Marra ai buoni auritiani: mie risposte (e denunzia per plagio) alle idiozie di certo ‘auritismo’ furfante, pedo/satanico e indegno di Auriti.

(2° ediz): ‘Auritismo’ plagista e di ispirazione pedo/satanica: idiozia sia delle ‘risposte punto per punto’ al mio documento sul signoraggio e l’inveramento, sia delle ‘tesi’ del «valore indotto della moneta» e della «proprietà della moneta da parte del portatore al momento della sua emissione».

Voglio innanzitutto sottolineare che non scrivo certo né contro Auriti, ovviamente incolpevole dell’uso plagistico e fraudolento che si cerca di fare del suo nome e di quel che disse, né tantomeno contro voi, amici indotti con gli inganni a credere ad un ‘auritismo’ inventato da questi anonimi furfanti.
Furfanti attuatori, con una consapevolezza tanto più grave quanto più ‘inconscia’, di quelle ispirazioni pedo/sataniche su cui si basa oggi la guida del mondo, perché non si può accedere a quasi nessuna posizione di vero potere se non passando attraverso rituali compromissori miranti a garantirsi la ricattabilità e ad impedire i ‘pentimenti’ (è a questo che serve l’uso sessuale dei minori, o anche la loro uccisione, nei riti satanici), o, più semplicemente, manifestando appunto ‘inconsce’ concorsualità, condivisioni, acquiescenze a questi orrori.
‘Politiche’, ‘concezioni’, che coinvolgono pressoché tutti, ma alcuni direttamente; alcuni circa i quali spero di vedere presto accolte le mie datate istanze di deferimento ad un tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità e il pianeta, per la cui creazione mi batterò e che sono certo si istituirà.
Un totale di non più di un migliaio di persone a partire da Obama, Merkel, Hollande, Renzi, Monti, Agnelli, i responsabili di quasi tutte le multinazionali e dei media anche italiani ecc, i quali – attraverso tre gradi di giudizio però velocissimi e con tutte le garanzie democratiche – vanno a mio avviso condannati ad una pena di morte simbolica, da commutare poi ex lege in ergastolo.
Ed altri che – salvo gli eventuali reati di cui dovessero dover rispondere alla giustizia ordinaria o all’istituendo tribunale internazionale – è sufficiente siano ridotti con disonore allo status di cittadini privati. Altri tra cui i coinvolti in maniere variamente mediate, subdole, mistificatorie, a partire dai falsi rivoluzionali, tipo i grillini, Travaglio e gli altri giornalisti de Il Fatto o di La Gabbia, Bonino, Santoro, ed insomma il grosso dell’attuale parte ‘di spicco’ della società; oltre al gran numero di «aspiranti diversamente leccaculo delle banche», tra cui i nostri pseudo auritiani.
Forze che mi hanno oscurato o hanno deformato la mia immagine attraverso pluriennali, ininterrotte campagne di falsificazione; forze che mi attribuiscono cose che non ho mai detto; che occultano quel che dico, lo mistificano, lo schermano con i loro argomenti diffamatori.
Al punto che chi avesse eventualmente interesse a sapere realmente quel che dico deve sì leggerlo dai miei libri o ascoltarlo dai miei video, ma esclusivamente da mie fonti, cioè da marra.it o signoraggio.it.
Perché non si contano i falsi materiali, le cose virgolettate attribuitemi senza che le abbia mai scritte, o le mie false dichiarazioni riportate in interviste fasulle, quale quella, che campeggia in ogni dove, di quel tal Pagani, de Il Fatto, che, oltre a modificare ‘opportunamente’ le mie risposte, falsificò le domande per farle apparire ridicole; senza dimenticare i video frutto di tagli e ricostruzioni.
Un lavoro di deformazione della mia immagine condotto in nome e per conto della cupola bancaria servendosi dell’ausilio anche di un gran numero di ‘venduti’ del tipo dei nostri ‘auritiani’, ovvero, come scrive altrove l’avv. Raffaele Ferrante, di «venduti, molte volte, non perché qualcuno si sia mai sognato di comprarseli, ma perché, da sé, senza che nessuno li pensi, cercano di somigliare a come immaginano piaccia ai poteri, sperando che prima o poi qualcuno gli metta qualcosa in mano»; o anche con la speranza di poter ricavare dal ‘successo’ un po’ di voti per ottenere, in cambio dell’aver tradito ogni morale, ogni principio e ogni legge, un’elezione a consigliere comunale, qualche piccolo incarico, qualche soldo per le ‘docenze’ di auritismo.
Furfanti ed asini matricolati autori del plagio in forma di ‘obiezioni punto per punto’ al mio documento sul signoraggio e l’inveramento, parzialmente riportato sul sito della sedicente Scuola di studi giuridici Giacinto Auriti.
Somari i quali dichiarano che le essenze del loro ‘credo’ auritiano sono le ‘scoperte’ (due autentiche idiozie) di Auriti del «valore indotto della moneta», che secondo questi mistificatori equivarrebbe all’inveramento per come io l’ho definito, nonché l’altra: la ‘scoperta’ della necessità della «proprietà della moneta da parte del portatore al momento della sua emissione».
‘Scoperta’ del «valore indotto della moneta» secondo la quale – come i sedicenti ‘auritiani’ ci spiegano meglio al punto 3b – il valore della moneta sarebbe basato sulla certezza della sua accettazione per legge da parte dei cittadini.
Un’idiozia perché, come vedremo meglio, l’accettazione è tanto implicita e pacifica quanto di per sé priva di rilievo pratico/giuridico ai fini dell’inveramento, ed il denaro diviene invece vero (si invera) – non certo perché viene astrattamente accettato dai cittadini (saremmo tutti pronti ad accettarne vagonate) – bensì perché viene coperto con il corrispettivo in ricchezza reale che chiunque (cittadino, persona giuridica, diverso Stato ecc) deve fornire allo Stato che lo emette se vuole che esso Stato glielo eroghi. Corrispettivi che sono fatti anche di diritti (retribuzioni, pensioni ecc), perché anche i diritti costituiscono ricchezza reale.
Idiozia che fa il paio con l’altra: quella secondo la quale: «Per eliminare il signoraggio occorre che la moneta sia di proprietà del portatore nel momento della sua emissione».
Idiozia anche questa priva di significato logico e basata sul fatto di non conoscere né il concetto di Stato né quello di inveramento, e di non sapere nemmeno dove stiano di casa l’economia e il diritto, perché la moneta non può essere «di proprietà del portatore nel momento della sua emissione», ma può diventare di proprietà di chicchessia solo dopo, ripeto, che lo Stato, avendola creata legittimamente dal nulla in nome, per conto e nell’interesse del popolo, gliela abbia erogata ricevendosi in cambio il corrispettivo con cui gliela si paga/invera.
Strullate di questi plagisti truffatori da quattro soldi senz’altra arte né parte che quella di aspiranti stregoni che non si vede cosa c’entrino con l’inveramento, di cui, dopo averlo occultato per anni, cercano ora di appropriarsi illecitamente.
Condotte illecite di alcuni tra gli ignoti membri della ‘Redazione’ e dell’altisonante ‘Comitato Scientifico’ della predetta ‘Scuola’ che servono, mediante questo reato di plagio, a sommergere sotto un cumulo di immondizia verbale, a gravi fini diversivi, l’inveramento, perché esso è cruciale per la comprensione del signoraggio.
Alcuni anonimi furfanti perché leggo dal sito che l’articolo sulle ‘obiezioni’ sarebbe stato scritto non si sa da quali membri della ‘Redazione’: un’entità non altrimenti né altrove meglio specificata; nonché firmato dal ‘Comitato’; composto, leggo sempre dal sito, «da un numero illimitato di membri», sempre anonimi.
Un plagio, un furto del frutto dell’ingegno altrui, in regime di associazione a delinquere – che denunzierò penalmente, e contro il quale agirò in sede civile per i danni – aggravato da una serie di artifizi e raggiri sempre rivolti ad attribuire falsamente ad Auriti la comprensione dell’inveramento allo scopo di appropriarsene per motivi gravissimi, il meno grave dei quali è lucrarvi attraverso i corsi a pagamento che la ‘Scuola’ scrive che inizierà a novembre.
E sono molto dolente di aver dovuto, per rispondere anch’io ‘punto per punto’ a questi cialtroni, gravare i lettori di così tanti argomenti dopo che, per facilitarli, mi sono sforzato di far entrare tutto quanto riguarda il signoraggio, l’inveramento eccetera in un’unica facciata, alla cui lettura comunque rinvio, anche perché in essa sono svolti tutti gli argomenti, e non solo quelli trascritti da questi imbrattacarte.
Plagiatori che cercano di rubare l’«inveramento» mediante l’attribuirlo ad Auriti, che non ha mai pronunziato quel termine e non ha mai conosciuto né descritto questo fenomeno. Mistificatori che devo sbaragliare perché si tratta di questioni scientifiche di straordinaria rilevanza che ho il dovere di difendere con la massima veemenza, anche a costo della vita, se occorresse, nell’interesse addirittura dell’umanità, dai tentativi di inquinarli.
Perché non sto scrivendo per rispondere a queste nullità – che spero non siano anch’esse tra i ‘docenti’ dei predetti ‘corsi’ – ma per i gravi motivi che spiego di seguito.
Individui che posso qualificare somari, accattoni, delinquenti, opportunisti, senza commettere diffamazione, non solo perché sono chissà quali tra gli anonimi membri dei due organi suddetti (ammesso esistano e non occultino altro), ma soprattutto perché la diffamazione non sussiste quando le asserzioni siano: -opportune, e qui sono indispensabili; -vere, e non dico una parola che non lo sia; -continenti, e lo sono, perché gli aggettivi che uso sono rivolti, non ad insultarli, ma a descriverli al fine di pubblico rilievo di sbaragliargli.
Furfanti moralisti quanto immorali e senza spina dorsale che fingono di non capire che sono lì perché – proprio in virtù della loro pochezza – sono funzionali alle logiche di fondo di coloro che, dietro le quinte, guidano il gioco: i poteri bancari e clerico/bancari.
Vesciche gonfiate con un po’ di illusioni affinché adempiano al sordido ruolo di creare la confusione necessaria per consentire alle banche di poter continuare ad esercitare i loro crimini in danno del mondo.
Poteri clerico/bancari che non hanno nulla a che fare né con il cattolicesimo né con i cattolici, perché si tratta di cosche che non operano né per Dio né per gli uomini, ma per loro stesse.
Poteri bancari e clerico/bancari che hanno spinto molti a credere nelle monete locali o alternative facendosi ausiliare nel perpetrare l’inganno anche da quegli ambienti deviati dei servizi segreti a cui sono notoriamente legati certi gruppi di fondamentalisti cattolici molto attivi in internet e pur essi opportunisticamente e falsamente ‘auritiani’.
Fondamentalisti cattolici scomunicati dallo stesso cattolicesimo come quelle loro ridicole ma sconcertanti ‘Madonne’ profane e paganeggianti che officiano in ascose cappellucce i loro riti segreti.
Sette pseudo cattoliche che hanno usato il fatto che sono ateo per sfruttare contro me la religiosità della gente in tutt’altre cose che la religione, giacché qui è in gioco la disoccupazione, i fallimenti, la povertà.
Perché – nonostante io ritenga che non inizierà mai la vera civiltà se prima non finirà la visione religiosa della realtà – ciò non può e non deve impedire di lottare insieme per risolvere i problemi della società.
Senza contare che credo sia meglio un onesto ateismo che una ‘religiosità’ aggiogata a fini maledetti come quello di concorrere subdolamente alla perpetuazione del signoraggio mentre si finge di combatterlo.
Scontro con questi miserabili che ha però anche un lato positivo, perché non è mai ben chiaro a chi è venduta questa troppa varia e spesso pluri-giochista umanità ‘complottistica’, tanto più che non pochi sono venduti a molti; sicché quel che scrivo serve a rimarcare, benché non mi sembri proprio ce ne sia bisogno, la mia avversione a certo ‘auritismo’ che è ormai vox populi sia ispirato dai predetti servizi segreti, sette pseudo religiose ed ambienti pedofilo satanici.
