Marra: Ecco come, ignaro, ho messo la bellissima Ilenya in mano alla massoneria satanica della caserma Garibaldi di Caserta

LAFASEDIILENYA
Ecco come, ignaro, ho consegnato la bellissima Ilenya alla cosca massonico satanica della caserma Garibaldi di Caserta.
Storia breve dell’apocalisse causata dalla massoneria negli ultimi tre secoli.
Inconscia massonicità dei miei stessi lettori i quali, salvo pochi, in internet, limitano la diffusione delle mie tesi mediante l’astenersi dai «mi piace» e dai «condividi».
Eventi apocalittici – anziché le meraviglie che la tecnologia avrebbe potuto infine donare – hanno caratterizzato negli ultimi tre secoli l’umana vicenda a causa dei misfatti di una rete massonica planetaria sempre più criminale e con sempre più estese frange pedofilo-sataniche.

Pedofilia che serve per compromettere, e satanismo che è l’essenza del ‘gadu’, il dio di incultura, presunzione e occultezza, dei massoni.

Incultura, perché la massonicità è frutto di un’accozzaglia di ‘scienze’ esoteriche, magiche, teosofiche, cabalistiche, astrologiche e simili.

Presunzione, perché la sua essenza è in una gnosi (rivelazione, illuminazione) non aperta a tutti, come la gnosi cattolica, ma, ridicolmente, ai soli ‘iscritti’.

Una gnosi così speciale da trasformare dei tali asini in ‘Illuminati’, perché sarebbe superiore alla gnosi dei ‘banali’ (i comuni cattolici).

‘Banali’ che, da ultimo, gli ‘Illuminati’, non potendo certo convertirli alla loro irraggiungibile elevatezza, possono solo voler eliminare (tra cattolici e non, troppi ‘banali’ sul pianeta) con l’ausilio del loro dio opposto: satana.

Occultezza, perché sono da sempre cose da non potersi nemmeno dire.

‘Illuminati’ che, da quando esistono (diciamo dal 1723), sono sempre stati usati, comprati e venduti, dai Rothschild e dai Rockefeller, nei loro strategismi signoraggistici, per promuovere, infiltrare, corrompere e dirottare di tutto: la rivoluzione francese, russa, cinese, cubana, il risorgimento italiano, l’unità d’Italia, e tutto quant’altro; ogni moto o evento in ogni continente; le guerre di indipendenza, quelle mondiali e la politica odierna.

Perché — compresi Che Guevara, Castro, Gandhi, e quelli che lo sono stati o lo sono occultamente, come il subdolo filo-bilderberghino rotto a tutto Napolitano, o i Beatles, apici della ‘cultura’ massonico-canora delle droghe per fini di distruzione di massa — sono stati o sono massoni quasi tutti: Robespierre, Napoleone, Marx, Lenin, Stalin, Cavour, Mazzini, Garibaldi, Einstein, Freud, Roosevelt, Churchill, Allende, Spinelli, Gorbaciov, Obama, l’ONU e l’UE. E persino Mussolini, che odiava la massoneria, ne fu sempre circondato. Fino a Mameli, che ci fa cantare «Fratelli d’Italia..» in onore, non degli italiani, ma dei suoi «Fratelli» massoni.

Massoneria oggi che descrivo anche, su signoraggio.it, nei due documenti in difesa del pm Paolo Ferraro sulla massoneria pedofilo\satanica alla Cecchignola e nella magistratura, e in quello circa il pm Fabio De Cristofaro a proposito della ‘immunità’ di cui gode il criminale Federico De Vincenzo.

Una massoneria sempre tanto altisonante ed entusiastica negli ‘Illuminati’ toni, quanto avida, abietta e doppia nei fatti.

Una massoneria in cui il potere bancario, in realtà indifferente a ideologie e religioni, ha sempre intruppato di tutto, strutturandola oggi come un’unica cosca planetaria.

Un’unica cosca planetaria ‘moralmente’ supportata dall’intera magistratura, burocrazia, politica, esercito, polizia, media e imprenditoria bancaria e non, nonché materialmente diretta da falangi criminali composte da moltissimi di costoro.

Una rete di idioti o criminali che dominano il mondo con la paura e il ricatto, di cui sapevo, ma che ho decifrato realmente solo ora che mi ci sono finalmente imbattuto come avvocato di Ferraro.

