La Repubblica delle Giovani Marmotte: dal capo scout Luigi Lusi al boy-scout di Licio Gelli Matteo Renzi

Sarebbe riduttivo e fuori luogo, anche se la tentazione e l’associazione mentale sorgono spontanee, associare gli scout esclusivamentre a quel vecchio detto che recita: «un gruppo di bambini, vestiti da… », eccetera, eccetera. Riduttivo e fuori luogo perché si tratta in realtà di un mondo articolato e complesso dal quale sono passati e scaturiti non pochi personaggi di rilievo e capaci di segnare, nel bene o nel male, la Storia: da Muammar Gheddafi a John Walker Bush (e relativa signora), dagli astronauti Edwin Aldrin e Neil Armstrong (i primi uomini ‘ufficialmente’ sbarcati sulla Luna) a Bill Gates, dagli altri presidenti USA Gerald Ford e Bill Clinton agli attori Harrison Ford e Richard Gere, dal bilderberghino e criminale di guerra Donald Rumsfeld a Václav Havel, dall’attuale Re di Svezia Carl XVI° Gustav al fondatore delle moderne Olimpiadi Pierre De Coubertin, dal regista Steven Spielberg all’esploratore Steve Fossett. E la schiera è ancora lunga. Parlando soltanto di astronauti americani, a parte i già citati Aldrin e Armstrong, scopriamo che quasi un centinaio di essi (praticamente tutti i componenti delle varie missioni Apollo e dei voli degli Shuttle) sono stati scout. Nel mondo della musica gli scout annoverano David Bowie, Boy George, Paul Mc Cartney, George Michael e molte altre celebrità la cui lista è piuttosto lunga.

E in Italia? Nel nostro Paese hanno indossato la divisa da scout il grande scienziato Guglielmo Marconi, l’architetto Renzo Piano, l’attore Carlo Verdone, i registi Pupi Avati e Dario Argento, i cantanti Gino Paoli e Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti), Roberto D’Agostino, Paola Barale, Pippo Baudo, Corrado Passera, Guido Bertolaso e una lunga schiera di politici, fra cui Ignazio La Russa, Giovanna Melandri, Paolo Cento, Maria Pia Garavaglia, Giancarlo Lombardi e Giuseppe Fioroni. Perfino Vittorio Agnoletto, oggi europarlamentare, ha indossato i calzoncini corti da scout!

Un elenco, quindi, di tutto rispetto, che potrebbe continuare ancora per pagine e pagine, anche se, purtroppo, i più recenti fatti di cronaca ci fanno associare agli scout soprattutto due discussi personaggi a mio parere entrambi detestabili: Luigi Lusi e Matteo Renzi. Due personaggi che – sarà una casualità? – provengono dalle fila della stessa organizzazione scoutistica, la A.G.E.S.C.I. (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), della quale Lusi è stato, dal 1990 al 1994, nientemeno che Segretario del Comitato Centrale.

È recentissima la notizia della condanna di Luigi Lusi, il primo senatore nella storia della Repubblica per il quale sia stata concessa l’autorizzazione all’arresto, a otto anni per aver depredato le casse di un partito fantasma (la Margherita, che, pur essendo confluito nel PD, ha continuato a ricevere ingenti e cospicui ‘rimborsi elettorali’) e per aver calunniato l’ex leader della stessa forza politica Francesco Rutelli. Lusi aveva infatti dichiarato non solo che Rutelli era a conoscenza dei suoi ‘prelievi’ dalle casse, ma che questi fossero addirittura da lui autorizzati e ordinati. Aveva dichiarato quindi, in sostanza, di ricevere da Rutelli precisi ordini di pagamento (a chi? Verso quale ente, partito o politico?) su dei ‘pizzini’ di carta che poi distruggeva.

«Il livello di riservatezza con Rutelli era altissimo, mi sarei fatto bruciare pur di non danneggiarlo. Quando avevo i pizzini con le indicazioni di pagamenti, li distruggevo subito perché il mio compito era tutelarlo e non affossarlo». Questa è una delle tante dichiarazioni di Lusi alle quali, evidentemente, i magistrati che l’hanno condannato non hanno creduto.