Monete locali o alternative che Auriti concepiva come provocazione (tant’è che agì giudizialmente contro il signoraggio), e che questi ‘moralizzatori’ usano invece per frodare la collettività.
Perché non v’è chi non veda che l’affermazione delle monete locali o alternative non avrebbe altro esito che lasciare alla società gli spiccioli, ma non muterebbe il fatto che la proprietà delle centinaia di migliaia di miliardi in euro, dollari, franchi ecc rimarrebbe alle banche.
‘Auritiani’ autori di quelle ‘obiezioni’ al mio documento ai quali propongo di consentire di fingersi ignari e cessare le loro illecite condotte affinché, ove si redimano, possiamo perdonarli in nome di quella carità cristiana che ho credo più io che loro, perché il Cristo uomo di cui ho scritto, mi si scusi per l’immodestia, è di una bellezza tale che io stesso me ne commuovo.
Perché vi assicuro, amici lettori, che dalle mie risposte vi risulterà inconfutabile che sono dei ladri di scoperte e dei bari e che hanno raggirato molti senza che ne avessero colpa, perché nessuno ha il dovere di sapersi districare tra tanto complesse cose giuridiche ed economiche, e tutti hanno il diritto di veder tutelata la propria buona fede quando si pongano come alunni di fronte a coloro che si insedino quali docenti.
‘Giuristi’ ed ‘economisti’ dei miei stivali i quali, sapendosi incapaci di reggere alcun confronto, si erano finora sempre arroccati sui loro fecali ‘piedistalli’, ed ora hanno risposto solo perché l’estrema brevità e facilità della nuova versione del mio breve documento li ha messi con le spalle al muro.
Ma dicevamo: perché mi prendo tanta briga per dei simili accattoni? E perché è stata messa in piedi una così complessa truffa?
Ebbene, il motivo è che – magari non capiscono altro – ma sono consci del loro ruolo e del perché sono lì; sicché devo colpirli per colpire chi è dietro di loro, cioè gli ideatori e mandanti della truffa.
Auriti, infatti, amici miei, nonostante avesse forti legami con i potentissimi gesuiti, ai quali dedicò una chiesa che fece costruire a sue spese su un suo fondo, ed anche con l’allora non meno potente ed invero molto discusso cardinale Ratzinger, che incontrava sovente, è stato ugualmente un uomo vessato ed emarginato, perché era comunque il precursore di una guerra che nessuno, e meno che mai certi vertici della chiesa, voleva fargli vincere, tant’è che, nel giugno del 2004, due anni prima della sua morte, avvenuta nel 2006, candidatosi alle europee, prese appena 873 voti, contro le centinaia di migliaia, o forse milioni, che avrebbe preso oggi.
Solo cioè dal 2007 è iniziata la creazione del suo mito ad opera dei già detti ambienti clerico/bancari e dei ‘servizi’ con l’ausilio delle sette fondamentalistico/cattoliche.
Perché? Perché la confisca delle quote private della BI (Banca d’Italia) – che propugno nel documento sul signoraggio e l’inveramento, che ho pubblicato il 1.1.2007 – è facile.
È facile perché per farla basta un PM coraggioso che la richiede ed un giudice altrettanto coraggioso che la ordina.
PM e giudici coraggiosi come sappiano talmente rari che finora non se ne visto nessuno, ma che, bastandone solo uno + uno, potrebbero sempre venir fuori da qualche parte. Senza contare, ora che i tempi stanno per cambiare, che potrebbero cominciare a spuntare come funghi.
Confisca delle quote private della BI che implica la confisca anche di quel 15% circa della BCE di proprietà della BI, ed innescherà una rivoluzione, perché porterà agli occhi del mondo la criminalità del signoraggio, ed aprirà realmente la strada per schiacciarlo.
Confisca che è dunque ovvio atterrisca il potere bancario che, ‘giustamente’, tra le tante cose che non fa altro che inventarsi per distogliere da essa, si è inventato anche, mediante il dare ad Auriti tanta luce quanta prima gliene aveva negata, un auritismo che funga da contraltare per distogliere dalle mie tesi e da me, perché sanno che l’affermazione delle mie tesi avrebbe esiti politici, cioè causerebbe l’affermazione del PAS-FermiamoLaCatastrofeLeBanche&LeTasse.
Una pluriennale crociata attraverso la quale la cupola è riuscita, per ora, a riempire di confusione, grazie alle false interpretazioni dei suoi pseudo auritiani, il mondo anti-signoraggistico nato dai miei documenti e video, e a dirottarlo dalla lotta per la confisca delle quote di Banca Italia verso la vana ‘lotta’ per l’affermazione delle monete locali/alternative.
Un’opera di distoglimento, dalla confisca e da me, voluta anche per molti altri motivi che svolgo altrove – tra i quali le mie trentennali analisi sulla necessità di fermare il mondo per fermare la catastrofe climatica – di cui da ultimo tratto in Fratello clima chetati e ne Il nuovo libro del PAS.
Resistenza verso me che possiamo sinteticamente qualificare come una conseguenza del generico conservatorismo vigente: un conservatorismo rovinoso, perché è la causa della già detta catastrofe, ormai in atto, e che, prima della fine di questo 2015, causerà, nel mondo, un ‘corto circuito culturale’ dopo il quale inizierà il vero cambiamento, ma, purtroppo, in due o tre anni, causerà in ogni caso, nella fascia equatoriale e tropicale, e non solo, alcuni miliardi di morti di caldo, se saremo fortunati.
Se saremo fortunati perché potrebbe anche causare l’estinzione di quasi tutto il genere umano, giacché una parte si salverà forse grazie al fatto che l’inquinamento ora diminuirà esponenzialmente o perché l’umanità lo deciderà o perché perirà.
Conservatorismo al quale dunque la stragrande maggioranza della società non ha più interesse, e per promuovere il quale la folle cupola bancario/clericale/pedofilo/satanica è dovuta ricorrere alle strategie più subdole, quali sfruttare il mio ateismo.
Un conservatorismo dei vertici ora aggravato dalla paura; perché capiscono che la catastrofe sta per far scattare quel corto circuito culturale dopo il quale saranno travolti, sicché si arroccano sempre più.
Travolti forse dalle genti, ma sicuramente dalla giustizia; sia attraverso il predetto tribunale internazionale; sia attraverso l’attuale giustizia, oggi culturalmente collusa con i poteri e in buona parte anche materialmente venduta alle banche, ma che in breve anch’essa getterà in mare gli insalvabili, si redimerà, e farà piazza pulita di tutti costoro che continuano a delinquere senza che li si possa fermare, perché hanno fatto fallire la parola, segno sublime della nostra qualità di uomini.
Mie risposte ai quesiti dei plagiatori/’auritiani’ che sono rivolte solo ai buoni cittadini, perché chi è e resta in mala fede ed è dedito all’immoralità dialogica va solo sconfitto, poiché parlargli è inutile.
Ingannata collettività degli auritiani con la quale sono quindi disponibile ad ogni confronto anche perché numerosi hanno già capito il raggiro e si sono dissociati o si stanno dissociando.
Amici che sono certo concordino che l’appartenenza religiosa o atea non deve impedire la lotta comune contro le banche, e si dispongano a combattere la vera guerra per cambiare, anziché quella, solita, falsa, che ha assunto mille volti da quando pubblicai La storia di Giovanni e Margherita, ma ha sempre avuto un unico fine: far deragliare sul binario morto della rivoluzione per non cambiare le spinte al vero cambiamento che continuo a suscitare dal 1985.
Un cambiamento che non può avvenire se prima non nasce la nuova cultura frutto della scoperta del modo di formazione del pensiero di cui a quel libro, perché all’attuale stadio culturale, cioè all’attuale livello di metodo nell’esercizio del pensiero, l’errore è avere degli obiettivi, perché non possono essere raggiunti. Tutte cose meglio descritte nei miei libri, ai quali rinvio.
Sono insomma trent’anni che viene rubato tutto quello che si può delle mie scoperte e delle mie tesi, sempre mistificandole, e nel mentre mi si contrasta mediante l’oscuramento mediatico, la diffamazione, e le persecuzioni giudiziarie e persino normative, con le leggi contra personam.
Ora però è indispensabile che questo finisca, non per me, ma per l’umanità, sicché è necessario che cessi questo terrore di guardarsi dentro che è la vera ragione della resistenza alle mie opere, e di questo silenzio che, dopo trent’anni, anche ora che «sta per rompersi in un fiume di parole», diviene sempre più profondo.
Ma venendo a noi a partire dalla prima critica che mi viene mossa dai questi ipocriti – quella per la famosa immagine di Sara Tommasi dinanzi al bancomat – si trattò in realtà di un’iniziativa del dr Alberto Dandolo, all’epoca mio addetto stampa, che è sempre stata, senza motivo (in mala fede), attribuita a me. Iniziativa di cui, non solo ero all’oscuro, ma che mi seccò molto. **
Iniziativa di cui però, dopo averla aspramente rimproverata, dovetti ammettere l’importanza, perché vige il sessismo più sfrenato, e solo l’utilizzo di questo tipo di ‘linguaggi’ ha avuto la forza di rendere noto il signoraggio all’intera società, e non solo italiana.
Ed è paradossale che coloro che criticano quelle immagini dimentichino che conoscono il signoraggio solo perché, dopo avere io, dal 1985 al 2010, pubblicato innumerevoli ma negletti video austerissimi su molti temi, decisi, nel 2010, di dover cambiare metodo.
Perché prima dei miei video con Sara Tommasi, Aida Yespica e Ruby, nemmeno un italiano su diecimila sapeva cosa fosse il signoraggio, mentre ora lo sanno tutti e, salvo pochissimi, tutta la miriade degli attuali ‘divulgatori’, compresi i nostri ’auritiani’, sono persone alle quali sono stati proprio quei video – oltre che il mio breve documento – ad aver ‘messo in bocca le parole’.
Perché ormai, se si vuol riuscire a far leggere dei libri, bisogna ricorrere alla magia, non bastando più nemmeno l’arte, sicché i testi come quelli di Auriti non li legge letteralmente nessuno; e di sicuro non li hanno letti i nostri ‘auritiani’, tant’è che, come vedremo, quando ne parlano, ‘recitano a soggetto’.
Quanto agli altri linguaggi da poter usare per descrivere il signoraggio, è dal 2007 che eccepisco il signoraggio quale domanda principale nelle mie cause contro le banche, sicché ho avuto ampiamente modo di sperimentare le mie tesi perché, in difesa delle banche, si sono costituiti in giudizio tutti i principali professori universitari/avvocati d’Italia, controdeducendo con ogni sorta di argomenti.
È chiaro però che solo alcuni sarebbero in grado di comprendere quello che scrivo negli atti giudiziari, per cui è giocoforza che abbia dovuto avvalermi anche dei discorsi che faccio fare a Tommasi nei video.
Brevi discorsi nei quali, tuttavia, le ho fatto dire molte cose importanti, sicché – poiché siamo in una società adusa, non al semplice nudo, ma alla pornografia, ormai liberamente trasmessa per ore al giorno anche sui canali liberi di Sky senza che nessuno faccia nient’altro che guardarla – è chiaro che molti di quelli che fingono di scandalizzarsi in realtà non vogliono capire.
E veniamo ora alle mie risposte a quelle degli ‘auritiani’, precisando che i brani tratti dal mio documento sul signoraggio sono in rosso, le loro ‘obiezioni’ in blu, e le mie risposte alle loro ‘obiezioni’ in nero.
Anticipo però ai lettori meno ferrati in cose giuridiche o economiche che, se non capiscono gli argomenti degli ‘auritiani’, è perché questi rimestatori hanno realizzato un guazzabuglio di errori, invenzioni, contraddizioni e insensatezze, spesso frutto di mistificazioni di cose che hanno mal copiato da me, oltre che da Auriti, e lo hanno fatto con uno ‘stile’, che è sì pedestre, ma è funzionale a commettere, attraverso la confusione, i loro plagi e le loro falsificazioni proprio cercando di speculare sulla comprensibilmente poca preparazione del pubblico in materia.

