LA FEMMINIZZAZIONE DELL’EUROPA

È appena uscita la traduzione italiana di un libro di Éric Zemmour, “Sii sottomesso: la virilità perduta che ci consegna all’Islam”, uscito in Francia nel 2006, anticipando di parecchi anni il successivo bestseller“Sottomissione” di Michel Houellebecq, che prevede nel 2022 un’Europa islamizzata. Il libro fa una scansione dei vari sintomi che sono venuti connotando l’Europa di oggi attraverso più di mezzo secolo. Denominatore comune: il graduale sfumare delle diversità verso un continente popolato da donne sempre più mascolinizzate e uomini de-virilizzati. Insomma una facile preda di popolazioni “maschie”, come quella islamica, lungo una china simile a quella che portò alla capitolazione dell’impero romano, in progressiva decadenza per mancanza di guerrieri, atti a fronteggiare i “barbari”. Zemmour evidenzia l’effeminatezza del maschio europeo in tante sue manifestazioni. L’uomo vuole sempre più assomigliare al genere vincente: quello femminile. E così ne copia sia i comportamenti esteriori, come la depilazione, gli atteggiamenti e il modo di vestire, sia il metro di giudizio verso cosa sia lecito fare e cosa invece sia da condannare. Basti pensare a quanti pochi anni fa l’omosessualità fosse giudicata un reato, mentre oggi viene ufficializzata con leggi sempre più inclusive di diritti da sempre riservati alle coppie etero. L’ultima sortita (caldeggiata dalla solita Boldrini) è quella della Corte di Strasburgo, che sollecita l’Italia, ultima nazione europea non ancora allineata all’andazzo dominante, a riconoscere alle coppie gay gli stessi diritti di quelle tradizionali; ammettendo persino che un uomo possa cambiar sesso all’anagrafe pur restando fisicamente maschio. Forse ci sarà una corsa in tal senso se, come riporta Zemmour, “il 38% degli uomini vorrebbe essere incinto” e “quasi un uomo su due vorrebbe conoscere le gioie della gravidanza!”. […] “Il capitalismo (le multinazionali), dopo aver optato per la società multirazziale e multiculturale, ha scelto il campo della femminizzazione degli uomini, la frankensteiniana fabbricazione di un uomo senza radici né razza, senza frontiere né paesi, senza sesso né identità. Un cittadino del mondo meticciato e asessuato. Un uomo campato in aria”. Un uomo indebolito da un carico di responsabilità troppo pesanti per gravare solo sulle sue spalle, e quindi ben felice di condividerle sempre più con la donna, sino a una forma di ormai patente sottomissione: oggi alla donna, domani a popoli più virili e bellicosi, come appunto quello islamico. Zemmour vede tutto ciò all’origine di un mondo dove l’uomo è –e si sente- sempre e comunque in colpa per il solo fatto di essere uomo; anche in campo sessuale, dove ogni sua pulsione è marchiata, cattolicamente, come peccato, e laicamente come reato, da punire senza pietà e insieme da “curare”. Se fino a ieri erano “malati” i gay, oggi lo sono gli uomini che hanno pulsioni considerate sino a ieri come “normali”. Zemmour cita come esempio la prostituzione. L’accanimento contro chi insiste nel cercare evasioni fuori del legale rapporto matrimoniale è criminalizzato ogni giorno di più, perseguitando non tanto e non più le prostitute, quanto i loro clienti, anche virtuali: basta accostarsi ad una “passeggiatrice” per vedere il proprio numero di targa segnalato alla polizia e alla procura. E se una donna denuncia un uomo per molestie o stupro, si tende sempre più a credere alla versione femminile, inquadrando sempre, anche tramite martellamenti TV di reali violenze sulle donne, l’uomo nella parte del violentatore. Tutto ciò contribuisce ad una generale “castrazione psicologica” dell’ex-maschio (persino latino!) affinché righi dritto, ossia secondo l’ipocrita morale che ha sempre contraddistinto le donne: tutte sante, a sentir loro; ma molto più simili al maschio vecchio stampo, a sentire i resoconti degli uomini d’oggi, che le riferiscono molto più “libertine”, non più preoccupate di nascondere la propria naturale libidine, repressa sino a ieri. Anzi, a sentire i sondaggi, le esigenze delle ragazze d’oggi sono spesso imbarazzanti per i loro partner, tanto da essersi creata una situazione in cui, oltre ad un crescendo di impotentia generandi, si assiste oggi ad un aumento considerevole di impotentia coeundi, sostanzialmente dovuta al timore di prestazioni inferiori alle odierne aspettative femminili; mentre la pornografia proietta immagini di superman e pubblicizza l’uso di stimolanti per emularli, anzichè semplicemente suggerire di vestire la donna da donna, e non in afflosciante unisex. “Si possono vedere -scrive Zemmour – mano nella mano, con la stessa uniforme: pantaloni, scarpe da ginnastica, camicia ampia…Lo stesso corpo da ragazzini androgini… più che fratello e sorella, sono gemelli”. 