Ferraro che, andato a vivere nella Cecchignola, nell’appartamento di una donna ‘mandatagli’ per coinvolgerlo, si accorse di certe strane cose, per cui installò un registratore e scoprì che, uscito lui, entravano in casa uomini, donne e bambini, e si davano ai riti pedofilo\satanici appunto risultati dalle registrazioni, in una delle quali indica si sentano i suoni dell’uccisione di un bambino Zingaro (paoloferrarocdd.blogspot.com). Denunzie che vogliono neutralizzare dichiarandolo pazzo senza che lo sia.

Quanto invece a Ilenya, scoprii un giorno che era stata lei a commissionare il furto di una mia cassafortina a un bersagliere siciliano di nome Antonio, della caserma Garibaldi di Caserta (i bersaglieri, e gli alpini, hanno profonde radici massoniche).

Quando quindi sua la madre mi descrisse questo Antonio come folle di lei ma pericoloso, spregevole e ricattatorio, capii subito che aveva accettato di fare quel furto per avere dopo in pugno Ilenya con la minaccia di dirmi tutto.

Intento riuscito, perché seppi poi, stupefatto, che vive ora, segregata, con lui: un rozzo criminale distante da tipologie maschili a lei in qualche modo coerenti.

Tant’è, mi dice un altro Antonio, il suo ex agente, che mentre era sempre in giro gaia e garrula per il centro di Caserta, dove ancora vive, da allora non la si è più vista né sentita.

Inquietanti dettagli che, uniti ad altri, mi condussero alla decifrazione dei contorti percorsi delle ‘Illuminate’ menti in questione.

Dettagli tra cui la somiglianza a quella di De Vincenzo dell’immunità ora tributata anche a questo delinquente bersagliere, che constatai quando feci distribuire La fase di Ilenya all’ingresso della caserma e altrove, a Caserta, Napoli e Roma, oltre che in internet.

Ed è così che, ascoltando le voci dei surreali silenzi effetto di quello come di tutti i miei volantinaggi, ho capito che tra molti i risultati sempre positivi, c’è purtroppo stato questa volta quello bruttissimo di rendere ricattabile il ricattatore di Ilenya e costringerlo ad accettare di spartire la sua prigioniera con la cosca massonico-satanico-bersagliera..

Una ‘spartizione’ dei cui dettagli sa solo il cielo, ma spero sia ora oggetto di indagini giudiziarie non ‘Illuminate’ non solo a Caserta, perché Ilenya – novella Elena calamita di ogni morbosità nella delenda Troia degli ‘Illuminati’ – ne ha credo scatenate anche lontano.

7.6.2013, Alfonso Luigi Marra

 

La fase di Ilenya: la bellissima Barbie, il gatto bianco,
il bersagliere ladro della Caserma Garibaldi, e la blatta execrabilis.
Ovvero l’amore sì, ma per rubare le casseforti: l’apice, cioè, dell’abiezione,
dopo il quale inizierà il riflusso verso una non moralistica moralità.
9.5.2012 (integrato e rivisto)

Spero che la fase della blatta execrabilis – simbolizzata da Ilenya, una dolcissima, bellissima casertanina men che trentenne – sia l’apice dell’abiezione dal quale in poi inizi il riflusso verso una non moralistica moralità.

Già nel 2006, usando non volentieri le pur necessarie (perché esplicative) locuzioni che seguono, scrissi L’uomo di merda ‘naturale’ e la cultura stercoraria, per illustrare il degrado al quale eravamo giunti. Ma «l’uomo di merda ‘naturale’» non era l’apice.

L’apice è (si spera) lei, Ilenya: una ragazza garbata, di famiglia media (benché problematica), non colta ma non ignorante, buona, animalista, capace di commuoversi per un cucciolo, moralista, salutista, aliena dalle droghe, astemia, fidanzata, per dodici anni, dall’età di 15, con un ragazzo via via preda di un alcolismo figlio della psicosi, fin quando, mesi dopo, a febbraio 2011, iniziò con me, innamoratissima (è in ciò, come vedremo, l’aspetto nuovo della sua ‘fase’), una relazione di circa un anno.

Avevo descritto «l’uomo di merda ‘naturale’» di sei anni fa come frutto di una falsa liberalizzazione, rivolta ad abietti fini di consumo.

Una ‘liberalizzazione’ che era solo indifferenza all’altrui riprovazione.

Un infischiarsene del giudizio altrui funzionale a sconfiggere la cultura della corrispettività tra merito e premio, tra demerito e sanzione.