Non sono né un avvocato, né tantomeno un magistrato o un uomo di legge con in mano gli strumenti e le competenze per confutare o smontare una sentenza della magistratura. Ma la mia impressione però è che, in questa storia, i conti non tornino. E soprattutto non mi convince quel «Giustizia è fatta! » pronunciato da un soddisfatto Rutelli subito dopo la sentenza.

A mio parere, Luigi Lusi, sicuramente tutt’altro che innocente, da bravo boy scout eseguiva però gli ordini che gli venivano impartiti. La sua autorizzazione a procedere e all’arresto venne concessa dal Senato sulla base di una presunta accusa di ‘associazione a delinquere’, e quando si parla di ‘associazione’ le persone coinvolte sono sempre più di una, questo almeno vuole la logica. Accusa che si è poi volatilizzata sicché Lusi si ‘associava’ da solo e nessuno, nell’ambito del suo partito (stiamo parlando del PD, perché è in esso che la Margherita è confluita) sapeva che un tesoriere movimentasse a suo piacimento cifre nell’ordine di 25 milioni di Euro (non quindi pochi spiccioli).

Ritengo quindi che Lusi, sicuramente un ‘malandrino’, ma soprattutto la ruota di un ingranaggio molto più vasto, sia stato fatto passare agli occhi dell’opinione pubblica come un utile capro espiatorio, un banale ‘ladruncolo’ colto con a mani nel miele. D’altra parte la condanna per calunnia lo rende non più credibile e previene quindi e rende inefficaci eventuali sue future dichiarazioni o confessioni. Dichiarazioni o confessioni che potrebbero in ipotesi coinvolgere e chiamare in causa personaggi ben più in vista e più in alto del ‘piacione’ Rutelli.

Il problema, parliamoci chiaro, sia in questo che in altri scandali, sta monte. Il problema è insito nelle vergognose leggi che, dal 1975 ad oggi, hanno elargito a pioggia ai partiti politici somme stratosferiche di denaro pubblico spacciandole per ‘rimborsi elettorali’. L’ho denunciato in un mio libro di prossima pubblicazione, in cui ripercorro tutta la controversa storia del finanziamento pubblico della politica nel nostro Paese. Se si concedono, infatti, alle casse e ai gruppi parlamentari dei partiti delle somme folli e ingiustificate che un normale cittadino, un operaio, un impiegato o un piccolo imprenditore non riuscirebbero ad accumulare neanche in mille anni di duro lavoro, non ci si deve stupire se questi soldi vengano poi utilizzati da qualcuno per farsi la barca o una villa, oppure per finanziare in nero costosissime campagne elettorali.

Non fa onore agli scout, che dovrebbero essere caratterizzati da alti valori e principi morali, un altro personaggio proveniente dalle loro file e che oggi ci ritroviamo nientemeno che a capo del Governo, oltre che a capo del partito di Lusi, il PD. Sto parlando dell’homo massonicus  Matteo Renzi, che giustamente il mio concittadino Piero Pelù ha definito, al concerto del 1° Maggio, «il boy-scout di Licio Gelli».

Su Matteo Renzi ho scritto, su questo sito, fino alla nausea. Decine di articoli in cui ho ripercorso e ricostruito tutti i suoi legami con la massoneria e con i peggiori poteri forti. E, non molto tempo fa, avevo dato spazio alle dichiarazioni di Rino Formica, storico esponente della sinistra del PSI, che aveva chiaramente denunciato come, con Renzi, trovasse piena realizzazione il piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli e della sua loggia Propaganda 2. Ebbene, devo dire che i fatti stanno decisamente dando ragione a Formica e che le ‘riforme’ avanzate da Renzi con la complicità di un celebre affiliato alla P2, Silvio Berlusconi, stanno effettivamente andando nella direzione di una piena attuazione dei piani del buon vecchio ‘zio’ Licio. Lo ha ribadito, motivando la sua analisi punto per punto, Rino Formica in un’intervista sul Fatto Quotidiano di Sabato 3 Maggio. Intervista che invito tutte le persone responsabili che ancora esistono in questo Paese ad andarsi a leggere.

Mi aspetterei, quindi, dal mondo dello scoutismo, una coraggiosa e consapevole presa di distanza non solo dal ‘capro espiatorio’ Lusi, ma anche da un personaggio come Matteo Renzi. Ritengo sempre validi i concetti per i quali chi tace acconsente e chi non denuncia è complice.

Nicola Bizzi