Marco Della Luna: Berlusconi finirà come Milošević? Quando in carcere entri, ma non sai se esci…

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 Un’inquietante e realistica ipotesi di Marco Della Luna sul futuro di Silvio Berlusconi.

Forse ai lettori di questo blog risulteranno sconosciuti i nomi di Shehu Musa Yar’adua, di Kareem Fakhrawi e di Qamar Davis. Vi rinfresco allora la memoria.

Shehu Musa Yar’adua era in Nigeria il leader carismatico dell’opposizione al regime militare del Generale Sani Abacha. Morì in carcere, in circostanze mai chiarite, nel 1997. Perché? Ovvio, perché era scomodo e si voleva evitare che parlasse. Sapeva troppe cose…

Kareem Fakhrawi, in Bahrein era il leader del principale gruppo di opposizione sciita al regime filo-americano di Manama. É morto in carcere nell’Aprile del 2011, anche lui in circostanze poco chiare. Perché? Ovvio, perché anche lui era diventato scomodo e poteva parlare, rivelare magari fatti e circostanze che avrebbero messo in crisi la dittatura di questo piccolo emirato del Golfo Persico.

Qamar Davis era un oppositore del regime pakistano, per lo più appartenente alla minoranza cristiana del paese. Accusato di blasfemia e incarcerato, è morto nel penitenziario di Karachi il 15 Marzo di due anni fa. Anche nel suo caso il copione si ripete: circostanze della morte mai chiarite, personaggio scomodo, etc., etc…

Forse i lettori di questo blog risulterà più familiare il nome di Slobodan Milošević, il Presidente jugoslavo che, “colpevole” di aver difeso a spada tratta la dignità e la sovranità nazionale del suo popolo, venne accusato di “crimini contro l’umanità” e incarcerato all’Aja. Essendo Slobodan, oltre che un grande statista, anche un brillante avvocato, aveva scelto di difendersi da solo, e lo stava facendo veramente bene. Forse troppo bene, agli occhi della sedicente “comunità internazionale”, perché aveva richiesto che venissero ascoltati ben 1630 testimoni, le cui dichiarazioni lo avrebbero certamente scagionato da ogni accusa. Sappiamo tutti com’è finita: morì “misteriosamente” in carcere. Siccome ho avuto l’onore e il privilegio di poterlo conoscere di persona e di incontrarlo più volte nel corso degli anni ’90, non potetti esimermi di partecipare ai suoi funerali a Belgrado in una fredda giornata del Marzo 2006. Inutile dire che ero l’unico politico italiano presente.

Cosa ci insegna l’esperienza di Shehu Musa Yar’adua, di Kareem Fakhrawi, di Qamar Davis, di Slobodan Milošević e di migliaia di altri casi simili? Ci insegna che, quando finisci in carcere perché sei “scomodo” e, soprattutto, quando sai molte cose, “troppe cose”, che potrebbero scagionarti e mettere nei guai i tuoi accusatori, in cella ci entri con le tue gambe, ma rischi di uscirne in posizione orizzontale e dentro una cassa.

L’amico Marco Della Luna ha appena scritto e pubblicato sul suo sito (www.marcodellaluna.info) un dirompente articolo in cui annuncia un rischio simile anche per l’ex Premier Silvio Berlusconi, per il quale è ormai prossima la decadenza dal Senato.

Secondo Della Luna, è molto probabile che Berlusconi finisca in carcere, soprattutto alla luce della recente sentenza sul caso Ruby. Risulta infatti evidente che c’è una nutrita parte della magistratura che da anni sta operando senza sosta per raggiungere questo obiettivo. Ma, come rileva Marco, questo a loro potrebbe non bastare.

Sostiene, infatti, Della Luna che “Berlusconi potrebbe dirigere l’opposizione dal carcere: sarebbe una posizione strategica fortissima, soprattutto in un periodo di fallimento economico e sociale del regime di maggioranza e” responsabilità”. Quindi va evitato. Quindi così come è probabile che dopo la decadenza lo aspetti il carcere, così è pure probabile che nel carcere lo aspetti la morte. Perché non parli: sa troppe cose. Perché non torni:  potrebbe riuscirci. E, negli scenari verso cui andiamo, presto potrebbe vincere più forte che mai, sulla cresta della protesta, anche senza vincere sulla revisione o alla Corte Europea. Troppi hanno puntato tutto contro di lui. Non possono permettersi di lasciarlo vivere, di accettare il rischio di una sua rivincita, ora che possono rendere definitivo il loro successo”.

Marco Della Luna ci fornisce anche delle ipotesi: tallio, cesio, polonio, onde ionizzanti… avvelenamento lento, anche senza ingestione, sintomi dopo qualche mese, quando sarà di nuovo a casa e all’opinione pubblica non apparirà più il nesso decadenza-carcerazione-decesso. Poi un paio d’anni di malattia, di tumore, di consunzione, di bisbigli dal cappezzale, indi la morte, il silenzio. Come Litvinenko.

“Resterà in Italia ad aspettare questo, a cercare il martirio? – si chiede ancora Della Luna – O fuggirà in un paese sicuro e amico, magari nella Russia dell’amico Putin? Se resterà in Italia, è perché vivere non gli interessa più. Perché non ha più progetti”.

Ai postumi l’ardua sentenza…

Nicola Bizzi