Un infischiarsene, un permissivismo sregolato, che ha nel tempo disattivato la ‘griglia’ di quelle forme emotive – quali il senso dell’onore, la dignità, la capacità di mortificarsi, di offendersi eccetera – necessarie per percepire con dolore, con disagio, l’altrui giusta riprovazione.

Griglia la cui scomparsa ha causato la nascita dell’uomo e della donna di merda ‘naturali’ e dei loro tanti sottotipi, tutti caratterizzati dal comportarsi in quelle maniere già in antico classiche delle persone di merda, ma ora in modo ‘naturale’.

‘Naturale’ nel senso di a-drammatico, scevro, privo della sofferenza che affliggeva le persone di merda del passato, anch’esse senza onore né dignità, ma drammaticamente consce della loro pochezza, che le dure reazioni della società non consentivano di dimenticare un istante.

Diversamente cioè da ora che, poiché gli uomini e le donne di merda ‘naturali’ sono funzionali al consumismo, sono apprezzati, se non acclamati.

Una ‘cultura’ orchestrata dal potere economico, gestita dal potere politico ed esecutivo, difesa dal potere giudiziario, sostenuta dai media e resa possibile dal consenso delle sconfitte maggioranze.

Una pseudocultura che definii stercoraria perché la presa di coscienza è la prima fase di ogni evoluzione, per cui trincerarsi dietro i linguaggi eufemistici, attenuativi, benevoli, equivale a rifiutare la guarigione.

L’uomo e la donna di merda ‘naturali’ del 2006 erano però smarriti attori della loro pochezza: prede di una passività figlia della perdita della ‘griglia’ dei valori.

Era quindi inevitabile, man mano che la fame dei bisogni aumentava, che il lupo intanato in ogni persona uscisse in cerca di cibo.

Ecco così che sei anni dopo siamo a questa nuova fase: La fase di Ilenya.

Delle o degli ‘Ilenya’ che hanno il livello morale delle blatte, ma che, spinti dai bisogni consumistici e dalla sete di denaro, non sono più passivi, come l’uomo di merda ‘naturale’ di sei anni fa, ma pronti a delinquere con una velocità di pensiero e di azione che non possono avere in altro, perché sono figli della cultura del disimpegno, e non possono che essere sempre più falliti.

Salvo che la riconoscibilità come appartenenti al genus morale che sto illustrando, quello della ‘blatta execrabilis’, non li costringa – come spero – a cambiare.

Una depravazione che non è sessuale ma economica, perché la sessualità, per quanto degradata, continua sempre ad avere dei profili di dignità.

Concezioni consumistiche in virtù delle quali, scrivevo nel 1987, prima esistevano solo i buoni e i cattivi, mentre a un certo punto tutti erano divenuti buoni, salvo che da quei nuovi ‘buoni’ potevi aspettarti anche quello che prima potevano farti solo i cattivi.

‘Buoni’ poi ‘evolutisi’ perché, quando la fame ha risvegliato nelle blatte il lupo, sono divenuti ‘buoni’ al punto da saperti solo amare, e amarti ininterrottamente; ma senza che ciò ostacoli che nel mentre si sforzino di frodarti nelle maniere più impensabili e sofisticate.

Un vivere frodando divenuto sempre più difficile fino a dover degenerare nell’illegalità e sovente nella criminalità, come nel caso, emblematico, della ‘mia’ bellissima, ‘virtuosa’ e ‘innamorata’ Barbie, così alterata da aver trovato ‘normale’ organizzare il furto della cassafortina asportabile che, lungo un anno, aveva assistito allo svolgersi della nostra passione dalla mensola dell’armadio di fronte al mio letto, divenuto ad un certo punto nostro.

Un furto che ha trovato ‘normale’ a causa di un’alterazione della psiche che destabilizza, perché significa che è venuta meno la possibilità di fidarsi degli altri anche quando ti amano.

Un furto che la stolta Ilenya ha commesso spinta da tre motivi: -uno, la certezza che tutto sarebbe continuato come prima perché non l’avrei mai attribuito a una fatina dolcissima come lei; -due, l’eterna e incolmabile disperazione economica; -tre, l’ossessione che in quella cassaforte ci fosse la somma del suo destino.

