La Madonna di Foligno

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Come ogni anno, la mostra di Palazzo Marino (conclusasi lo scorso 12 gennaio) a Milano, organizzata dal Comune in collaborazione con Eni, è un deciso successo.

Alla prima edizione, 2008, avevano partecipato 160 mila visitatori; quella con più affluenza “Amore e Psiche” lo scorso anno con 227 mila, la mostra con il più alto afflusso in Italia.

Questa volta si superano entrambe con 240 mila per la cosiddetta Madonna di Foligno di Raffaello, successo ottenuto grazie alla collaborazione dei Musei Vaticani.

Un record da non attribuire esclusivamente alla bellezza dell’opera ma sicuramente alla maestria degli orchestranti, dal momento che la mostra della Sala Alessi ha ottenuto visite ogni anno in costante crescita.

Lungo il percorso verso la sua collocazione ai Musei Vaticani, il dipinto, si ferma a Foligno nella chiesa del Monastero di S. Anna, grazie alla collaborazione di Eni, Musei Vaticani e Comune e Diocesi di Foligno, sua casa naturale da cui era stata strappata, dopo 217 anni di permanenza, dai funzionari napoleonici e mai restituita. In Francia, inoltre, aveva subito una forma di restauro estremamente invasiva che aveva permesso di trasporre il colore da tavola a tela al fine di garantirne la conservazione.

50 mila visitatori sui 56 mila abitanti di Foligno. Molto sentita la presenza del dipinto nella città festeggiata anche in occasione della ricorrenza del patrono, San Feliciano, con il Coro ad Cantus di Spello, oltre alla produzione di biscotti e cioccolatini ad edizione limitata. L’ingresso è libero dalle dalle 9 alle 19.30. Telefono 800149617.

Sigismondo de’ Conti aveva dato commissione a Raffaello, per ringraziare la Madonna di una scampata morte, allo scopo di inserirla nella chiesa dell’Aracoeli a Roma, ma la nipote Anna Conti la richiese per il Monastero di Sant’Anna a Foligno nel 1565.

Ecco perché è conservata a Roma, con l’ufficiale giustificazione che è la città per cui era stata commissionata. Ma non è conservata a Roma; semmai a Città del Vaticano, nei suoi musei che non sono romani né italiani. Diciamo pure che nel ‘600 Roma era vaticana e così se la donazione alla chiesa fosse effettivamente documentata ci sarebbe poco da pretendere da quel di Foligno.

Giselda Campolo

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