Manager italiani: i conti della serva

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L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha tirato le somme, tristissime per altro. La coppa dello sperpero di denaro pubblico è andata dritta dritta nelle mani dell’Italia (quella ricca, sia chiaro). Infatti è qui che i manager riscuotono gli stipendi più alti al mondo. Ma dispensiamo due cifre e facciamo qualche paragone: se un top manager può arrivare a percepire compensi annui di oltre 600mila dollari (il calcolo è stimato sulla base del dollaro americano e non sull’euro), scopriamo che in Germania, chi ricopre la medesima carica pubblica, può arrivare al massimo a toccare quota 230mila (sempre dollari). Negli USA si guadagna meglio che in Germania ma sempre meno della metà che da noi: 280mila dollari l’anno. Il dato che fa letteralmente saltare per aria i parametri è che la differenza tra lo stipendio degli alti dirigenti pubblici italiani (il più alto in assoluto al mondo), e quello dei secondi classificati (i manager neozelandesi) è di oltre 250 dollari l’anno. Raccapricciante!

In conclusione: per totalizzare 450.000 (quattrocentocinquantamila) euro (equivalenti a 600mila dollari) sono necessarie: trecento mensilità da 1500 euro; 225 da 2.000 euro; 180 da 2500 euro; 150 da 3.000 euro; 128 da 3.500; 112 da 4.000; 90 da 5.000 euro; 45 da 10.000 euro. Se poi volessimo fare il vero conto della serva, scopriremmo che: chi sgobba in un call-center a 500 euro al mese, dovrebbe lavorare 900 (NOVECENTO) mesi, pari a 75 (SETTANTACINQUE) anni tondi tondi. 

Bando alle facili ipocrisie: se il lavoro prodotto da questi presunti fuoriclasse sortisse benefici pari al sacrificio che compiamo nel retribuirli (i loro soldi in busta paga vengono mensilmente prelevati dalle nostre buste paga tramite le tasse), nessuno/a avrebbe nulla da ridire. Anzi! Non ci resterebbe che ringraziarli. Tuttavia, ripensando alla scandalosa figura collezionata da un manager a caso (vedi Luca Luciani – http://www.youtube.com/watch?v=D5FSE_m3OOU) circa la “vittoria” di Napoleone Bonaparte a Waterloo, ci verrebbe a noi la “faccia incazzata”.

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