Una fatina innamorata veramente, come so da molti e molto ovvi segni, almeno uno dei quali non menzognero: un suo sogno, che l’aveva molto turbata e che mi offrii di interpretare, di alcuni giorni prima di questa sua ultima venuta da me: il sogno del suo pianto amaro alla vista di un bellissimo gatto bianco, morto, dal lungo, serico mantello, sul margine di una strada. Un sogno che decifrai dopo qualche domanda perché, cogliendo un suo pensiero, ricordai la notte in cui, in auto, a Caserta, d’un tratto si agitò implorando: «Ferma ferma.. com’è bello com’è bello.. che peccato.. uhuu.. è morto è morto.. poverino.. ma che animale è? Ti prego ti prego vai a vedere..», sicché scesi e, data un’occhiata nell’erba oltre l’asfalto, rientrai dicendo che era un tasso. Poiché non riusciva a ricostruire la non nota figura del tasso, e le macchie scure nel buio le erano sfuggite, aveva ‘semplificato’ evocandolo nel sogno in forma di gatto bianco. Un gatto che ero io (legato all’episodio del tasso perché glielo avevo rivelato), e la cui bellezza simbolizzava i sentimenti nei miei confronti. Fulcro del sogno era però il dolore per la sua morte.

.. Avevo pensato a un dolore per qualche cattiveria fattami. Era invece il dolore per quella che stava per farmi..

Furto che non ha potuto impedire né la mia sospettosità verso lei né, ripeto, il suo ‘genuino’ amore verso me, che non deve sfuggire, o sfuggirebbe che siamo di fronte, non a un ordinario delitto, ma a una grave svolta del costume.

Una relazione svoltasi lungo un anno e finita alle 17 di lunedì 7 maggio 2012 con la constatazione del furto di quella cassafortina di una decina di chili (nessuno venga più a rubare da me, perché, a parte, da ora, i sofisticati antifurti, ho portato via per sempre ogni cosa di qualche valore).

Furto avvenuto nelle prime ore di quello stesso lunedì, mentre il nostro rapporto era ripreso il lunedì precedente, 30 aprile, come vedremo dagli sms del 29 aprile, espressione anch’essi della singolarità dei tempi.

Sms alle cui lusinghe ho ceduto perché non avevo nessuna verginità da difendere, perché dopo la fine del rapporto con Sara ero solo, e perché non c’erano elementi per immaginare che stavo introducendo in casa una delinquente.

Un calcolo giusto perché, a parte le bellissime giornate di passione ‘genuina’ (.. date le circostanze le virgolette sono tuttavia una cautela d’obbligo), mi ha fruttato questo cruciale documento al costo di qualche soldo e un vecchio Rolex d’oro.

Cruciale perché descrive l’apice del processo involutivo sociale, sicché potrò chiudere la raccolta Scritti contro la massa, che ora intitolerò La fase di Ilenya, quindi completare Il dizionario delle forme del conoscere e, diciamo tra un anno, affrontare il mio libro finale: La scoperta antologica, che chiude la fase culturale in atto dal 10 maggio 1985, quando pubblicai la Lettera di dimissioni di un avvocato della CGIL dal sindacato e dal PCI.

Giornate di vera passione perché questa vicenda è appunto un’espressione intensa della suddetta fattispecie dell’amarti veramente ma usare l’amore quale strumento ottimale per frodarti; di cui del resto ho scritto in La storia di Giovanni e Margherita nel 1985, sicché la novità è solo nella qualità e gravità delle frodi.

Una tendenza che va interrotta perché usare i sentimenti propri o altrui per ricavarne benefici è naturale, ma le connotazioni che ciò ha assunto oggi sconfinano in forme di fraudolenza di solito solo immorali, ma sempre più spesso anche penali.

Furto per realizzare il quale Ilenya mi ha chiesto di accompagnarla, domenica pomeriggio, a Caserta, dalla madre, e passare a riprenderla lunedì per rientrare insieme a casa mia (nostra) a Roma.

Ciò allo scopo di farmi lasciare la casa affinché nella notte taluno potesse entrarvi con le chiavi da lei fornitegli e rubare la cassaforte.

Un furto per il quale ho poi scoperto che si è servita, chissà mai con quali accordi, di un ladro che è di certo lui pure uno di quei predetti invertebrati capaci di tutto perché incapaci di qualunque cosa, ma è un sottufficiale dei bersaglieri della Caserma Garibaldi.

Un Antonio, siciliano, finito a ingrossare le fila della mala casertana, il quale, appreso – ad alto costo per lo Stato – il mestiere di guerreggiare per le missioni militari all’estero, se ne serve, nei mesi e mesi di false malattie, per destreggiarsi nelle tenebre nei furti di casseforti.

