Marra candidato sindaco di Roma per dieci liste. Leggi il programma

Elezioni amministrative Roma 26-27 Maggio 2013
Candidato Sindaco Alfonso Luigi Marra

Per partecipare scrivi a gino@marra.it, oppure chiama il 3932039457,

Dobbiamo organizzarci per rompere il silenzio della cosca mediatica, che fa di tutto per oscurarci perché quando il signoraggio sarà di dominio pubblico non saprà come sfuggire al dissenso sociale.

Tutti promettono, ma nessuno dice dove prenderà i soldi perché, a partire dai Letta, i partiti, i media e il governo sono zeppi di massoni deviati e membri del bilderberg, per cui vogliono occultare che si possono prendere solo dalle banche, che rubano il 90% dei nostri soldi. Hanno svenduto Roma e l’Italia alla finanza internazionale e alle banche. Sono tutti ‘dentro’, anche Grillo e Vendola, che fingono di contrastarli. Stiamo con Marra perché è il solo che li contrasta davvero, e con le proposte.

Firmato: Fronte Giustizialista, Pensioni e Dignità, Dimezziamo lo Stipendio ai Politici, No alla Chiusura degli Ospedali, Viva l’Italia, Forza Roma, La Zampa-Animalisti e Ambientalisti, Lega Italica.

 

 

Programma
 
Li ho letti bene i programmi dei partiti e – benché grosso modo tutti copiati l’un l’altro – è un peccato non li possano attuare.

 

Non possono perché gli manca una cosa: una giustizia veloce e non posticcia che garantisca le regole e impedisca al bilderberg, il circolo criminale che dirige gli uomini che dirigono il mondo, di rubare il 90% dei soldi persino all’azionariato delle banche (spiego di seguito).

 

Programmi carichi di buone parole per tutti e tutto, tipo: ««Risaniamo ATAC, AMA e ACEA! Sì,’cura del ferro’ (tram, treni e metro)! Sì, onesti, lavoratori, pensionati, puerpere e casalinghe! No disoccupati! Sì, scuole e università! No clientelismo e cemento! Sì, Roma merita! Sì, cultura, sport, differenziata, riciclo, parcheggi, orti e agro! Sì, abbassare IMU, IRAP e IRPEF! Sì, turismo, città metropolitana!» ecc.

 

Programmi che, se sarò eletto, mi sforzerò di realizzare (compreso il dimezzare gli stipendi dei politici e il no alla chiusura degli ospedali e alla vivisezione: temi cari a tre delle liste che mi sostengono), ma, ripeto, per loro impossibili, perché la società non avrà mai i soldi per far nulla se prima la magistratura non abolisce il signoraggio e le cinque leggi regala-soldi alle banche.

 

Cose che non possono dire perché i media di regime, a cui si vendono da sempre, li annienterebbero.

 

Giustizia che bisogna sia lenta o domerebbe in un lampo banche, assicurazioni, burocrazie ecc.(Scrivo altrove: «Se la civiltà è figlia del controllo, la ‘disfunzione’ della giustizia è necessariamente la madre dell’attuale stato delle cose»).

 

Io invece procurerei subito tanti tanti soldi al Comune di Roma scrivendo le citazioni per contestare quei miliardi di debiti verso le banche non dovuti secondo me per niente, e secondo giurisprudenza in gran parte.

 

Citazioni che andrebbero subito a sentenza perché, insieme alla cittadinanza, andrei a far visita alla magistratura romana – anche del Consiglio di Stato, Corte dei conti, Cassazione e Corte Costituzionale (così salveremmo tutta l’Italia) – per farle capire dolcemente di dover fare, in un mese o due, tutte le cause civili e amministrative che fa marcire da anni, nonché la sola causa penale che conti: quella per la confisca delle quote private della Banca d’Italia (BdI), e quindi del 15% della BCE che è di BdI, per eliminare così il signoraggio e aprire gli occhi del mondo su questo spaventoso crimine, radice di ogni male, romano e non.

 

Perché il sindaco di Roma deve sì occuparsi dei problemi della città, ma per poterlo fare deve badare anche alla magistratura e al Parlamento nazionale ed europeo, da cui quasi tutto discende.

 

Né Roma si sentirà mai realizzata finché non avrà assunto il ruolo di capitale mondiale della nuova civiltà, cultura ed economia umanistica.

 

Attivare il controllo della giustizia, inoltre, innescherà a catena i controlli amministrativi: anello mancante dei processi per la realizzazione dei programmi. Perché i costosi e potenti apparati comunali atti a realizzarli quasi da sé sono lì da sempre.

 

Avrei quindi il tempo, sempre con l’aiuto della cittadinanza, di costringere, ad esempio, il Parlamento italiano ad approvare la mia proposta di legge del 1995 (puoi approfondire gli argomenti che cito da signoraggio.it sull’etichettatura dei prodotti agricoli e ittici nella vendita al dettaglio. Legge che ci avrebbe resi da allora i più ricchi del mondo, perché siamo il paese leader del settore leader: gli alimentari.

 

Poi affronterei il problema dei rifiuti anch’io secondo i saggi programmi degli altri partiti, ma pure con provvedimenti di effetto rapido del Comune – o che cercherei di ottenere dal Parlamento italiano e\o europeo – per sostituire la plastica e il polistirolo di bottiglie, contenitori, confezioni e imballaggi, con materiali non inquinanti o biodegradabili, come il polistirolo di cereali, che esiste da decenni.