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-1a) Marra: «Faremmo ciò che il grande Giacinto Auriti non avrebbe mai voluto, cioè contribuiremmo a perpetuare il signoraggio, se la devozione a Lui ci precludesse di estendere la Sua analisi fino a temi che non contemplò, quali l’inveramento e quanto ad esso consegue».
-1b) ‘auritiani’: «La Scuola ha dei fini ben chiari, avendoli enunciati nei suoi statuti. Non facciamo devozione ma cultura e formazione. Auriti è il punto di partenza per poter capire e smontare sia la fallacità del sistema sia la trappola predisposta, anche in buona fede, da chi si erge a nuovo paladino contro il sistema con soluzioni basate su presupposti errati. Il signoraggio si perpetua se vi è cattiva informazione e/o deformazione concettuale dei termini del linguaggio, in un mondo in cui l’analfabetismo funzionale è dilagante. La “devozione” non è per il personaggio Auriti, ma per la Sua scoperta, il VALORE INDOTTO DELLA MONETA: soltanto dopo l’attuazione della PROPRIETA’ POPOLARE della MONETA potremo fare correzioni, sviluppi ulteriori, ecc. su temi che la Scuola al momento non affronta. Per quanto riguarda l’inveramento, di seguito dimostreremo che Auriti aveva già affrontato ciò che l’avv. Marra definisce una lacuna».
-1c) Marra: Ripeto che se l’auritismo di questi analfabeti consiste nell’avere devozione «per la scoperta del valore indotto della moneta», frutto, secondo loro, della certezza della sua accettazione per legge da parte dei cittadini (vedi punto 3), hanno creato un disastro, perché detta ‘scoperta’ è errata e priva del minimo rapporto con ciò che ho definito inveramento, e l’espressione «valore indotto della moneta» non significa niente.
‘Scoperta’ errata (repetita iuvant) perché il denaro diviene vero (si invera) – non in virtù dell’accettazione dei cittadini (priva di rilievo pratico/giuridico ai fini dell’inveramento) – ma solo se viene coperto con il corrispettivo in ricchezza reale che bisogna fornire allo Stato che lo emette affinché ce lo eroghi.
Nell’escludere poi che Auriti conoscesse l’inveramento, aggiungo che non ho mai detto che ciò sia una lacuna, ma che, se non si conosce l’inveramento, non si può realmente capire il signoraggio.
Tant’è che, dopo avere letto, nel luglio del 2006, Euroschiavi, l’importante opera del mio amico Marco della Luna, ho impiegato sei mesi, pur dopo vari ed utili colloqui con lui stesso, per capire quale fosse quella speciale conseguenza della privatezza delle banche centrali che avrei poi chiamato inveramento, pubblicando, solo il 1.1.2007, il documento in cui lo spiego.
Inveramento che, se lo avessi trovato nei libri di Auriti, o di altri – perché insieme a mio figlio Giulio, che mi aiutò molto in questa ricerca, percorsi la rete in lungo e in largo – non avrei avuto bisogno di capire da me.
Devo ripetere anche che l’altro sublime prodotto dell’‘acutezza’ degli ‘auritiani’ è la pur essa già detta espressione «proprietà popolare della moneta», basata sul fatto che sono così a digiuno di cose giuridiche da non conoscere, loro sì, il concetto di Stato.
Gente ad un tale livello intellettuale da scambiare certe espressioni di Auriti, quali quella secondo la quale lo Stato sarebbe un fantasma giuridico, per l’enunciazione di un concetto, laddove è chiaro che Auriti definiva lo Stato un fantasma solo polemicamente.
Un ‘equivoco’ degno di loro dal quale sono sorte un mucchio di amenità demagogico/popolaresche che è bene chiarire una volta per tutte partendo dalla radice.
Esordii cioè nel 1994, da deputato Coordinatore del mio gruppo nella Commissione Istituzionale del Parlamento Europeo, nella mia relazione (proposta di legge) sulla riforma istituzionale europea, scrivendo: «Cos’è un’Istituzione se non il frutto appunto dell’istituire? E qual altro è l’elemento fondamentale dell’istituire se non un’idonea volontà? Una volontà che, per essere idonea, dovrà configurarsi come insieme di condizioni atte a poter volere, o altrimenti costituirà una velleità. Lo Stato, visto da questa angolazione, è dunque la massima delle Istituzioni».
Lo Stato è insomma, amici miei, lo strumento – l’unico possibile – di rappresentanza del popolo o, detto altrimenti, l’organizzazione sovrana di un popolo su un territorio ecc.
Popolo che, quindi, è sì titolare della sovranità, ma che, dovendola pur esercitare in qualche modo, non può che farlo tramite degli organi di rappresentanza, cioè lo Stato; diversamente da quanto sembrano ritenere i nostri geniali ‘auritiani’, che non si capisce se detta sovranità popolare vogliano esercitarla personalmente, da casa loro, con il telecomando del televisore, o mediante un’assemblea generale permanente di tutti i maggiorenni.
Una possibilità di esercitare la sovranità con il telecomando che credo sembri concepibile ai nostri luminari perché non capiscono che non tutte le decisioni possono consistere in un sì o in un no a fronte di quesiti di poche righe, perché molte richiedo approfondimenti, valutazioni e decisioni faticosissime e complicatissime che solo alcuni di coloro che si sono consumata la vita sui libri e a pensare sono in grado di fare, e che poi vanno scritte in percorsi normativi, regolamentari ed esecutivi che ancora meno studiosi e pensatori sono in grado di realizzare, tant’è che le nostre attuali Istituzioni non ci riescono.