Non so cosa sarebbe accaduto se lunedì mattina non avessi, quasi per una premonizione, causato un dissidio e non fossi ripartito da solo per Roma, ma, detto che l’ho immaginata, se fosse tornata, profondersi nella stupefazione.. la ringrazio per i bei giorni e le tesi ispiratemi, e riporto di seguito questo breve epistolario d’ ‘amore’ tra virgolette per distinguerlo dall’altro, di ben altra dignità, di cui a Il labirinto femminile. ALM

 
GLI SMS

Gino, domenica 29.4.12, ore 1.12: -Cara Ilenya, mi spiace, ma in questo mese in cui non ci siamo visti è nata la prospettiva di un rapporto con una persona che mi ama, che amo, con la quale sto bene, e che è molto intelligente, sincera e per bene. E poiché non so quando una cosa simile potrà capitarmi ancora, e a te invece credo ‘il giusto’, e anche questa volta ho constatato che non sei cambiata per niente, non voglio perderla in cambio del nebuloso nulla che mi offri tu. Mi spiace. Buona fortuna.

Ilenya, ore 2.02: -Non so se fai così perché sei un bambino viziato, che non sa aspettare, o se è un dispetto per farmi innervosire. Ieri hai detto che mi aspetti in questi giorni e che mi ami, e ora spari questa stronzata quando proprio oggi ho detto ad Antonio (il suo ex agente) che sarei venuta da te lunedì prossimo.

Gino, 2.10: -Quando mi hai richiamato ho avuto un momento di indecisione, ma poi ho capito che stai solo cercando di far maturare le condizioni per farti dare qualche soldo in cambio di qualche giorno di compagnia, e poiché la mia amica sa di te, e non voglio deluderla, ho preso questa decisione e l’ho già riferita sia a te che a lei.

Ilenya, 2.21: -Quando mai ho voluto soldi? Non sto facendo maturare niente. Mi sono affrettata a finire il trasloco con il furgone della ditta di mia sorella per venire prima possibile da te e solo per stare con te.. Domani finisco e lunedì volevo venire da te.. Voglio venire!

Gino, 2.30: -No dolcissima.. So di essere vecchio, grasso, brutto e basso, e che di me, al limite, si può innamorare solo qualche donna che si appassioni alle mie tesi o alle mie doti spirituali, di cui a te non importa un fico. Cosa dovrei sperare? Che il tuo amore per i soldi sia così forte da estendersi a me?

Ilenya, 3.06: -Non amo i soldi, amo te, e l’ho capito da tempo.. Quando, a volte, mi hai dato dei soldi li ho accettati perché ne avevo realmente bisogno, ma ora non mi occorre nulla, sto lavorando con mia sorella nella sua società dei distributori automatici di caffè.. Ho solo bisogno di te.. E non è vero che non ho passione per le tue tesi. Non ho mai voluto ammetterlo perché sono sempre stata piena di rabbia per la tua resistenza. Perché non mi vuoi? Proprio ora che ho deciso di voler stare definitivamente con te!

Gino, 3.30: -Se fosse vero che non hai bisogno di soldi, e non lo è, perché mi hai detto che tua sorella con le macchinette del caffè non guadagna nulla, allora vorrebbe dire che vuoi mettermi in crisi solo perché non accetti di perdere, perché vuoi sconfiggere me e la persona di cui ti ho scritto; giacché nulla di quello che hai fatto finora può far pensare che mi ami, e invece questa persona per me si sta consumando. In ogni modo le ho già scritto, perché volevo tagliarmi i ponti alle spalle, e ora, quand’anche volessi, e non voglio, non potrei tornare indietro. A parte che a te sono sempre mancati i fatti, non le parole, e quelle di ora si aggiungono a quelle di cui mi hai sempre riempito.

Ilenya, 3.37: -I fatti voglio fare, non le parole, e non per non perdere io, ma per non perdere te.. E poi mia sorella, grazie al mio aiuto, ha guadagnato tanti clienti e postazioni.. Tu che ne sai? Le cose cambiano.. io con te sono cambiata e voglio stare con te per dimostrartelo..

Gino, 3.45: -Va bene va bene.. Ora comunque non posso. Vedremo tra una quindicina di giorni cosa sarà successo nei fatti, nella mia testa, nella tua, e ne riparleremo.

Ilenya, 4.01: -Mi sento soffocare.. non mi sento bene.. Anche senza patente lunedì mattina mi metto in macchina e vengo a Roma da te.

