Marra: Analisi del voto di Roma (fine del nefasto protagonismo micro-partitico).

FINE1È un’unica cosca il PD-PDL-M5S, i cui vertici sono troppo compromessi con le banche o la massoneria deviata e non o il bilderberg o la trilatere o l’aspen (e le basi sanno e tacciono); per cui non possono cambiare, se no li annientano.

Cose note alla società, che perciò gli ha inflitto la sconfitta morale dell’astensionismo, alla quale seguirà ora quella materiale, perché diverranno bersaglio dell’ira anche di quelle fasce che, ‘turandosi il naso’, li hanno votati.

Quanto ai risultati delle elezioni spero innanzitutto si abbia modo di verificarli perché – se ci sono gli estremi per farlo con esito positivo – le impugnerò.

E non per l’ovvia strage dei miei voti (la morbosità della resistenza nei miei confronti è tale da discenderne automaticamente che, fin dalle europee del 1994, sono sempre stati molti più di quelli contati), ma perché ci sono delle strane cose, una delle quali è la grave circostanza che gli scatoloni delle schede non erano chiusi con lo scotch né c’erano i timbri e le firme di congiunzione sulle chiusure; e l’altra è che, pur essendo stata la cosa denunziata, c’è stato un muro di silenzio che non si capisce, perché di solito i vari addetti si scatenano per ogni nonnulla.

Ma, ciò premesso, l’evento di queste elezioni è la fine del delirio di nefasti protagonismi infondati che ha reso impossibile l’aggregazione della galassia degli anti-signoraggisti e dei dissidenti in generale.

Un protagonismo delirante che è il tessuto connettivo anche del M5S, dove è simbolizzato dalla risibile asserzione «ognuno vale uno», che non significa nulla, ma in questi loro gerghi illetterati è un richiamo alla democrazia diretta.

Una concezione che ho il dovere di chiamare idiota allo scopo di concorrere a eliminare così un altro degli ostacoli all’avvento della vera democrazia e civiltà.

Idiota perché – lo ripeto da qualche decennio – la democrazia diretta è fallita 2.500 anni fa quando un tribunale appunto popolare (500 cittadini in veste di ‘giudici’) ha condannato a morte Socrate, causando così che, già nel mondo romano, al tribunale popolare dei greci si sostituisse il praetor urbanus e il praetor peregrinus, dando così inizio alla giustizia e democrazia rappresentativa.

Ma vediamo cosa intendo dall’analisi del numero dei voti.

Orbene, premesso che il voto di Roma è rappresentativo della politica nel paese, dopo le prime quattro ‘grandi’ coalizioni, il quinto più votato è Sandro Medici, di Rifondazione Comunista, che ha ottenuto il 2,22%.

Coalizione in cui la ‘gloriosa’ Rifondazione Comunista (in realtà una squallida conventicola di silenti ma perseveranti lecca culo delle banche, dei bilderberghini e della massoneria satanico\pedofilo\bancaria, di cui fingono di non sapere), piena di altrettanto ‘gloriosi’ segretari, dipartimenti, militanti e iscritti, ha ottenuto l’1,14%; cioè meno di me, che sono il sesto, ed ho ottenuto l’1,18% (14.307 voti).

Una coalizione in cui c’era pure il Partito Pirata che – preceduto da una fama europea e da una puzza sotto il naso pari solo alla stoltezza che ci vuole per scegliersi un nome simile – ha ottenuto lo 0,07%.

Dopo il mio pur pessimo 1,18% – che, ripeto, segue al 2,22% della coalizione di Rifondazione – il nulla.

E questo nonostante io sia contro tutte le forze che dominano la società e contro tutti i partiti e movimenti in campo, dall’estrema destra fino all’estrema sinistra, che non ho mai smesso di qualificare come un’unica grande orchestra, in cui ognuno suona il suo strumento, ma tutti suonano la musica scritta dalle banche.

Senza dimenticare che – mentre il contenuto dei miei libri e il progetto scientifico, culturale e ideologico in essi contenuto non ha avuto fin qui alcuna possibilità di disvelarsi al mondo, perché è stato stravolto e represso in tutti i modi per tenerne lontani i lettori – nessuno di questi sapientini dice nulla che non sia fritto e rifritto e consista in altro che rivendicazioni di onestà che mi inquietano più del balenar di assassine lame, tanto mi fanno orrore i moralisti.

E mi sto riferendo anche a forze come Casapound e Forza Nuova che, se da un lato hanno iniziato da un certo tempo a scimmiottare tiepidamente la mia lotta alle banche, non possono però essere indenni da coinvolgimenti quantomeno culturali con la massoneria: una contraddizione in termini, perché banche e massoneria sono la stessa cosa.

Un coinvolgimento quantomeno culturale perché la massonicità è frutto delle culture ebraico-cristiane sulle quali l’occidentalesimo si basa.

Ne deriva che la religiosità è incompatibile con una vera lotta alle essenze della criminalità bancaria, perché sarebbe come non volere un crimine di cui però si sono accolte le premesse.