-2a) Marra: «Fenomeni catastrofici tra cui l’inflazione, che è tutt’altro da ciò che si ritiene, perché è frutto della produzione del denaro ad opera di falsari. Se infatti i denari sono 100, ed un falsario (è un falsario chiunque produca denaro ma non sia lo Stato; quindi anche le banche) ne crea altri 100, quando li mette in circolazione (li spende), ruba metà della ricchezza ed, avendo portato a 200 il denaro, causa un’ ‘inflazione’ del 50%. Inflazione che non si verifica se è lo Stato a produrre il denaro ed a metterlo in circolazione spendendolo, perché in questo caso il corrispettivo della spendita va alla collettività, la quale vedrà coperto/inverato il denaro messo in circolazione dalla ricchezza che introita».
-2b) ‘auritiani’: «Auriti si era già espresso negli stessi termini. L’inflazione è un falso problema, creato proprio dalle banche che si arrogano il diritto di proprietà della moneta, mancando la legge che ne sancisce la proprietà. La storia dimostra che le più grandi manovre fiscali sono state fatte proprio nei periodi di ricchezza e la ricchezza era dovuta all’inflazione (aumento) della massa monetaria. Massa monetaria che i proprietari del denaro hanno chiesto indietro. I classici cicli di espansione e riduzione di massa monetaria e le più gravi crisi si sono avute quando i banchieri hanno deciso di ridurre l’inflazione. Il problema non è la banca che crea moneta ma il ruolo di proprietario della banca sulla moneta perché, a differenza di qualsiasi falsario che stampando non presta, la banca stampando moneta la immette prestandola sin dall’origine e ne richiede la restituzione e/o smette di emetterla per non inflazionare il suo bene. Cosa che non fa il falsario, perché il falsario ha tutta la convenienza a spendere la moneta che stampa per acquistare beni piuttosto che riprendersi la moneta falsa che ha stampato. Nel caso del sistema bancario, quando le banche chiudono i rubinetti del credito (emissione monetaria), e chiedono unilateralmente il pagamento dei debiti per combattere l’inflazione, non fanno altro che causare crisi di liquidità e problemi di insolvenza dando seguito ad azioni coatte di esproprio dei valori creati proprio con l’inflazione (immissione) di denaro di LORO proprietà e sua circolazione. Se fosse lo Stato ad emettere moneta si avrebbe comunque un’inflazione monetaria che creerebbe valori reali, purché tale emissione non avvenga a fronte di un prestito allo Stato, come avveniva anche con la Lira (se lo Stato fosse inteso come comunità proprietaria del bene collettivo che è la moneta ed ogni cittadino fosse proprietario della sua quota parte.). Su quest’ultimo aspetto l’avv. Marra concorda e quindi, implicitamente, notiamo una sua contraddizione. Oggi l’inflazione ha subìto un arresto (almeno così ci dicono) ma viviamo ugualmente una catastrofe economica e dunque sociale; il problema dell’inflazione che pone Marra dunque, è solo una delle conseguenze del signoraggio e dell’emissione della moneta a debito e per giunta gravata di interesse, non un problema in sé. Nel momento in cui la moneta viene restituita al proprietario, anche naturalmente a mezzo delle tasse, in misura superiore alla quantità di moneta che viene immessa nel sistema e riducendone il valore assoluto della base monetaria al di sotto della sommatoria dei beni e servizi scambiati annualmente, si manifesta la deflazione (come sta avvenendo oggi). E’ ovvio che la massa monetaria in circolazione debba essere rapportata ai fabbisogni dello Stato ed al PIL nazionale ma senza che lo Stato stesso si indebiti per ottenerla. Quindi per non subire artificiosi problemi di inflazione e deflazione, la moneta deve appartenere ai cittadini e la sua quantità deve essere equivalente ai valori che deve misurare.(1) Come diceva Auriti enunciando la Legge della Rarità Monetaria».
-2c) A prescindere che siamo di fronte al già annunziato guazzabuglio di parole a caso (mi scuso, ma il termine esatto è puttanate), gli ‘auritiani’, qui come in quasi tutte le loro ‘obiezioni’, dimenticano che stanno cercando di dimostrare che Auriti conosceva l’inveramento, o comunque di realizzare un confronto tra le tesi di Auriti e le mie, e non tra le mie tesi e le loro. Se cioè vogliono dimostrare che Auriti conosceva l’inveramento devono dire dove lo ha descritto e riportarlo tra virgolette (come ha fatto questo tale Monaco, con gli effetti esilaranti che vedremo). Gli ‘auritiani’, invece, usano il metodo di rispondere elaborando loro delle loro ‘tesi’ su svariati argomenti, tra cui le loro analisi storiche. Loro ‘tesi’ alle quali non ha dunque senso rispondere qui; né invero altrove, perché non posso rubare il tempo dei lettori, né avrei io stesso il tempo per farlo, formulando scritti così articolati per rispondere alle ‘tesi’ di ogni imbecille che ‘obietti’ solo perché non ha alcuna dignità da difendere. ‘Tesi’ di questi plagiatori che per di più grondano argomenti che hanno mal appreso leggendo me e che si sforzano di mascherare. Tesi di Auriti in materia di inveramento che non riportano perché non esistono, tant’è che niente di ciò che si inventano attribuendolo ad Auriti corrisponde, come vedremo anche di seguito, alla mia tesi sull’inveramento. Né ritengo minimamente che l’inflazione sia un falso problema (è invece un problema verissimo) o che, se fosse lo Stato a produrre i soldi, ci sarebbe ugualmente l’inflazione. Per cui, se Auriti avesse detto le cose che dicono, non corrisponderebbero per niente a quello che dico io.