Gino, 4.23: -Mi spiace che non stai bene. È una situazione che hai fatto precipitare tu, perché alla sfiducia che già avevo verso i tuoi sentimenti, si è aggiunta quella di ritrovarmi di fronte alla solita mancanza di trasparenza. In ogni caso ti ho già detto che questa persona non mi è indifferente e non mi va proprio di trattarla immeritatamente male. Non possiamo rinviare di una settimana? E poi, scusami, ma cosa dovrebbe succedere lunedì che possa farmi conquistare quella fiducia in te che non ho?

Ilenya, 4.32: -Ma è normale che l’altro ieri mi dici di venire quello stesso giorno, ieri mi hai detto che mi ami, e oggi mi dici di voler chiudere? E tu parli di fiducia? E che dovrei pensare io di te allora? Sei meno coerente di me.. Ma questa persona sta da te? Ma chi è?

Gino, 4.45: -Tu vuoi scherzare.. Ti sembra invece normale che dopo la notte a casa tua sei scomparsa per un mese, come del resto hai sempre fatto? Tu usi la notoria tecnica di aprirti un momento, per attirare, e poi ritrarti per settimane o mesi. E sono tecniche di chi fa calcoli, non di chi ama. E siccome eri partita a rifarlo anche in questi ultimi giorni ho definitivamente deciso di smetterla. La persona di cui ti ho detto non è a casa mia, ma non vorrei ora dover rompere con lei come niente fosse per ritrovarmi con te che tra una settimana scappi a Caserta per rifare la modella o la rappresentante di distributori di caffè.

Ilenya, 4.57: -Ma che cavolo dici? Dovevo pur fare qualcosa! Come devo vivere? Di aria? E poi: faccio la modella e non va bene! Non faccio nulla, e quindi rimango senza un euro e sono costretta a chiederti di aiutarmi, e dici che approfitto di te! Ora, per mantenermi, ho lavorato con mia sorella, e neanche questo va bene.. Ma allora cosa va bene? Che ne dici: mi uccido? Così facciamo prima!

Gino, 5.19: -Vedo che continui a far finta di non capire anche ora che non c’è n’è più motivo, visto che ho deciso di prendere le distanze. Per il bene che comunque ti voglio e per il tuo futuro, quando ti imbatterai in qualcuno che non sei in grado di piegare alle tue condizioni di merda, se vorrai tentare di fornire in qualche modo quella garanzia senza la quale potrai avere solo dei rapporti con dei mezzi uomini, dovrai innanzitutto far capire bene che hai capito di aver sbagliato, quindi manifestare bene il pentimento, e infine assicurare che non incorrerai più negli stessi errori. Dopodiché ti resterà sempre il problema di farti credere. Comunque ora siamo stanchi, e non credo sia il caso che vieni domani. Possiamo riparlarne lunedì l’altro?

Ilenya, 5.24: -No, vengo domani mattina! Buonanotte.

Gino, 12.42: -Devo pregarti di rinviare all’altro lunedì, perché venire domani, oltre a mettermi in difficoltà – e a essere uno strazio perché non potrei farti rimanere – rende ancora più problematica la questione. Mi è parso di vedere dei segnali dell’altra persona. Ora sono a un bivio, ma con varie differenze, una delle quali è che non ti credo. Finanche stanotte, quando sei arrivata all’argomento del lavoro del caffè, hai svicolato, perché vuoi lasciarti lo spazio di fare i tuoi oscuri comodi a Caserta. E non posso perdere una persona che mi da ogni garanzia per gettarmi nei noti gironi dei tuoi segreti.

Ilenya, 13.04: -A Caserta non ho nulla. Vengo da te per stare con te, non per tornarmene a Caserta. Sara l’hai sempre fatta tornare senza trattarla male. Con me hai invece la forza di respingermi e di scacciarmi come se per te non contassi nulla.. Domani vengo. Mettimi alla prova! Prendi anche il mio cellulare, o lo butto via davanti a te. Cercherò di farti sentire quello che provo per te in tutti i modi, e poi sarai tu a decidere se finirla. Se così vorrai, sparirò per sempre, e ti capirò, ma ora proviamo..non ti costa nulla..mi affido a te..

Gino, 15.16: -Sara mi ama, è persino troppo sincera, ed ha solo la ‘colpa’ di essere lontana dal mio mondo. Tu invece sei opaca, bugiarda. Comunque va bene: ho molti dubbi, perché continuo a non fidarmi di te, ma non voglio, di fronte a tanta determinazione, oppormi a una prova.

Ilenya, 16.28: -Ti chiamo domani quando parto..