Marra: Floris & Giannini: due idioti, due delinquenti, o due stronzi emeriti? In ogni caso due sapientini espressioni della fase dell’uomo di merda ‘naturale’, ora divenuta fase della blatta execrabilis, ovvero dell’abiezione.

par condicio

Giovedì 16.5.2013, ore 10, dinanzi la RAI (Roma, Viale Mazzini 14)

inizio del presidio permanente di protesta contro la magistratura che
non fa nulla per fermare il crimine gravissimo dell’informazione pilotata, con
la quale i media violano la democrazia decidendo loro l’esito delle elezioni.

Da un camper trasmetteremo in continuo, in diretta streaming, e via video tramite
signoraggio.it e nocensura.com, la trasmissione No.cri.me (No.Criminal.Media)
da cui potranno esprimersi tutti coloro che vogliono lottare contro
il pilotaggio scientificamente criminale dei media.

Uno dei miei errori, Floris, è che mi disinteresso di gente come te: gente così da poco che non la vedo, nonostante sia continuamente in vista in TV, sui giornali e in ogni dove.

Un errore perché tu e quelli come te siete come dei mucchi di spazzatura sulla strada: siete pur tuttavia un ostacolo sul cammino della civiltà, e il fatto che non capiate, il fatto che non sappiate, è proprio il motivo per il quale usano voi piuttosto che altri: voi automi di null’altro che i vostri piccoli interessi ad apparire, ad usufruire, a guadagnare, e dunque ‘perfetti’ al fine di non rappresentare nulla che rilevi, a prestarvi a qualunque artificio nel grande crimine della disinformazione.

Perché non so se siete anche voi, come praticamente tutti quelli che hanno ruoli in questo paese, due massoni, deviati o non, due bilderberghini, due trilaterini, o due aspenini, ma è sicuro che non dite una parola né fate un gesto che non sia coerente all’intento di fomentare i crimini di questa gentaglia contro la società, e questo mi legittima a dirvi che o siete collusi in questi crimini o siete due asini.

Mi legittima nel senso che, in nome dei superiori fini politici e di civiltà che perseguo nell’interesse della società e, in base alla exceptio veritatis, sono pronto a venire a ripetere fino in tribunale i termini con i quali non posso altro che descrivervi, dato che quelle appunto sono, dopo attenta analisi, le cose che ritengo siate, sicché, data la vostra qualità di persone che incidono pesantemente sull’opinione pubblica, ho il dovere di dirlo per fare il possibile per fermarvi.

Ma, venendo a noi, sto sistemando in questi giorni La fase di Ilenya, il libro in cui ho raccolto documenti attinenti alla fase attuale, la fase dell’abiezione, la fase della blatta execrabilis, la fase che segue quella dell’uomo di merda ‘naturale’, locuzione che uso mal volentieri, per necessità.

Di cosa si tratta? Te lo spiego subito.

Nel 2006 scrissi L’uomo di merda ‘naturale’ e la cultura stercoraria, per esemplificare, nell’interesse della società, il degrado al quale eravamo giunti.

Un «uomo di merda ‘naturale’», quello di sette anni fa, nato a seguito di una falsa liberalizzazione dalle concezioni repressive.

Una ‘liberalizzazione’ cioè giusta, ma condotta per abietti fini di consumo.

Una ‘liberalizzazione’ realizzata introducendo una cultura dell’indifferenza all’altrui riprovazione.

Un generale infischiarsene del giudizio degli altri funzionale in realtà a sconfiggere la cultura della corrispettività tra merito e premio, tra demerito e sanzione.

Cultura dell’indifferenza che, alla lunga, mediante la radicalizzazione del permissivismo, ha disattivato nelle menti la ‘griglia’ di quelle forme emotive – quali il senso dell’onore, la dignità, la capacità di mortificarsi, di offendersi eccetera – necessarie per avere una percezione dolorosa o disagevole dell’altrui giusta riprovazione.

Griglia la cui scomparsa ha causato la nascita dell’uomo e della donna di merda ‘naturali’ e dei loro tanti sottotipi, tutti caratterizzati dal comportarsi in quelle maniere già in antico classiche delle persone di merda, ma ora in modo ‘naturale’.

Modo ‘naturale’ nel senso di a-drammatico, scevro, privo della sofferenza che affliggeva le persone di merda del passato, anch’esse senza onore né dignità, ma drammaticamente consce della loro pochezza, che le dure reazioni della società non consentivano di dimenticare un istante.

Diversamente cioè da ora che, poiché gli uomini e le donne di merda ‘naturali’ sono funzionali al consumismo, sono omologati, anzi praticamente apprezzati o acclamati; come appunto voi: i ‘modelli’ mediatici.

Una ‘cultura’ orchestrata dal potere economico, gestita dal potere politico ed esecutivo, difesa dal potere giudiziario, sostenuta dai media e resa possibile dal consenso delle sconfitte maggioranze.

Una pseudocultura che definii stercoraria perché la presa di coscienza è la prima fase di ogni evoluzione, per cui trincerarsi dietro i linguaggi eufemistici, attenuativi, benevoli, non consente la guarigione.

L’uomo e la donna di merda ‘naturali’ del 2006 erano però smarriti attori della loro pochezza: prede di una passività figlia della perdita della ‘griglia’ dei valori.

Era quindi inevitabile, man mano che la fame dei bisogni aumentava, che il lupo rintanato in ogni persona uscisse in cerca di cibo.

Ecco così che sette anni dopo siamo a questa nuova, orribile fase, che ho chiamato: La fase di Ilenya.