-3a) Marra: «Denaro che dunque si invera solo se introdotto dallo Stato, mentre resta falso se introdotto da singoli».
-3b) ‘auritiani’: «Finalmente riusciamo a comprendere cosa voglia dire l’Avv. Marra con “inveramento”. Ebbene, tale concetto fu già espresso da Auriti con il termine “induzione giuridica”. L’induzione giuridica, o “inveramento” di Marra, non è altro che il “valore indotto della moneta”. Valore che risiede nella certezza della accettazione, da parte dei cittadini, del simbolo monetario che diviene un bene economico che l’autorità dello Stato riconosce, protegge e accetta in circolazione con la norma giuridica dandogli corso forzoso. Quindi il valore, come enunciò Auriti, non risiede nella materia della moneta ma nella fiducia della sua accettazione. Tale fiducia è basata sulla certezza del Diritto, ovvero sulla Legge che la istituisce; è lo Stato stesso infatti ad aver stabilito che la moneta a corso legale sia una moneta emessa a debito ed è lo stesso Stato che ha ratificato i trattati europei che hanno istituito l’Euro come moneta. Quindi la moneta oggi si “invera” comunque per legge, come diceva Auriti. Ha valore per legge. Sentiamo di poter affermare con certezza che in ciò che dice l’avv. Marra non si rinviene nulla di nuovo rispetto a quello che enunciò Auriti. Quello che è oltremodo necessario comprendere è che la proprietà dello strumento monetario all’atto dell’emissione deve essere dei cittadini e che alcun interesse debba essere praticato e imposto in tale fase».
-3c) Marra: Riecco la stupidaggine del «valore indotto della moneta», ovvero la tesi secondo la quale il valore della moneta è basato sulla certezza della sua accettazione per legge da parte dei cittadini, alla quale ho già risposto al punto 1c precisando che l’accettazione è di per sé priva di rilievo pratico/giuridico ai fini dell’inveramento, e che il denaro si invera solo perché viene coperto con il corrispettivo di chi se lo riceve. È inoltre un falso materiale che Auriti abbia mai detto che «la moneta si ‘invera’ comunque per legge»: Auriti non ha mai usato la parola inveramento ed abbiamo già chiarito che le espressioni «induzione giuridica», «valore indotto della moneta» e simili non significano niente e non corrispondono in nessun modo all’inveramento.

-4a) Marra: «Definisco quindi inflazione il fenomeno che si verifica quando, avendo dei falsari introdotto del denaro spendendolo, abbiano così causato un aumento del denaro globale e della percentuale di ricchezza di loro proprietà, ed una corrispettiva diminuzione del potere di acquisto del denaro e della ricchezza di proprietà della collettività».
-4b) Auritiani: «Come detto l’inflazione è un problema secondario. Le banche non rappresentano dei falsari veri e propri anche se giuridicamente agiscono come tali appropriandosi indebitamente della moneta prestandola in fase di emissione e richiedendola poi indietro. Un falsario propriamente detto non ha alcun interesse a richiedere indietro la propria moneta; le banche fanno ciò con lo scopo dichiarato della lotta all’inflazione, con lo scopo occulto di rarefare a piacimento la quantità di moneta agendo in aumento o in diminuzione sulla base monetaria e di incamerare, in fase di restituzione, il valore nominale della moneta emessa oltre agli interessi compiendo un duplice inganno. La banca possiede i mezzi per creare la moneta – tra l’altro potrebbe agevolmente possederli anche lo Stato – e alla banca andrebbe corrisposto solo il compenso per il servizio di tipografia, rimanendo semplicemente assurdo pagarla come istituto di credito corrispondendo gli interessi sul valore nominale creato oltre che restituendo il valore nominale della moneta emessa e prestata. Sul punto Auriti è stato chiarissimo. Quindi non è letteralmente e giuridicamente corretto dire che i banchieri sono falsari in quanto la legge garantisce loro tale ruolo anche se, ripetiamo, è un ruolo usurpato potendo essi emettere la moneta in luogo dello Stato che, invece, lo farebbe in nome e per conto dei cittadini. Tornando all’immissione di denaro che aumenta la ricchezza dei banchieri creando inflazione, ribadiamo ancora una volta che l’aumento di massa circolante crea ricchezza in chi la scambia e dove c’è ricchezza c’è aumento di prezzi. Ma queste sono regole naturali del mercato di cui innumerevoli studiosi hanno trattato da secoli. Il problema è che il Sistema Europeo delle banche Centrali (SEBC) vuol controllare i prezzi artificialmente con la Legge. Tale sistema non funziona perché è innaturale rispetto alle leggi di mercato e qui crediamo che l’avv. Marra sia d’accordo. Quindi c’è bisogno di una modifica dei Trattati, al contrario di quanto afferma Marra.
-4c) Marra: Di nuovo l’‘errore metodologico’ di prima: gli ‘auritiani’ non riportano quello che dice Auriti, ma espongono le loro ‘tesi’ sempre nel solito, confuso intreccio di sciocchezze, e sfruttando malamente in positivo o in negativo molte mie affermazioni. In pratica, benché ignoranti, lottano pervicacemente per cercare di approfittare della presunta ignoranza dei lettori. Le sole cose che si capiscono sono, la prima, che, secondo quanto dicono di Auriti, l’inflazione sarebbe un problema secondario, cosa errata, anche perché essa è il ‘sintomo’ della proprietà privata delle banche centrali, altrimenti non esisterebbe; e la seconda, che le banche private, nel momento in cui producono soldi da proprietari, non sarebbero, sempre secondo quanto gli ‘auritiani’ dicono che Auriti dica, dei falsari «veri e propri». Cose che, chiunque le abbia dette, considero un’eresia, perché nel mio documento spiego che le banche centrali, in quanto private, sono, giuridicamente parlando, dei falsari a tutti gli effetti. Quanto al fatto che il falsario non ha interesse alla restituzione del denaro falso, anche questa credo sia un’asserzione, non di Auriti, ma degli ‘auritiani’(ho letto Auriti nel 2007 ma, per motivi di ‘economia mentale’, ricordo solo, in generale, delle mie letture, quel che mi occorre; e, francamente, salvo l’Epopea di Gilgamesh, Omero, Eschilo, Virgilio, Dante e un po’ di Nietzsche, Pasolini, Marquez, Malaparte, Dostoevskij, e della Bibbia, ho deliberatamente cancellato tutto dalla mia mente, dopo che, per circa trent’anni, da bambino fino al 1985, avevo letto ogni possibile opera di rilievo, perché ho sempre evitato le letture inutili o da ‘intrattenimento’). Asserzione del mancato interesse alla restituzione da parte del falsario che è infondata, perché siamo di fronte ad un falsario che ha usurpato il ruolo di legittimo produttore del denaro, ed è riuscito ad imporre che il denaro falso che produce nel suo interesse, anziché nell’interesse popolare, sia vero, ma che tuttavia non può introdurne illimitatamente perché, in quanto falsario, causa inflazione. Sicché ha interesse ad appropriarsi di tutto il denaro di cui riesce ad appropriarsi tra quello che mette in circolazione ‘prestandolo’ (è più uno sconto, ma in realtà è solo una truffa) in cambio del debito pubblico. Una situazione che, tra l’altro, evidenza anch’essa che la predetta accettazione sociale per legge della moneta su cui si baserebbe il suo presunto «valore indotto» non causa affatto che il denaro falso (perché non prodotto dallo Stato) divenga vero, perché la mera accettazione sociale e legale non serve per niente ad inverarlo (perché non lo copre), sicché esso continua a produrre tutti gli effetti del denaro falso, a partire dall’inflazione. D’altra parte, ripeto, è ovvio che tutti sarebbero pronti ad accettare tutti i vagoni di denaro del mondo senza che ciò, se non viene prodotto dallo Stato, e se non è inverato coprendolo con il corrispettivo, potrebbe mai renderlo vero.

