiano’, insistevo da tempo perché tornasse a casa, a Terni, con la madre, che era l’unica a poter aver quel ruolo. Donna, la madre, disperatamente protesa ad ogni sforzo per cercare di difenderla dai soggetti sempre pronti a speculare sul suo stato, come De Vincenzo o questa ‘giornalista’.

 

Un’esigenza, quella che tornasse a casa dalla madre, che, come avevo chiarito sia alla madre che a lei, Sara ha vissuto come una forma di rifiuto sentimentale che l’ha via via messa in temporaneo contrasto con me. Un contrasto che la nostra ‘giornalista’, che la conosce, e che l’aveva preventivamente indotta a dire quelle cose, le ha fatto ripetere in questa peraltro non so quanto autorizzata o consapevole ‘intervista’.

In questo squallore, se la giustizia salernitana prendesse i provvedimenti che, a mio avviso, dovrebbe prendere, e che avrebbe dovuto prendere da tempo anche quella romana, ciò configurerebbe verso il malcostume un colpo tale che non oso sperarvi, perché il malcostume è purtroppo la vera ‘cultura’ di fondo della società, e può affrontarlo solo un ideologo, un filosofo, ma di sicuro nessun singolo magistrato. Conto però, nonostante i giudizi di fallimentarietà della stessa Sara, di riuscire presto a rovesciare le spaventose concezioni che animano oggi le maggioranze, e indurre così la magistratura nel suo complesso a esercitare il suo ruolo diversamente da come lo ha esercitato fin qui. Se ce la faro? Per la verità credo di avercela in buona parte già fatta. Questa però è solo una mia opinione. I fatti li vedremo, mi auguro per tutti, tra non molto.
9.3.2013, Alfonso Luigi Marra