L’ERA DEL PUPAZZANESIMO

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Come è accaduto per la distribuzione del bricolage, dell’arredamento, dei casalinghi eccetera, anche la cultura ha versato il suo sangue

Cos’è l’era del Pupazzanesimo? È presto detto: è l’era che si contrappone ideologicamente e culturalmente al brio ed all’effervescenza del lume umano che ha caratterizzato l’Umanesimo. Oggi, infatti, viviamo in un tempo in cui non gli artisti, non i poeti, non i papi, non i dogi e non le corti producono “antropologia”. Sono, di contro, i PUPAZZI a dettare una linea, ignobile. Gente che non osa produrre pensiero. A costoro i pensieri glieli conficcano nel cranio i loro pupari, quelli che li gestiscono; in buona sostanza gli usurai dell’alta finanza internazionale. Questi ultimi sfruttano la grettezza culturale dei pupazzi – li scelgono appositamente ottusi e privi di qualità – e fanno compiere loro ogni azione utile a coronare il sogno ultimo: piallare la radice dell’uomo inteso come essere vivente sociale in grado di riprodursi sia sul piano fisico/biologico che su quello “testimoniale” arrivando ad affidare alle nuove generazioni il testimone del proprio passaggio da cui la generazione nuova dovrà avere il compito di ripartire e via così nei Secoli per migliorare sempre più. E invece no! Qualcuno ha deciso che questo trapasso culturale debba oggi interrompersi. E per ottenere questo risultato ecco spuntare i pupazzi, rei e responsabili del PUPAZZANESIMO odierno (almeno dal 1946). Ai desiderata degli usurai, nessun pupazzo osa opporre la propria resistenza, neppure quando non si trovasse d’accordo. E non oppongono resistenza e tacciono sul male che scaturisce di continuo perché essi sono tutti e tutte sotto scacco. La corruzione di cui tanto si sente parlare, ahimè, non è solamente quella riconducibile al vil denaro. No mie care e miei cari. Ma è quella dello spirito individuale, delle azioni orride che si commettono senza le quali non ci sarebbe “scalata politica”. E quando si hanno le mani sporche allora non resta da far molto: o ci si omologa ulteriormente allo schifo, oppure si finisce male. Questa è la regola: chi rompe i patti è spacciato/a. Nei testi dell’Avvocato Marra, nei dialoghi che ha cesellato per i suoi personaggi inventati, vi sono una sterminata serie di richiami a questo tema ed altri ancora. E si badi bene: non è certo un caso che la distribuzione dei testi sia sempre più accentrata nelle mani di chi crea “megastore libristici”. Come è accaduto per la distribuzione del bricolage, dell’arredamento, dei casalinghi eccetera, anche la cultura ha versato il suo sangue. Gli scaffali di tutta Italia sono ricolmi di carta straccia, porcate e romanzetti inutili. Tutta robetta. Ogni recente “fenomeno libristico” non ha nulla alla proprie spalle e spesso copia come Saviano il quale ha perso pure una causa per le corbellerie che ha avuto il fegato di scrivere ma… lui è ben protetto e gode del benestare del pupazzame. Ebbene, siamo al giro finale di valzer. La musica è agli sgoccioli. A Gennaio la sentenza della consulta darà i suoi frutti. Napolitano può chiamare a sé chi vuole. Non servirà a nulla. Lui lo sa bene. Anzi benissimo. Perciò, abbiate ancora un filo di pazienza, dopo le feste di questi “onorevoli” ne ritroveremo molti alla caritas.

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