-5a) Marra: «Per eliminare il signoraggio non basta però che banche centrali siano pubbliche; occorre anche impedire il predetto falso in bilancio»
-5b) ‘auritiani’: «Per eliminare il signoraggio occorre che la moneta sia di proprietà del portatore nel momento della sua emissione. La questione non verte sul problema se la banca centrale debba essere pubblica o privata perché il suo ruolo sarebbe solo quello di tipografo (anche nella concezione moderna del termine considerato che oggi la moneta si crea elettronicamente) e verrebbe pagata solo per il suo servizio come si paga una qualunque tipografia. Certo, sarebbe auspicabile che un istituto così importante fosse pubblico e sottoposto a tutti i necessari controlli statali».
-5c) Marra: Sono costretto a ridire che la frase «Per eliminare il signoraggio occorre che la moneta sia di proprietà del portatore nel momento della sua emissione» è priva di significato e che la moneta non può essere «di proprietà del portatore nel momento della sua emissione», perché può diventare di proprietà solo di chi – dopo che lo Stato l’ha legittimamente creata dal nulla in nome, per conto e nell’interesse del popolo – la riceva da esso Stato in cambio del corrispettivo con cui la paga/invera. Cosa possibile solo dopo la confisca delle quote private delle banche centrali e l’eliminazione del già descritto falso in bilancio, e magari l’arresto dei rei. Non vedo poi che dubbio possa esservi sul fatto che non avrebbe rilievo che la banca centrale fosse pubblica o privata se il suo ruolo fosse solo quello di tipografo. Salvo che, purtroppo, il ruolo delle banche centrali non è quello di tipografi, tant’è che altrimenti non staremmo qui a struggerci nella lotta al signoraggio.

-6a) Marra: «Se infatti abbiamo un’unità di ricchezza ciascuno e creiamo altrettante banconote da dividerci una a testa, non cambia nulla: rimaniamo proprietari di quell’unità di ricchezza; salvo che, grazie al denaro, potremo usarla meglio».
-6b) ‘auritiani’: «Auriti, infatti, diceva che la quantità di moneta doveva essere commisurata alla quantità di beni e servizi e di proprietà del portatore. In tale affermazione, Marra aderisce in pieno a quanto studiato, sintetizzato e chiaramente esposto dal prof. Auriti non introducendo alcuna novità».
-6c) Marra: Detto che non ho mai sostenuto né che sussista disaccordo tra tutto quanto scriveva Auriti e tutto quanto scrivo io, né che tutto quanto dico io sia nuovo, la mia affermazione ha contenuti del tutto diversi da quelli che gli ‘auritiani’ attribuiscono ad Auriti. Io infatti intendo dire che ciò che rileva è la ricchezza, sicché, se la simbolizziamo attraverso la moneta, la ricchezza resta quella che è, salvo che potremo disporne più facilmente. Affermazione la mia da interpretare, perché la simbolizzazione della ricchezza attraverso il denaro ne muta la fruibilità così profondamente da generare dei mutamenti sostanziali di ogni genere, anche della natura stessa della ricchezza. L’affermazione di Auriti secondo la quale la ricchezza deve essere commisurata alla quantità di beni e servizi di proprietà del portatore significa invece (credo: perché non vorrei togliere agli ‘auritiani’ l’appannaggio di interpretare come gli pare Auriti, ed ora, a quanto sembra, anche me) che la quantità di moneta deve essere proporzionata alla ricchezza. Un’affermazione che oltretutto condivido relativamente perché si inquadra in un contesto ‘logico’ che è quello della moneta creata dalle banche centrali private, le quali, se ne creano troppa, causano inflazione, laddove ho già detto nel documento che, se è lo Stato a produrre il denaro, il fenomeno dell’inflazione scompare.

-7a) Marra: «Intendo dire che se il denaro è creato per essere il corrispettivo simbolico della ricchezza, non può che essere contabilizzato all’attivo. Iscriverlo quindi al passivo, come fosse qualcosa delle banche e di diverso dalla ricchezza per simbolizzare la quale viene messo in circolazione mediante la spendita, è solo un modo per rubarlo».
-7b) ‘auritiani’: «Su queste considerazioni rispondiamo andando “oltre” Auriti, che era un grande giurista ma non un ragioniere. Infatti Auriti sinteticamente parlava della necessità di un ribaltamento contabile dei valori monetari emessi “dopo”, e ribadiamo “dopo”, aver riconosciuto che la proprietà della moneta appartenga ai cittadini al momento della sua emissione. Attualmente la metodologia contabile adottata dalle banche prevede che la moneta emessa sia iscritta nel Passivo dello Stato Patrimoniale della Banca Centrale mentre nell’Attivo si iscrivono i titoli di Stato che la Banca centrale detiene in corrispondenza dei valori monetari emessi. Il saldo tra Attivo e Passivo viene, in questo modo, bilanciato. Peccato che la moneta emessa sia prestata e pertanto troveremo nel Conto Economico della Banca Centrale, alla voce “Entrate”, l’ammontare degli interessi della moneta emessa. Ma questa è pura Ragioneria e non giurisprudenza. Ragioneria che è soggetta, ovviamente, alle leggi sulla contabilità che tra l’altro, se sensatamente interpretate prevederebbero che la moneta emessa debba essere iscritta anche in Avere del Conto Economico , ma così facendo si scoprirebbe l’inganno. Se la moneta fosse dichiarata per legge di proprietà dei cittadini ed emessa dallo Stato, non avremmo la voce “Interessi” nei Ricavi del Conto Economico. Quindi avremmo comunque l’iscrizione nella voce “Passivo” dello Stato Patrimoniale (e nel Conto Economico) dei valori monetari emessi per il semplice fatto che tali valori “patrimoniali” sono in circolazione mentre nella voce “Attivo” avremmo tutti i valori che la moneta in circolazione serve a misurare, compresi anche i valori “demografici” (come fece giustamente notare la dott.ssa Nicoletta Forcheri ) in quanto la popolazione è la ricchezza di un Paese non potendo esistere ricchezza in un Paese di morti (parafrasando Ezra Pound ). Le regole di contabilità sono basate sulla partita doppia ed i valori riportati nello Stato Patrimoniale sono valori di PROPRIETA’ di cui dispone l’azienda o comunque valori di cui è titolare [al momento] dell’evidenza contabile , come stabilisce l’art. 2424 del Codice Civile. Appare ovvio che la Banca Centrale, attualmente non sta commettendo nessun furto con questa contabilizzazione perché considera la moneta un bene patrimoniale di “sua” proprietà. Ed ecco perché Auriti pretendeva che la moneta fosse riconosciuta un bene economico con contenuto patrimoniale ad utilità ripetuta e di proprietà del portatore all’emissione, perché dopo essere stata usata come mezzo di pagamento, o di estinzione di un debito, essa continua a circolare. Riconosciuta tale, per Legge, il suo trattamento contabile avverrebbe come avviene oggi ma non sarebbero previsti gli interessi (il cui valore monetario non esiste fisicamente in circolazione e pertanto è impossibile ripagarli, come fa notare il prof. Padovani) nella voce del Conto Economico.
-7c) Benché non sia purtroppo neanch’io un esperto della nobile arte della ragioneria, qui gli ‘auritiani’ ne fanno davvero strame. Ma siccome in questo caso sono loro stessi a dirci che stanno parlando «oltre Auriti», non ho motivo di rispondere. Preciso solo che l’intreccio di panzane che hanno ricamato non è pertinente alla mia affermazione che il denaro non può che essere contabilizzato all’attivo e che «Iscriverlo quindi al passivo, come fosse qualcosa delle banche e di diverso dalla ricchezza per simbolizzare la quale viene messo in circolazione mediante la spendita, è solo un modo per rubarlo».

-8a) Marra: «Termine inveramento che, scrive Gianluca Monaco, presidente dell’associazione Studi Auritiani, sarebbe solo un mio neologismo, perché Auriti conosceva il fenomeno e lo descriveva come “Il momento edonistico del valore, ossia quella fase di tempo in cui il soggetto riconosce il valore di un bene nel momento in cui gode del bene. In questo caso della previsione normativa, che non è altro che lo strumento del diritto com’è la moneta all’atto dell’emissione”. Una definizione che, a prescindere da cosa significhi, non corrisponde a ciò che sostengo io».
-8b) Auritiani: «Come scritto sopra, l’inveramento non è altro che il Valore Indotto della Moneta derivante da induzione giuridica, cioè dal diritto/dovere di accettare la moneta come strumento legale per le compravendite o per le risoluzioni di situazioni debitorie. Quindi valore derivante dalla certezza dell’accettazione da parte del prossimo per il corso forzoso stabilito per legge».
-8c) Marra: Ho già variamente spiegato al punto 3c che la ‘tesi’ secondo la quale il valore della moneta è basato sulla certezza della sua accettazione non c’entra un fico con l’inveramento ed è errata. Evito, per carità cristiana (avrei un troppo facile gioco), di soffermarmi sul «momento edonistico del valore» che, secondo Monaco, sarebbe l’equivalente, in Auriti, del mio concetto di inveramento..

