Marco Della Luna – Banche: ristrutturazione o degenerazione?

indexOrmai è evidente che le banche italiane, nel complesso, per diverse ragioni, stanno lasciando il settore del prestito all’economia reale, per dedicare i loro fondi al settore speculativo (l’economia reale è in stabile contrazione, richiede meno credito, le sue garanzie immobiliari sono state svalutate dall’IMU, e, causa la depressione, diviene sempre meno solvibile). Si impegnano nella raccolta di risparmio da destinare agli investimenti finanziari loro. Prendono denaro a prestito dalla BCE allo 0,5% e lo usano per comprare btp che rendono il 4% di interesse, pagato dallo Stato con i soldi delle tasse. E ai clienti, alle imprese, alle famiglie prestano, quando prestano, a tassi che superano anche il 10% annuo.

Ai risparmiatori rifilano polizze contenenti commissioni implicite (nascoste) per le banche che non sono più del 3,5 come in passato, ma raggiungono l’8,8%. Mentre ve ne sono anche di buone, con un paniere ben differenziato e commissioni eque dello 0,25 – 0,30% l’anno, le direzioni costringono gli impiegati a spingere quelle che rendono alla banca di più e subito. E allora tu investi 100.000 euro e il giorno dopo il tuo investimento vale 91.200, perché il resto lo incamera la banca. Certo, se prima esigi che ti dichiarino se vi sono commissioni implicite, te lo devono dire. Non accontentarti che ti dicano che l’investimento non ha commissioni di ingresso.

Questa rapida ristrutturazione industriale nel senso di restringere il settore credito e di spostarsi nelle attività finanziarie, consente di licenziare molto personale precedentemente addetto ai rapporti diretti con la clientela, e di ridurre gli oneri per il personale rimasto, sia in termini stipendiali (riduzioni o soppressioni di stipendi e premi di produttività, di benefits, di promozioni) che di formazione professionale, che di sicurezza. Il personale non è più il principale asset della banca. E’ sacrificabile.

Infatti, la ristrutturazione industriale comprende anche, in ossequio a una moda di apparire aperti al pubblico, la soppressione di protezioni contro le rapine (porte, inferriate, cancelli, bussole, guardie giurate). Addirittura, in diverse filiali si è fatto in modo che i clienti (quindi anche i rapinatori) possano accedere direttamente ai cassieri, senza che questi debbano aprire una porta di sicurezza. Non vi ingannino le bussole con lettore di impronta digitale: i rapinatori entrano ovviamente a viso scoperto, ed, essendo già tutti schedati per precedenti reati, non hanno remore a farsi prendere l’impronta digitale. In quest’epoca in cui lo stabile deterioramento economico fa crescere i crimini contro il patrimonio, con prospettive di durevole peggioramento, tali scelte appaiono assurde.

La mia ipotesi è più rapine servano a un’operazione di immagine, ossia a costruire un’immagine mediatica e popolare delle banche come vittime, come oggetto di aggressioni, con i loro cassieri minacciati o uccisi, allo scopo che questa immagine cruenta copra l’immagine delle banche usuraie, speculatrici, imbroglione e, ancor peggio, ormai inutili all’economia reale.

Infine circolano voci – e anche qui prego chi sa di riferirmi – che alcune importanti banche abbiano usato i c.d. Zainetti, cioè i fondi previdenziali e i tfr dei loro dipendenti (almeno 7 miliardi) costituendoli come pegno o come collaterale per ottenere i prestiti di liquidità di cui avevano urgentemente bisogno, mettendo così a rischio le pensioni integrative. Indizi in tal senso possono essere ritardi o sospensioni nelle informative di aggiornamento ai dipendenti sulla valorizzazione dei loro rispettivi fondi, ritardi o rifiuti nell’erogazione di anticipi sui detti fondi, ritardi o rifiuti o divieti di modifica del profilo di rischio del proprio fondo (ad es., passaggio da obbligazionario a bilanciato).

Gli interessati che leggono questo articolo, vogliano eseguire verifiche presso le proprie direzioni e anche per il tramite di qualche sindacalista fidato, con la debita discrezione e senza preconcetti, perché, appunto, solo di voci si tratta.

16.05.13 Marco Della Luna