 

E ancora, mi sforzerei sì di realizzare la ‘cura del ferro’, ma intanto creerei subito una rete di pulmini privati sotto il controllo pubblico che, su circuiti fissi, su circuiti liberi, per il trasporto di merci e oggetti, offrissero il trasporto a prezzo politico, creando anche una decina di migliaia di posti senza neppure danneggiare i tassisti, perché sostituirebbero solo le auto private.

 

Sempre nel tempo libero dagli impegni locali, lavorerei poi per costringere il Parlamento europeo a votare la proposta di legge per la riforma istituzionale europea, che scrissi nel 1994 da Coordinatore nella Commissione Istituzionale.

 

Già, perché la rovina di Roma e dell’Italia non è l’Europa o l’euro. La rovina è che i parlamentari europei non hanno il potere di iniziativa legislativa, e il Parlamento europeo, incredibilmente, non ha il potere di promulgare le leggi che vota, che è della Commissione e del Consiglio, entrambi in mano a bilderberg.

 

Né il problema è l’euro, ma il fatto che gli euro li producono, da proprietarie, le private BCE e BdI, che poi, follemente, li vendono agli Stati facendoseli pagare con i buoni del tesoro, inventandosi così il ‘debito pubblico’.

 

Né trascurerei la divulgazione, sempre con l’aiuto dei romani, delle dottrine scientifiche, giuridiche, sociologiche, storiche, politiche ecc., tra cui magari anche quelle di cui ai miei libri, di tutt’altri contenuti che quelli inventati dalla ‘critica’ di regime.

 

Tesi politiche una delle quali è che la destra erra nel privilegiare l’individuo, la sinistra nel sacrificarlo, e il centro nel porsi a metà strada tra due errori, laddove io credo che l’individuo debba potersi svilupparsi liberamente, come piace alla destra, purché il suo sviluppo sia funzionale allo sviluppo della società, come non può che piacere anche alla sinistra. Sicché sono lieto di chiunque si converta al credo del mio Partito di Azione per lo Sviluppo.

 

PAS che ha sì tra i suoi obiettivi la diffusione della mia teoria sul modo di formazione del pensiero che, non so se a torto o ragione, considero di straordinaria rilevanza, ma pure l’eliminazione di anatocismo, commissioni di massimo scoperto, accredito non immediato dei versamenti e divario tra tassi attivi e passivi: cose illecite la cui abolizione sposterà centinaia di miliardi l’anno dalle tasche delle banche a quelle dei romani e degli italiani.

 

Soldi che, a Roma e ovunque, consentiranno di istituire sussidi elevati per i disoccupati; abbassare l’età della pensione; aumentare fortemente le pensioni anche civili e di invalidità; creare tutto il lavoro che si vuole avviando una stupenda riconversione industriale a partire dal disinquinamento e dalla valorizzazione di Roma e poi del resto della terra, delle acque e dei cieli; per poi proseguire con una radicale riconversione energetica, un grande potenziamento dei trasporti pubblici, della sanità, dell’istruzione, della meccanizzazione eccetera.

 

A parte poi l’istituzione di una sola imposta (la Generale), variabile dall’1 al 20%, tipo IVA, ma secca, senza dare e avere, su tutto, perché gli altri tributi sono illeciti, e non vanno pagati ma eliminati.

 

Tributi contro i quali creerei un ufficio comunale per far difendere i cittadini da avvocati e commercialisti volontari in base alle tesi di cui ai ricorsi ‘tipo’ che metterò tra breve in rete per dimostrare la loro illiceità (i tributi sono frutto del signoraggio), l’impossibilità di pagarli, l’usurarietà, l’estorsività, le anomalie procedurali, gli abusi.

 

Non so infatti se quelli che ci governano e ci ‘informano’ possano capirlo perché il regime li sceglie asini per garantirsi così gli immobilismi necessari per dominarci, ma i tributi servono solo a rastrellare denaro (inverato) per comprare dalle banche centrali il denaro (da inverare) che gli Stati devono produrre da sé, e che, se prodotto dagli Stati, non causa svalutazione.

 

Abolizione del signoraggio che, dicevo, salverà innanzitutto le banche perché – è tragicomico – ma i ricavi del signoraggio vengono loro rubati dalle cosche bilderberg annidate nelle banche centrali.

 

Ciò mediante un falso in bilancio frutto dell’iscrivere al passivo gli importi che stampano o creano con un click a costo zero, in modo da realizzare un falso ‘pareggio’ quando iscrivono all’attivo i buoni del tesoro che ricevono in cambio.

 

Soldi rubati ai bilanci della BCE\BdI – e quindi delle banche private loro proprietarie – che le cosche riciclano attraverso delle super banche lussemburghesi.

 

Quanto alla sicurezza in città, va migliorata, ma l’ostacolo è che le Istituzioni figlie del signoraggio sono ‘elite’ di quella delinquenza di cui combattono solo gli stadi popolari.

 

Concludo salutando i romani ai quali tre anni fa dedicai l’ultimo dei miei libri «per la loro cosmopoliticità intesa anche come apertura a una perpetua rianalisi della propria cultura dal punto di vista di quella degli altri, siano essi stranieri o portatori, modesti o sommi, di nuovi saperi. Cose qui consuetudinarie da millenni, in virtù delle quali io, forestiero e appunto assertore di una nuova cultura, dal 3.7.2010, giorno in cui vi sono approdato, ho sentito Roma mia città di adozione».  

 

25.4.2013          

 

Alfonso Luigi Marra
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