-9a) Marra: «Un quadro in cui, se una banca ‘presta’ dei soldi ad un cittadino, egli non glieli deve, sia perché la banca (falsaria) nulla gli ha dato, sia perché il corrispettivo della spendita il cittadino lo riceverà dalla collettività, sicché è ad essa (allo Stato) che dovrà restituire i soldi. Pertanto, per legittimare l’esigibilità dei crediti delle banche, occorre prima confiscarle e nazionalizzarle, essendo altrimenti i loro crediti inesigibili quali crediti di falsari e truffatori».
-9b) ‘auritiani’: «L’avv. Marra si riferisce alle banche commerciali dette anche istituiti di credito ma non è corretto dire che la banca non ha prestato “nulla”. A tal proposito rimandiamo i lettori al nostro articolo sulla falsa concezione di “valore nullo della moneta”. Le banche commerciali prestano moneta che assume valore “creditizio” nel momento in cui un soggetto richiede un prestito e sottoscrive il relativo contratto di finanziamento accettando tale moneta per il soddisfacimento dei propri bisogni nella certezza che i propri fornitori la accettino in quanto mezzo di pagamento riconosciuto per legge. Torniamo quindi al valore per induzione giuridica. Ci risulta alquanto illogico, nel ragionamento di Marra, dire che la banca presta moneta “falsa” ad un cittadino che chiedo un prestito e poi dice che il cittadino deve restituire questa moneta falsa allo Stato e non alla banca. Ma se la moneta è falsa non la si chiede ab origine in prestito. Poi per Marra il denaro “falso” emesso dalla banca commerciale diviene veritiero a posteriori e quindi se prima non era dovuto indietro alla banca perché “falso” poi diventa denaro “vero” da restituire allo Stato? Facciamo notare ai lettori che le banche sono autorizzate per legge a creare moneta con le aperture di credito e le stesse banche restituiscono denaro “legale” allo Stato come imposte sui loro utili da interessi e la moneta bancaria (privata ) è moneta legiferata ed autorizzata dalle Leggi di Stato (purtroppo)».
-9c) Marra: Innanzitutto il fatto che le banche siano autorizzate per legge a creare il denaro non ha importanza, perché bisogna che le leggi siano conformi alle Costituzioni e più ancora ai principi giuridici essenziali, che talora sfuggono anche alle Costituzioni, ma che possono sempre essere introdotti dalla volontà popolare attraverso gli organi di rappresentanza. Ciò detto, ribadito che confermo quanto ho già scritto in tema di moneta vera o falsa, è pur vero che è buona norma scrivere sempre in modo da sbarrare la strada ad equivoci, speculazioni ecc, ma cercare pretesti per tentare di montare ‘obiezioni’ gratuite è da malintenzionati. È cioè chiaro che l’espressione secondo la quale, se un cittadino riceve dei soldi da una banca non li deve restituire perché essa banca falsaria «nulla gli ha dato», inquadrata nel contesto in cui è scritta, significa che non gli ha dato «nulla di suo». D’altro canto, se continuo scrivendo che «il corrispettivo della spendita il cittadino lo riceverà dalla collettività, sicché è ad essa (allo Stato) che dovrà restituire i soldi», non vedo che dubbi possano esserci su quel che intendo dire.

-10a) Marra: «Signoraggio primario a cui si aggiunge il secondario, con cui le banche di credito attraverso il ‘moltiplicatore monetario’, secondo prassi che una prona e scellerata dottrina di regime dà per scontate, ma sono il massimo della criminalità, realizzano prestiti per un ammontare 50 volte maggiore del denaro che detengono. In sostanza, se Tizio versa su una banca 100.000 euro, essa tratterrà il 2% circa (conta il concetto) come riserva, e presterà il 98% che, una volta depositato in un’altra banca, sarà prestato, a cascata, al 98%. Finché la cosca bancaria, attraverso prestiti ogni volta minori del 2%, azzererà i 100.000 euro, ma farà prestiti per 5.000.000 su cui lucrerà interessi anch’essi cinquantuplicati, anziché il solo compenso per il servizio. Interessi che devono andare ai proprietari dei soldi, e allo Stato per i prestiti frutto della cinquantuplicazione, mentre ora costituiscono una creazione di denaro a vantaggio delle banche che consegue ad ogni ‘versamento’ o pagamento con assegni, carte di credito, bonifici ecc. Signoraggio secondario i cui proventi non vanno nemmeno essi agli azionisti, ma vengono di nuovo sottratti dalla cupola attraverso complessi falsi in bilancio e trucchi il cui effettivo accertamento richiede che una magistratura specializzata entri finalmente con i suoi poteri nel profondo del sistema, anziché coprirlo. Denaro falso che provoca una continua inflazione resa invisibile dalla parallela diminuzione dei costi produttivi e commerciali. Ciò mentre il fisco rastrella denaro inverato che usa per la più parte per ‘comprare’ il denaro da inverare o per pagare gli interessi sul debito. Tributi che, quando lo Stato il denaro lo creerà da sé, si potranno ridurre ad un’unica imposta (i costi della fruizione delle cose vanno posto in una qualche misura a carico di chi se ne giova), che potremmo definire la ‘generale’».
-10b) ‘auritiani’: «Sul signoraggio primario e secondario Marra conferma ciò che diceva Auriti, quindi nulla di nuovo. Anche con riguardo alla riserva frazionaria non c’è nulla di nuovo rispetto ad Auriti o ad autori precedenti e successivi ad Auriti. Sul “denaro falso” abbiamo già esposto quanto ritenuto necessario precedentemente. Per quanto invece riguarda le riserve a garanzia dell’emissione di moneta, in questo sistema di moneta “fiduciaria” vorremmo sottolineare e ribadire ai lettori che la “riserva non serve”. O si accetta la moneta perché ci si fida o non la si accetta e quindi non le si dà un valore. Ma il sistema bancario, per non correre alcun rischio di mancata accettazione della sua moneta, ha fatto in modo che la legge garantisse la sua validità e fosse l’unica moneta avente corso legale e forzoso nello Stato di riferimento. Torniamo quindi sempre al concetto di valore per induzione giuridica (o inveramento). Con riguardo all’applicazione degli interessi in fase di “emissione”, Auriti (e molti altri prima di lui) hanno sempre detto che è una pratica che va considerata “usura” e che alle banche (centrali o commerciali che siano) vada pagato SOLO il corrispettivo del servizio – quindi niente restituzione del valore nominale della moneta emessa e niente interessi. Il FISCO serve ai grandi usurai per ritirare la moneta carica di potere di acquisto per espropriare i cittadini dei beni pubblici e privati oltre che per renderli dipendenti e schiavi di un debito inestinguibile. Con la Proprietà Popolare della Moneta i tributi sarebbero eliminati perché lo Stato trattiene all’emissione ciò che gli occorre per le sue funzioni ed investimenti in opere.
-10c) Andando oltre il fastidio di questa pratica da ladri di galline di continuare a tentare di appropriarsi del termine e del concetto di inveramento attribuendolo falsamente ad Auriti, ho già scritto anch’io che il signoraggio primario e secondario erano noti, benché non condivida di non aver detto niente di nuovo in tema di signoraggio secondario. In ogni modo, mi limito a ribadire che quello che non era noto è l’inveramento, e che esso non ha niente a che fare con la scemenza del «valore per induzione giuridica». Non approfondisco le altre ‘tesi’ degli ‘auritiani’ sia perché ho variamente già risposto, sia perché, oltre a non avere alcune capo né coda, non sono, se non forse in parte, neanch’esse di Auriti. Quanto agli interessi, vediamo di mettere un po’ d’ordine nelle farneticazioni dell’anonima ‘redazione’. È cioè vero che gli interessi non sono dovuti in fase di emissione, cioè quando lo Stato eroga i soldi in cambio del corrispettivo con cui chi li riceve li copre, perché quello non è un prestito, ma un ‘pagamento’ del denaro allo Stato. Sono invece dovuti a chicchessia dopo la fase dell’emissione. Ho scritto infatti, e lo riportano persino, che gli interessi «devono andare ai proprietari dei soldi, e allo Stato per i prestiti frutto della cinquantuplicazione, mentre ora costituiscono una creazione di denaro a vantaggio delle banche che consegue ad ogni ‘versamento’ o pagamento con assegni, carte di credito, bonifici ecc». Significa (oltre a quanto si legge) che gli interessi sono dovuti a chiunque non faccia opera di falsificazione, come fanno le banche quando prestano la riserva frazionaria. Banche alle quali sono quindi dovuti solo sul loro denaro, cioè sul denaro che non sia frutto della ‘cinquantuplicazione’. Al legittimo proprietario del denaro, che sia lo Stato dopo l’immissione, o una delle infinite entità che ne sia proprietaria una volta che siano stati messi in circolazione tramite l’inveramento, gli interessi sono quindi dovuti eccome. Quanto al fatto che gli interessi sono denaro che non sarebbe stato creato, e quindi ne sarebbe impossibile la restituzione, è un argomento mal esposto e vero solo per gli interessi frutto del denaro creato dalle banche centrali private. Se invece è lo Stato a creare il denaro, il problema, o non si pone o si pone in termini diversi. Non si pone, abbiamo già detto, nella fase primaria, perché lo Stato i soldi non li presta, ma li dà a corrispettivo di quel che riceve. Si pone, ma diversamente, per gli interessi dovuti legittimamente nelle fasi successive al proprietario del denaro prestato. Interessi questi che comunque saranno inverati dal beneficio che ricava dal prestito chi lo riceve, sicché entreranno regolarmente in circolazione. Ripeto cioè che chiunque invera il denaro, in virtù della controprestazione, da chiunque lo riceva; ed anche dal falsario (salvo che, in questo caso, il beneficio andrà al falsario con tutte le conseguenze che sappiamo tra cui l’inflazione). Ebbene, nel caso degli interessi è lo stesso debitore, attraverso gli interessi che paga, a creare denaro che non esisteva prima, ma che invera in virtù della ricchezza reale rappresentata dai benefici frutto del ricevere il prestito. Ora, in un’astratta situazione in cui il denaro fosse rappresentato solo dalla carta moneta, nel momento in cui la somma introdotta dallo Stato è 100, ed i cittadini se ne prestano tra loro 10, per un interesse 1, ci vorrebbe denaro per 101. Un deficit che potrebbe essere colmato solo con la creazione di cartamoneta per quell’1 da parte dello Stato a fronte di un qualche corrispettivo, e quindi sempre senza che si crei inflazione. Ciò in un processo di espansione che sarà più o meno veloce secondo la quantità di beni che si creano nelle varie fasi. Ma, in una società in cui le tipologie di moneta sono molteplici, la creazione del denaro degli interessi ed il suo inveramento avverranno direttamente da parte dei cittadini che riceveranno il denaro. Quanto infine alle tasse, anziché rispondere, invito più semplicemente a leggere quel che scrivo sul documento.

