Marra: L’INVERAMENTO DEL DENARO prova l’insulsagine del keynesismo e delle altre teorie economiche vigenti, eliminerà l’inflazione e la deflazione, e causerà la ricchezza e la civiltà.

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Spiego di seguito cos’è l’
inveramento del denaro, ma dico subito che causerà la fine di tutti i mali (uso il termine denaro perché ha un significato più ampio di moneta).

Grazie infatti all’inveramento i beni necessari, quali la casa, la sanità, l’istruzione, i trasporti, lo sport, lo svago (anche lo svago è necessario) ecc saranno gratuiti; quelli utili costeranno poco; e quelli non necessari costeranno secondo le libere regole del mercato, che però non sarà più folle e drogato come ora.

Le gente – sempre grazie all’inveramento – vivrà di sussidi che saranno più alti delle attuali retribuzioni e lavorerà solo se vorrà e nella misura in cui vorrà.

Coloro che invece vorranno guadagnare molto o cimentarsi in imprese importanti per la società saranno benemeriti, e chi avrà particolari capacità sarà apprezzatissimo e pagato adeguatamente.

Gli uomini non saranno uguali – perché non lo sono mai stati, non lo saranno mai e non hanno mai voluto esserlo – ma saranno tutti diversi e caratterizzati da diritti diversi basati appunto sia sulla loro diversità che sul rispetto dei diritti degli altri.

Ferma restando la parità tra tutti in relazione ai diritti fondamentali, che dovranno essere garantiti a tutti anche a prescindere dal fatto di meritarli o no.

Tutto questo sarà causato dall’inveramento del denaro.

Inveramento che è cruciale per la comprensione dell’economia, e che, benché non sia un economista, ho indegnamente definito proprio io il 1.1.2007, nel mio documento sul signoraggio.

Perché – detto che il signoraggio non costituisce una scoperta per nessuno, visto che è noto da sempre quantomeno a chi lo pratica – è meritorio aver lottato con tutte le proprie forze per sconfiggerlo, come ha fatto Auriti, ma dire che qualcuno possa aver capito cosa veramente sia, se prima non ha capito cos’è l’inveramento, è errato.

Il signoraggio è infatti un crimine difficile da credere ma facile da capire, consistendo semplicemente nel fatto che le banche centrali sono private, e creano i soldi dal nulla con un click, o al costo della carta e dell’inchiostro, per poi ‘prestarli’ incredibilmente agli Stati con l’interesse in cambio di quelle speciali cambiali che sono i buoni del tesoro, inventando così, sempre dal nulla, il così detto, debito pubblico.

Signoraggio che va eliminato confiscando penalmente le quote di proprietà privata della Banca d’Italia (e arrestando 400, 500 persone tra l’Italia e l’Europa), confiscando così automaticamente anche quel 15% circa della BCE di proprietà della Banca d’Italia, in modo da far esplodere nel mondo il problema ed, eliminato così il signoraggio, far sì che lo Stato possa produrre da sé tutto il denaro che serve a costo zero (approfondisci, anche circa come eliminare il signoraggio secondario, da signoraggio.it/che-cose-il-signoraggio/).

Ma sapere questo non basta (io l’ho appreso nel luglio 2006, leggendo Euroschiavi, di Marco Della Luna, perché fino a quel momento ignoravo che le banche centrali fossero private: cosa che veniva occultata con ogni mezzo, ma è poi emersa dai bilanci delle banche private sue proprietarie).

Non basta perché bisogna poi capire cosa implichi, ed io ho impiegato sei mesi per riuscirci.

Sei mesi di riflessioni dopo i quali ho capito il fenomeno dell’inveramento, per cui ho potuto decifrare anche cosa veramente siano l’inflazione e la deflazione, e cosa sia il signoraggio secondario.

Signoraggio secondario che avevo capito fin dal 1980, ma senza rendermi conto delle sue fondamentali implicazioni, sempre perché ignoravo che le banca centrali sono private.

