La relatività

600_82d16c3a3351353b42e1babfe00a4af0

Al vostro buon cuore fino al segno “±” Il titolo potrebbe trarre in inganno. Non di relatività ristretta o generale voglio parlare; o quantomeno non esclusivamente. La verità è ciò che mi interessa. E Einstein (Pointcarè) è solo un passo per scoprire come nulla sia univoco. Gli individui hanno delle verità. Se ci si immedesima in quelle, pur contrastanti, di soggetti diversi, capita spesso che siano tutte logicamente e/o ontologicamente convincenti.

Ammettiamo, adesso, di voler trovare una verità, come direbbero alcuni, assoluta. Dalle precedenti premesse possiamo provare a comporre i vari enunciati. Se continuassimo a metterli in relazione, animeremmo la proposizione principale con una miriade di clausole sempre inappaganti. Inoltre come scegliere quale sia la principale. Un lavoro alessandrino.

Oppure potremmo trovare per ogni verità una mediazione. Tuttavia questa rotta mi appare semplicistica.

Partiamo dalla prima regola di Lectar. Sostiene che tutto il necessario per la ricerca è nei documenti all’origine (cioè nelle proposizioni suddette).

L’analisi, per lui, va svolta con semplicità. Proprio la semplicità previene il semplicismo. Questa è un metodo: essere nell’evento o sostenere come proprio l’enunciato, immedesimarsi finché, in questa commistione, le antitesi si fonderanno.

Perché ciò avvenga, agisce una sequenza di intuizioni, ognuna indizio di una caccia al tesoro il cui compenso non è prestabilito, dipende da quali tra le intuizioni possibili sono accolte. A questo punto l’unico pericolo è che la prima intuizione dia una chiave interpretativa che faccia optare per epifanie che confermino la tesi originatasi all’inizio che si amplia ma non è dinamica.

Ora appare inaccettabile il rigore della morale. I suoi valori, infatti, sono arbitri dell’iniziativa, e talvolta vi mette il veto. Ebbene essi esistono come pensieri. Vivono della forza dei propri ideatori e dei credenti che li fanno evolvere. Restano comunque figure psicologiche e personaggi di romanzi.

Esempio: “si cede secondo le proprie possibilità e si accoglie secondo i propri bisogni”. Come e chi stabilisce il limite esatto tra capriccio e bisogno? I bisogni non sono uguali per tutti. Certo non potrebbe essere dunque ciascuno misura dell’altro. Consideriamo che alcune devianze mentali possono rendere necessario ciò che per altri non è di alcun riguardo. E non solo devianze: come un estraneo stabilisce se per il benessere psichico qualcosa è necessaria o meno?

Vale anche per valori non moralistici: se si ammette la realtà come relativa, il valore diventa mediano, particolare e intrinseco. Mediano implica una coscienza globale. Ma questa sola lo renderebbe una morale del buon senso. Dico particolare, perché si tratta di una mediazione memore dei particolari, non appena la mente si è espressa in una faticosissima e brurocraticissima sistemazione, e in continua evoluzione, come i fermenti in una fumarola; un mosaico che si compone non omogeneo, anzi garante delle difformità. E intrinseco o immanente, perché la mediazione non è attuata dalla ragione arbitrariamente ma è già nella cosa; alla ragione tocca solo di cogliere l’in-sé non il compendiario. La democrazia è relativa, la libertà di stampa è relativa, e relativi gli altri valori non moralistici. A parte che almeno in Italia lo sono anche sul piano pratico, già concettualmente. La libertà di stampa non può essere assoluta: almeno se si vuole rispettare la costituzione. Come bloccare i vilipendi alle istituzioni se fosse completamente svincolata, senza l’Ordine, come alcuni desiderano? E gli ideali sovversivi? Potrebbe la democrazia accettare la rivoluzione? Non solo. La relatività stessa li legittima.

 

Forse sono immaginabili libertà e democrazia assolutiste? “±”

Introduzione per gli annoiati.

Dico che i petali della margherita sono bianchi. Ciò è vero. La mosca dice che sono blu. Ciò è vero. Un occhio abbagliato dal sole dice che sono rossi. Ed è vero. Di che colore è dunque la margherita? Di un colore relativo. Eppure se io non pensassi alla mosca o all’altro occhio non esiterei a dire ciò che è vero in assoluto e falso realmente. Questo è ciò che la scuola deve insegnare e che i politici devono sapere. Se a scacchi vedo che ho l’alfiere sotto e non che è inchiodato, muovo l’alfiere e perdo la donna. L’alfiere sa di essere sotto e la donna di essere minacciata. Do ascolto, per ignoranza all’alfiere e lo salvo. Non l’ho in realtà condannato ad una sofferta morte? Non cadrà come tutti gli altri pezzi del colore? Allora dico: l’alfiere stesso deve rendere complanari la sorte sua, della donna e le relazioni con ogni altro pezzo. Deve egli stesso chiedermi di non muoverlo.

Il punto: L’Assoluto è il nulla. Il valore è equilibrio. L’equilibrio è conoscenza.

Mi pare il momento di abbandonare gli exempla ficta.

 

Giselda Campolo