L’era del PUPAZZANESIMO

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Ogni recente “fenomeno libristico” non ha nulla alla proprie spalle e spesso copia come quel Saviano il quale ha perso pure una causa per le corbellerie che ha avuto il fegato di scrivere ma… lui è ben protetto e gode del benestare del pupazzame.

Cos’è l’era del Pupazzanesimo? È presto detto: è l’era che si contrappone ideologicamente e culturalmente al brio ed all’effervescenza del lume umano che ha caratterizzato l’Umanesimo… egregiamente cristallizzata in “questa immagine del Maestro Teomondo Scrofalo”, mitica icona del decadimento narrato da “Drive In” con 25 anni di anticipo sui fatti. Oggi, è evidente a chiunque, viviamo in un tempo in cui non gli artisti, non i poeti, non i papi, non i dogi e non le corti producono “antropologia”. Sono, di contro, i PUPAZZI a dettare una linea, ignobile. Gente che non osa produrre pensiero. A costoro i pensieri glieli conficcano nel cranio i loro pupari, quelli che li gestiscono; in buona sostanza gli usurai dell’alta finanza internazionale. Questi ultimi sfruttano la grettezza culturale dei pupazzi – li scelgono appositamente ottusi e privi di qualità – e fanno compiere loro ogni azione utile a coronare il sogno ultimo: piallare la radice dell’uomo inteso come essere vivente sociale in grado di riprodursi sia sul piano fisico/biologico che su quello “testimoniale” arrivando ad affidare alle nuove generazioni il testimone del proprio passaggio da cui la generazione nuova dovrà avere il compito di ripartire e via così nei Secoli per migliorare sempre più. E invece no! Qualcuno ha deciso che questo trapasso culturale debba oggi interrompersi. E per ottenere questo risultato ecco spuntare i pupazzi, rei e responsabili del PUPAZZANESIMO odierno (almeno dal 1946). Ai desiderata degli usurai, nessun pupazzo osa opporre la propria resistenza, neppure quando non si trovasse d’accordo. E non oppongono resistenza e tacciono sul male che scaturisce di continuo perché essi sono tutti e tutte sotto scacco. La corruzione di cui tanto si sente parlare, ahimè, non è solamente quella riconducibile al vil denaro. No mie care e miei cari. Ma è quella dello spirito individuale, delle azioni schifose che si commettono senza le quali non ci sarebbe “scalata politica”. E quando si hanno le mani sporche allora non resta da far molto: o ci si omologa ulteriormente allo schifo, oppure si finisce male. Questa è la regola: chi rompe i patti è spacciato/a. Nei testi dell’Avvocato Marra, nei dialoghi che ha cesellato per i suoi personaggi inventati, vi sono una sterminata serie di richiami a questo tema ed altri ancora. E si badi bene: non è certo un caso che la distribuzione dei testi sia sempre più accentrata nelle mani di chi crea “megastore libristici”. Come è accaduto per la distribuzione del bricolage, dell’arredamento, dei casalinghi eccetera, anche la cultura ha versato il suo sangue. Gli scaffali di tutta Italia sono ricolmi di carta straccia, porcate e romanzetti inutili. Tutta robetta. Ogni recente “fenomeno libristico” non ha nulla alla proprie spalle e spesso copia come quel Saviano il quale ha perso pure una causa per le corbellerie che ha avuto il fegato di scrivere ma… lui è ben protetto e gode del benestare del pupazzame. Ebbene, siamo al giro finale di valzer. La musica è agli sgoccioli. A Gennaio la sentenza della consulta darà i suoi frutti. Napolitano può chiamare a sé chi vuole. Non servirà a nulla. Lui lo sa bene. Anzi benissimo. Perciò, abbiate ancora un filo di pazienza, dopo le feste di questi “onorevoli” ne ritroveremo molti alla caritas.

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