-11a) Marra: Signoraggio da eliminare, senza bisogno di modifiche dei trattati: -a) perseguendo i crimini bancari, quali il descritto falso in bilancio; -b) confiscando penalmente le quote di proprietà privata della BI, e quindi anche quel 15% circa della BCE che è della BI, aprendo gli occhi del mondo; -c) pareggiando i tassi passivi e attivi affinché vadano ai proprietari dei soldi, e allo Stato quelli frutto del moltiplicatore.
-11b) ‘auritiani’: Concludiamo mettendo in risalto il fatto che questa affermazione dimostra alcune lacune dell’avv. Marra che va in contraddizione perché prima dice di voler eliminare il signoraggio ma poi dice che è lo Stato che deve fare signoraggio. Per eliminare il signoraggio bisogna attribuire per legge ai cittadini la proprietà della moneta all’atto della sua emissione, che l’emissione non sia gravata di debito (interessi), e che non vi sia alcuna riserva a garanzia. Nella soluzione di Marra non si elimina il signoraggio perché per farlo è necessaria la modifica dei trattati europei (che lui ha dichiarato di non doversi modificare) che attualmente stabiliscono che l’Euro è della BCE, stabiliscono che la Banca Centrale è autonoma ed indipendente, nonché inviolabile e ingiudicabile. Pur confiscando la Banca d’Italia, come dice Marra, il problema della proprietà dell’Euro non verrà risolto perché non modifica il funzionamento del sistema monetario e soprattutto, ammette che ci sia comunque interesse all’emissione. Ed abbiamo dimostrato, grazie anche al professore Padovani, che l’ammontare dei soldi calcolati per gli interessi non esiste fisicamente in circolazione quindi sarebbero impossibili da ripagare anche se lo stato percepisse interessi per la proprietà totale della Banca d’Italia , ma non dell’Euro. Vi ricordiamo, inoltre, che nel 2004 la BCE rispose a Tremonti sulla stesura dell’ Art. 19 comma 10 della L.262/2005. In tale risposta la BCE disse che non importava se la proprietà della Banca d’Italia fosse pubblica o privata in quanto la stessa doveva comunque utilizzare l’Euro e doveva essere autonoma ed indipendente dai governi per le sue scelte di politica monetaria, come sancito dai trattati europei. Riteniamo che la soluzione di Marra non vada “oltre” Auriti ma, piuttosto, non intacca il sistema bancario perché non prevede che la proprietà della moneta, in questo caso Euro, venga riconosciuta di proprietà dei cittadini (in questo caso europei). Non basta nazionalizzare la Banca Centrale se la moneta continuerà ad appartenere ad una società privata di banchieri, come stabilito dai trattati che Marra non vuol modificare e vi invitiamo a conoscere i documenti della BCE e dei Trattati di Funzionamento dell’ Unione Europea , lo Statuto del S.E.B.C. ed i protocolli di funzionamento della UE per farvi rendere conto che I TRATTATI VANNO ASSOLUTAMENTE MODIFICATI. Lo dovrebbe sapere anche l’Avv. Marra perché sono proprio i Trattati a dare “inviolabilità ed ingiudiziabilità” alla BCE, quella che lui invita a denunciare alle Procure. Sperando di aver chiarito, anche ai lettori e gli estimatori di Auriti dove si annidano le lacune ed i difetti semantici, vi invitiamo a diffondere questo articolo e a contattarci su info@giacintoauriti.eu nel caso qualcosa non vi sia chiaro. I corsi della Scuola serviranno proprio a non farvi cadere in queste trappole mentali e letterali». Comitato Scientifico della Scuola di Studi Giuridici e Monetari “Giacinto Auriti“.
-11c) A buona parte degli argomenti ho già risposto, a partire dalla solita castroneria del voler «attribuire per legge ai cittadini la proprietà della moneta all’atto della sua emissione» e dalla questione della presunta inesistenza dei soldi per poter pagare gli interessi. Per il resto, ometto di nuovo la risposta alle ‘tesi’, non di Auriti, ma degli ‘auritiani’, e preciso che ho inteso palesemente dire, e l’ho detto e scritto molte volte, non certo che non si debbano modificare i trattati europei (che ho definito scritti di pugno dalle banche), ma che farlo è la cosa più difficile, perché occorre vincere la resistenza politica di tutti i governi dei Paesi dell’UE. Per cui ho detto che, anche senza bisogno di modificare i trattati, è sufficiente confiscare le quote private delle banche centrali e vietare l’iscrizione al passivo dei soldi creati dal nulla a costo zero per mandare in crisi la cupola bancaria che ci soffoca; e confermo che è così. Ho già detto anche che gli ‘auritiani’ ignorano persino la differenza tra Stato e popolo, e che solo da ciò discende questo loro insistere con questa «proprietà popolare» interpretata come se il governo del Paese e la ripartizione dei soldi debba avvenire direttamente tra tutti e 70 milioni di cittadini in riunione perpetua. Queste persone non capiscono cioè che lo Stato può essere buono o cattivo secondo come vota la gente, ma è indispensabile, sicché si può solo lottare per convincere la gente a votare diversamente. Un ignorare la distinzione tra Stato e popolo che desumo (anche) dall’affermazione secondo la quale io andrei in contraddizione «perché prima dico di voler eliminare il signoraggio ma poi dico che è lo Stato che deve fare signoraggio». Cosa che non mi sono mai sognato di scrivere da nessuna parte, perché dire che è lo Stato a dover fare il signoraggio non significa nulla, visto che lo Stato siamo noi, ed il signoraggio è un crimine che può essere commesso solo da privati che si arroghino la produzione del denaro. Affermazioni false e/o errate alle quali se ne aggiungono anche altre che però non confuto rinnovando l’invito alla lettura del mio documento senza badare a alla produzione infinita di ciarpame argomentativo di questi sciagurati.

1° ediz. 5.8.2015
2° ediz. 14.8.2015

Alfonso Luigi Marra