Mentre la Boldrini sogna un’Italia finalmente femmina al 100%, con libero ingresso nelle nostre case degli “eco-rifugiati”, reddito di cittadinanza, specie agli immigrati e pubblicità senza “donne-oggetto” in costume, l’uomo sogna in cuor suo le donne orientali, rimaste fedeli alla loro immagine tradizionale, con le quali si presume non esser necessari Viagra e Cialis. La Boldrini del resto è lo specchio pasionario di un’Europa nella quale il femminismo sta celebrando il suo trionfo: ha stravinto, avvilendo il maschio e contagiando in pieno le istituzioni; e accumula crescenti rivendicazioni di diritti e doveri un tempo riservati all’altro sesso. Come il diritto al lavoro, che, in parallelo al proliferare della tecnologia, sostitutiva della mano e della mente umana, ha determinato lo schizzo verso l’alto della disoccupazione.

Eppure, l’umanità ha un bisogno spasmodico delle ancestrali virtù femminili: delicatezza, pazienza, gentilezza. Virtù di cui non si trova più traccia in un mondo dove le guerre su larga scala sono svanite, più per il timore dell’olocausto nucleare che non per il prevalere di strategie al femminile. In effetti, se nei comportamenti dell’europeo medio prevale, quando i bisogni primari sono soddisfatti, la considerazione per l’altro, l’umana solidarietà, almeno nelle intenzioni, secondo i classici canoni femminili, a livello esecutivo predomina l’antico maschilismo, che si esplica nella guerra globale, perpetrata, più che con le armi, con i bazooka della finanza, ben simboleggiata dalle palle del toro di Wall Street. L’UE, femmina quando si tratta di diritti civili, mostra il suo lato “penico” quando si tratta di regole finanziarie, come ha dimostrato al mondo intero condannando spietatamente la Grecia a un debito eterno. Quanto all’Italia, è madre quando recupera migliaia di immigrati in mare, per poi accorgersi del suo isolamento quando cerca solidarietà in un’Europa, mutata da madre a matrigna.

Chi volesse inferire da quanto letto sinora che lo scrivente sia un rude maschilista sbaglia di grosso: nato in epoca in cui era l’uomo a tenere le leve del comando, io sono il prodotto di questo nuovo mondo femminizzato, avendo gettato alle ortiche il retaggio di un’educazione dove non era uomo chi mostrava le proprie emozioni e debolezze. La “conversione” è avvenuta durante il decennio più bello che il secolo scorso ci abbia regalato: gli anni Ottanta, dopo la tetraggine degli anni di piombo. Bello, perché esaltava valori scoperti dopo il ’68, come il rispetto per la donna –in quegli anni solare e frizzante- e l’ambiente; ma conteneva altresì i germi dei successivi decenni, dove la libertà individuale sarebbe scaduta alla sola deregulation finanziaria e alla mera scelta tra varie mode, le conquiste del welfare erose in nome dei “conti in ordine”, laprivacy massacrata col pretesto della lotta al terrorismo e più in generale della “sicurezza”, l’ambiente stuprato in nome del profitto, la parità uomo-donna ridotta a con-fusione androgina, l’uomo col fiato sul collo di collegi giudicanti femminili, dentro e fuori dei tribunali. L’espressione “l’orco di Arcore” ben sintetizza il cliché dominante, dell’uomo-lupo che adesca l’innocente Cappuccetto Rosso. E il pericolo di sconfinare da corteggiamento a stalking (si noti anche la creazione del linguaggio acconcio), cioè in reato da codice penale, è sempre in agguato, a seconda degli umori della donna.

Credo pertanto che la grande sfida che ci attende sia quella di temperare la predominanza della donna in campi che le sono alieni per natura e al tempo stesso sviluppare una cultura che sappia restituire alle donne (il “gentil” sesso!) le loro tradizionali virtù, oggi troppo dimenticate in nome di un appiattimento sul modello maschile; con la parallela riappropriazione degli attributi maschili da parte degli uomini, oggi espressi più con uno sterile, sporadico bullismo che non con una virile responsabilità nella difesa dei beni comuni. 

Marco Giacinto Pellifroni