Inveramento che è anch’esso semplicissimo, ma che impiegai tanto tempo a capire perché si tratta di cose contro-culturali, dato che il signoraggio è il velenoso seme dal quale si è sviluppata la mala pianta della vigente concezione di economia, nonché la purtroppo errata visione della realtà dell’intera società.

Inveramento che consiste nel fatto che, se i soldi li produce lo Stato, ciò non provoca inflazione, perché lo Stato i soldi non te li regala, ma te li dà solo in cambio di qualcosa (beni, servizi, prestazioni, diritti ecc).

Qualcosa con cui chi li riceve appunto li copre, li invera, li rende veri; che è poi l’antica funzione dell’oro. Una funzione che in realtà l’oro non ha mai avuto perché quando, nel 1929, è finita la ‘parità’ tra l’oro e il dollaro, il rapporto tra l’oro della Federal Reserve e i dollari esistenti era da 1 a 1.000.

Un coprire il denaro con beni, prestazioni, servizi, diritti ecc, che causa che quando lo Stato lo mette in circolazione si ha una parallela crescita sia della ricchezza reale che del denaro, sicché non c’è inflazione.

Una crescita parallela del denaro e della ricchezza reale che non avviene quando i soldi li produce un falsario, perché il falsario, così come Totò nel famoso film, salta il passaggio dell’inveramento, perché il falsario mette in circolazione il denaro, non facendoselo coprire con qualcosa (inverandolo), ma attribuendolo a sé, e causando così quindi in quel momento l’aumento del denaro, ma non anche della ricchezza reale, e generando in questo modo la cosiddetta inflazione.

(Gli acquisti che il falsario farà da quel momento non costituiranno più inveramento perché è nel momento in cui quel denaro sarà entrato nelle sue tasche a corrispettivo di nulla che sarà andato ad aumentare il denaro esistente senza un corrispondente aumento della ricchezza reale. Sicché il fatto che dopo lo spenda a corrispettivo di ricchezza reale non cambierà il rapporto tra il denaro esistente e la ricchezza reale. Concetti anche questi illustrati più analiticamente nel documento sul signoraggio).

Totò che è un falsario esattamente come la BCE, la Banca d’Italia, la Federal Reserve ecc, perché è un falsario chiunque produce soldi ma non sia lo Stato.

In questo quadro il keynesismo è un’insulsaggine perché è una teoria economica basata sul dare per scontata (e per buona) la produzione del denaro ad opera dei falsari, cioè delle banche centrali, deducendone poi, ‘coerentemente’ (erroneamente), che la produzione del denaro causi, di per se stessa, inflazione; laddove la causa solo, ripeto, quando i soldi sono messi in circolazione da falsari e non dallo Stato.

Un’inflazione – ecco un altro importantissimo aspetto fin qui sfuggito agli economisti di regime – che viene poi ‘pareggiata’ dal fatto che, in virtù dell’evoluzione tecnologica, c’è una continua diminuzione dei costi.

Una diminuzione dei costi che non si avverte perché viene continuamente assorbita dall’inflazione frutto dell’altrettanto continua introduzione di denaro falso da parte delle banche centrali.

Una diminuzione dei costi che l’attuale economia qualifica deflazione e indica come negativa.

Una deflazione che invece è anch’essa un’insulsaggine perché la diminuzione dei prezzi può diventare un problema solo se avviene in un regime frutto di contraddizioni come quelle causate dal mancato inveramento del denaro e dall’inutilità del grosso delle produzioni (consumismo).

Economia consumistica in cui la diminuzione dei costi genera crisi solo perché è un’economia antigiuridica ex art. 41 della Costituzione.

Prevede infatti l’art. 41 della Costituzione che l’iniziativa economica privata deve sì essere libera, ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale».

Il che – secondo l’art. 41 della C, ma anche secondo infiniti altri principi giuridici e norme di ogni livello – significa che è espressamente vietato che il denaro sia corrispettivo dell’inutile o del dannoso, dovendo obbligatoriamente essere, come l’ho definito nel 1985, «corrispettivo di ogni bene».

Un’illiceità della produzione e della commercializzazione dell’inutile che rende antigiuridico il profitto quando sia frutto della vendita di beni dannosi o di attività antisociali.