Tant’è che il vero capo morale della massoneria è il Papa, e ciò ha trovato nel garrulo ma gesuitico Bergoglio la massima espressione, visto che non fa altro che rivolgere a destra e a manca generiche invocazioni al bene al bello al giusto e all’utile. Quasi gli sfugga di avere il potere di un imperatore e la forza di schiacciare il male (il signoraggio) con poche parole che si guarda bene dal dire.

Sì, perché le premesse del crimine – di ogni crimine – sono proprio nell’involuzione in senso dogmatico della società.

Dogmatismo che è criminogeno perché ciascuno, una volta scelto di ispirarsi alla metafisica (alla fantasia), e di liberarsi quindi dal vincolo con la fisica, sceglie inevitabilmente quale sua ‘verità’ ciò che più gli piace e meglio riesce a imporre.

Casapound che – benché estremisticamente di regime (patria, famiglia e religione = dogmatismo, militarismo, giustizialismo, papalinismo = massonicità) – è settima, dopo di me, ed ha ottenuto lo 0,61%.

Uno 0,61% che, per una forza come Casapound, pur essa piena di sedi, iscritti e storia, significa il tracollo, perché ha anch’essa ormai esplicato il suo potenziale concettuale, del resto nullo, dato che, se vuoi fondare una forza di tipo ideologico, devi considerarti, a torto o a ragione, un novello Marx.

Per cui, se nemmeno oseresti sognartelo di poterlo pensare di te, allora vuol dire che sei un semplice insensato.

Uno 0,61% di Casapound a cui segue lo 0,17% di Forza Nuova, anch’essa zeppa di ‘ideologi’ che però difficilmente il vecchio Manzoni potrebbe mai considerare molto più che ordinaria «gente meccanica».

Senza dimenticare lo 0,61% dei Verdi Ecologisti, lo 0,57 del Partito Socialista, lo 0,15% della Fiamma Tricolore e lo 0,08% del Partito Liberale.

E senza dimenticare nemmeno l’1,3% di Storace, al quale, per superarmi dello 0,12% (sempre che i dati elettorali non risultino alterati), gli ci è voluto di doversi mettere in coalizione con Alemanno, crogiolarsi per decenni nel caldo seno del regime – che però a quanto pare anche lui vuol cambiare – ed essere stato Governatore del Lazio.

Partiti a cui seguono poi varie altre formazioni che non meraviglia abbiano avuto pochissimi voti perché si tratta di forze senza storia e soprattutto senza proposte.

Wikipedia – altra organizzazione sotto il controllo di forze oscure (come tutto ciò che conta) – dopo aver omesso su me ogni indicazione positiva, tra cui per esempio l’articolo di Buttafuoco su Panorama dove definisce me il migliore e Il labirinto femminile più bello dell’ultimo libro di Eco (cosa facilissima perché Eco è solo uno scrittorello di regime), dà invece il massimo risalto all’affermazione di una sconosciuta resa nota per nessun altro ‘merito’ che l’aver definito me «un autore senza opera». Affermazione inspiegabile, perché potrei magari essere un autore di cattive opere, ma scatenare una così vasta campagna per reclamizzarmi come senza opere dopo che non faccio altro che pubblicarne è cosa di rilievo psichiatrico.

Ebbene, queste elezioni a Roma hanno evidenziato la nascita del fenomeno dei partiti vecchi e strutturati, ma senza elettorato.

Fenomeno la cui massima espressione è il Partito Radicale (come al solito un’accolita di filo-bancari\bilderberghini\massoni), che nemmeno si sono presentati sapendo che non avrebbero concluso nulla, e che, salvo ad avere un ministro (la bilderberghina Bonino), una radio, e una nutrita dirigenza, non hanno altro.

Forze a cui seguono le altre decine di migliaia che non sono riuscite a candidarsi e che, mi auguro, ora abbassino un po’ le penne.

Io insomma, questo è il senso del mio discorso, avevo sperato di ottenere un buon risultato affinché la dissidenza nazionale confluisse su di me.

Buon risultato che non ho ottenuto per la concomitanza di troppi fattori avversi.

Sennonché, incredibilmente, l’1,18% è molto di più di quanto hanno avuto gli altri, e centinaia di volte di più di quello che avrebbero potuto avere gli altri che non si sono presentati; e spero questo basti comunque ad avviare infine la loro attesa confluenza nel PAS.

Tra l’altro, voglio concludere con una precisazione.

La precisazione è che non ho mai considerato il fatto di avere pochi voti come una  diminutio, perché, in realtà, più le cose che proponi sono positive, e meno sei destinato ad essere votato; quantomeno fino a quando non si saranno sciolti gli incredibili intrecci criminali che connotano oggi la vita della società.

Questo perché la positività delle tue proposte si configurerà ogni volta come una forma di dissidenza che difficilmente potrà premiarti con i voti.

Se però sei un lecca culi o un finto dissidente, allora no: se non prendi i voti neanche così allora vuol dire che assolutamente la politica non fa per te.

29.5.2013

Alfonso Luigi Marra