Un’Ilenya di una bellezza unica, mai vista prima, dolcissima, affettuosissima, innamoratissima, che finisce, in seguito al per lei malaugurato furto di una cassafortina che descrivo nel libro, per diventare l’esemplificazione di tutti voi simili a lei: garbati, non ignoranti benché non colti, buoni, partecipativi, moralisti, moderati, ‘onesti’, esenti da vizi, ma nei quali quella sindrome da ‘mancanza di griglia’ si è ‘evoluta’ fino a rendervi capaci di tutto.

Delle o degli ‘Ilenya’ che hanno il livello morale delle blatte, ma che, spinti dai bisogni consumistici e dalla sete di denaro (la notorietà frutta) non sono più passivi, come l’uomo di merda ‘naturale’ di sette anni fa, ma pronti a delinquere con una velocità di pensiero e di azione che non possono avere in altro, perché sono figli della cultura del disimpegno, e non possono che essere sempre più falliti.

Salvo che la riconoscibilità come appartenenti al genus morale che sto illustrando, quello della ‘blatta execrabilis’, non li costringa – come spero – a cambiare.

Concezioni consumistiche in virtù delle quali, scrivevo nel 1987, prima esistevano solo i buoni e i cattivi, mentre ad un certo punto tutti erano divenuti buoni, salvo che da quei nuovi ‘buoni’ potevi aspettarti anche quello che prima potevano farti solo i cattivi.

‘Buoni’ che poi si sono ‘evoluti’ perché, quando la fame ha risvegliato nelle blatte il lupo, sono divenuti ‘buoni’ al punto da saperti solo amare, e da amarti pertanto ininterrottamente, senza però che questo ostacoli che nel mentre si sforzino di frodarti nelle maniere più impensabili e sofisticate, perché la loro intera vita è un ininterrotto esercizio della frode.

Un vivere frodando divenuto sempre più difficile fino a dover degenerare nell’illegalità e sovente nella criminalità, come nel caso, emblematico, anche tuo e di Giannino: tu stupidamente garrulo e lui risibilmente tetro, ma alla base due sapientini entrambi, dove per sapientino si intenda uno che sia infarinato di tutto, ma non sappia nulla; uno che, comunque, anche quando sa, è come se non sapesse perché del sapiente non ha gli intenti, giacché usa quel che sa solo per sbarcare il lunario, buscarsi qualcosa, inseguire le vacue concezioni di essere e benessere che gli ha insegnato la pseudo cultura vigente, e che vive senza nemmeno sospettare l’inutilità sua e della sua vita.

Vuoi sapere qual è la cosa che mi legittima a dire che lavorate nell’interesse della criminalità finanziaria che sta annientando il mondo e siete quindi con essa associati a delinquere?

Ebbene mi legittima quello che mi hai fatto dire nei 7 secondi che mi hai dedicato, come par condicio, ieri sera, 14.5.2013, nel tuo orribile Ballarò estrapolandolo dal comunque breve, compresso discorso a cui il tuo operatore mi aveva costretto giorni prima sempre con la scusa dei tempi stretti, che diventano larghissimi con i candidati o comunque con quelli che servono al vostro progetto criminale.

Le parole che mi hai infatti fatto dire, o che comunque mi hai ascoltato dire sono: «bisogna abolire il signoraggio, perché senza i soldi non si può fare niente».

Tu cioè, piccolo, volgare, leccaculo – senza coscienza – di regime, hai dato formalmente atto di sapere cos’è il signoraggio.

Ora, capisco che potresti ancora difenderti dicendo che non sei un delinquente, ma solo un idiota, e che quindi non hai capito nulla di tutto quello che mi hai sentito dire o che hai visto nei miei video o letto nei miei scritti e in quelli di tanti altri su questo argomento, ma a me va bene lo stesso: non voglio per forza criminalizzarti, ma sarei anzi felice di poterti assolvere in virtù della tua idiozia.

Il dubbio però lo devi chiarire. Perché se sei un delinquente non cambierai tanto facilmente, ma se sei così idiota da non aver ancora capito cos’è il signoraggio, allora va bene, perché puoi andare a leggerlo da signoraggio.it, dal documento in cui lo spiego, quindi scusarti con me, e dopodiché magari diventare uno dei nostri.

Anche se, per la verità, almeno la denunzia che ti ho fatto all’AGCOM sul modo in cui violi ogni parità in campagna elettorale quella devi averla letta per forza.

Tant’è che è per questo che mi ha dedicato, e hai dovuto dedicare anche ad altri 8 candidati quei pochi secondi, cioè «per rispettare così le regole», così come hai avuto il barbaro coraggio di dire dopo che avevi dedicato un’intera trasmissione ad Alemanno e Marchini, il quale ultimo peraltro – ad ulteriore aggravio della tua responsabilità – è destinatario di tanto spazio sui media per nessun altro motivo che l’essere espressione dei Caltagirone, che me lo immagino quanti benefici, specie cementizi, arrecherebbero alla città.

E se hai letto quella denunzia, allora il signoraggio devi saperlo cos’è, perché lì ne parlo.

In ogni modo, in definitiva, per farla breve, allo stato attuale dell’analisi, non sapendo se sei un delinquente o un idiota, diciamo che, nel dubbio, una buona soluzione possa essere, nel salutarti, quella di chiamarti stronzo emerito: espressione che, ai fini del giudizio definitivo su di te, non leva e non mette rispetto alle due altre ipotesi.

Poi, magari, quando avremo modo di approfondire, si vedrà.

15.5.2013

Alfonso Luigi Marra

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