Cose ovvie se si pensa ad esempio che arrecano molto meno danno alla società cose vietatissime come vendere armi clandestine o oggetti falsamente griffati, che cose viste di buon occhio come riempire il mondo di migliaia o decine di migliaia di miliardi di ‘innocenti’ bottiglie di plastica destinate per di più a contenere bevande dannose, o consentire l’uso nei cibi dei grassi idrogenati, che hanno reso catastrofica la salute dell’umanità.

Cose illecite perché il diritto trova la sua essenza nel contrasto del male, ed un’economia basata sull’inutile o sul dannoso è destinata a produrre, come la ha infatti prodotto, una società preda delle contraddizioni e della miseria, perché i beni inutili, più sono, e più povertà arrecano.

Beni che devono essere inutili perché solo se sono inutili creano quell’insoddisfazione che è il motore della società consumistica, perché serve ad alimentare il desiderio di consumi che, in quanto inutili, alimenteranno altra insoddisfazione e altri consumi inutili in un circolo chiuso all’infinito.

Consumismo che in La storia  di Giovanni e Margherita ho definito come una forma di «subordinazione dell’uomo all’economia anziché dell’economia all’uomo».

Diminuzione dei prezzi (deflazione) che pertanto – se il denaro lo produce lo Stato attraverso una sua banca centrale, e se l’economia è basata sull’utilità e non sull’inutilità dei beni – non solo non è dannosa, ma è un immenso beneficio.

Fermo restando che la diminuzione dei prezzi è comunque un beneficio, e l’interpretazione secondo la quale è dannosa è forzata. Benché, in regime consumistico e di falsificazione del denaro, è chiaro che la diminuzione dei prezzi arreca danno alle aziende produttrici dei sia pur inutili beni e poi, a cascata, all’occupazione consumistica, che è a sua volta – spiace dirlo – un’occupazione degenere; funzionale cioè a garantire beni che provocano ogni genere di danni.

Deflazione che, come l’inflazione, è quindi frutto solo del traviamento di ogni ragionevolezza perché, detto altrimenti, il keynesismo e le altre teorie economiche professano in pratica che bisogna tenere alto il giro dei prezzi per tenere in piedi un meccanismo produttivo basato sul profitto inteso, non come corrispettivo di un’utilità, ma come valore in sé quand’anche sia frutto della produzione o commercializzazione di beni atrocemente dannosi in quanto inutili.

Una logica  che ha reso la società abietta e ha causato forme produttive e consumi illeciti per la loro dannosità.

Cose che spariranno dalla società in cui vigerà l’inveramento del denaro.

Consumismo che comunque è fallito da sé perché il vero motivo della crisi è che: uno, l’80% di quello che si produce non serve a niente, per cui la gente è sempre meno disponibile a comprarlo; due, vendere è ormai difficile ma guadagnare è impossibile, perché qualunque cosa si faccia ci sono già altri mille che la fanno meglio di te e per meno di te.

La nuova industria dovrà quindi abbandonare le produzioni inutili, e dedicarsi, per cominciare, alla ristrutturazione in senso ecologico della terra (a partire dalle città e da ogni tipo di strutture), delle acque e del cielo; ad una radicale riconversione energetica, dei trasporti,  dell’alimentazione (legge sull’etichettatura); e via dicendo. Cose che, da sole, daranno lavoro, a chi ne avrà voglia, per almeno i prossimi 30 – 40 anni.

Altrettanto insulse sono le altre teorie economiche vigenti perché sono tutte basate sulla privatezza delle banche centrali, a partire dalla cosiddetta MMT che, forse proprio per la sua particolare insensatezza (in un mondo così l’insensatezza a volte paga), ha avuto un certo successo nell’ambito del ‘complottismo’ italiano anti bancario, che è nato dai miei video e dai miei documenti contro le banche, e si è poi bruciato nella truffa dei conteggi per le cause banche, in cui sono praticamente quasi tutti coinvolti.

5.6.2014

Alfonso Luigi Marra