Ma quale crisi, ma mi faccia il piacere!!!

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“crisi” non significa assolutamente – come si vuole spacciare a tutti i costi – l’inceppamento della realtà senza via d’uscita

Ma quale crisi, ma mi faccia il piacere!!!

Non si fa che parlare di “crisi”. Ma quale crisi? Cosa significa il termine crisi? Innanzi tutto col termine “crisi” si designano molte cose. Tutte queste “cose” sono accomunate da un fattore: repentinità, rapidità, snellezza. Nulla di perpetuo dunque. Fattori che si risolvono in fretta, come in fretta la crisi si manifesta. Chiaro? Quindi, per quanto attenga al campo dell’economia e della finanza, al termine “crisi”, viene indicata una fase del ciclo economico che è conseguenza del verificarsi di una situazione di cattiva gestione a seguito di cui la società colpita si trova costretta a transitare da una realtà prospera ad una depressa. Ma questa matura in fretta ed in fretta deve sparire. Altrimenti sarebbe improprio parlare di crisi. Su questo tocca capirsi al volo! Quindi “crisi” non significa assolutamente – come si vuole spacciare a tutti i costi – l’inceppamento della realtà senza via d’uscita. Ma perché, allora, non si parla che di “crisi” per affrescare la realtà oscena che ci circonda da anni? La risposta è molto semplice: si parla in questi termini allo scopo di continuare a nascondere, all’opinione pubblica, la vera radice del problema. Che è l’usura! L’usura è una pratica orrida attraverso cui un soggetto in stato di bisogno (economico), anziché ricevere l’aiuto che gli abbisogna per emergere dallo stato di carenza cronica, viene obbligato a ricevere del prestito a condizioni da strozzinaggio. Di conseguenza, il soggetto in stato di bisogno al quale viene imposto un nuovo conto corrente, si ritrova con le tasche nuovamente gonfie di quattrini MA quei quattrini NON sono suoi. Ed è consapevole che se ha ricevuto 10 dall’usuraio, gliene dovrà restituire 20. Più povero ed indebitato di prima! Non ci sono vie di uscita. Così funziona la squallida USURA. Quel denaro non gli è derivato per pio aiuto filantropico ma gli è stato imposto con diabolica sete di ottenere da esso la sua propria riduzione in schiavitù perenne da cui non potrà mai più liberarsi, nemmeno dopo la morte (chi decede con debiti, li passa agli eredi). Sicuramente qualcuno avrà da obbiettare e potrà (scioccamente) chiosare affermando che: “Se io do del denaro a qualcuno e gli permetto di emergere dalla “crisi”, è giusto che quel denaro mi venga restituito con gli interessi”. Sbagliato due volte: sia sul piano etico (se offri aiuto offrilo e basta MA non offrirlo per arricchire te stesso); e sbagliato anche sul piano logico (un conto è se si parla di soggetti privati che si regolano secondo un accordo, altro è se si mettono in relazione cittadini e Stato). Il rapporto tra lo Stato ed il Singolo cittadino non sono sovrapponibili al paradigma tra singoli. Altrimenti che Stato sarebbe? Lo Stato ha per Costituzione sancito l’aiuto e se ne DEVE fare carico. Altrimenti Stato non è! Quindi, in conclusione, oggi il popolo italiano non può dirsi facente parte di uno Stato poiché gli aiuti che per Costituzione devono essere messi a disposizione della gente in stato di indigenza, vengono elargiti da strutture private (banche) le quali prestano (poco e malvolentieri) il denaro in cambio di garanzie sui quei pochi beni che si possono portare a copertura; insomma danno danaro a strozzo con la minaccia di pignorare qualora si verificasse un ammanco nella restituzione. Effetto plausibilissimo se parliamo di chi non ha di che sfamarsi, no? E chi non ha beni, non riceve denaro. Questo dato annienta per effetto entrambe le due menzogne: la crisi e lo Stato. Non esistono entrambe. Esistono solo ed esclusivamente soggetti privati (banchieri) che costringono la società (noi del popolo) in uno stato miserabile con la compiacenza di un pugno di corrotti (politici). Entrambi questi mali (banchieri e politici) si avvalgono della stampa di regime alla quale viene dato incarico di lavare il cervello delle masse parlando di “crisi”.

 

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