La famosa Ragazza dell’Aia che è stata affittata per il mondo

È stata inaugurata l’8 febbraio, e si chiuderà il 25 maggio, la mostra sull’età d’oro della pittura olandese a Palazzo Fava, il Palazzo delle Esposizioni di Bologna, che ospita numerosi capolavori del museo dell’Aia Mauritshuis.

È l’ultima tappa del tour mondiale che compie La Ragazza con Turbante – cosiddetto La Ragazza con l’orecchino di perla – di Vermeer. Questa estate, infatti, il 27 giugno, si concluderanno i lavori di ristrutturazione del Mauritshuis Museum all’Aia che erano stati cagione del prestito mondiale del gruppo di dipinti, scelti dalla direttrice Emilie Gordenker, tra i quali questo famosissimo. Cagione giustificata anche dal fatto che gli incassi hanno in parte finanziato i lavori.

Il curatore, Marco Goldin, è particolarmente orgoglioso della riuscita dell’evento che era stato annunciato da qualche anno come evento unico nella storia. Bologna è, infatti, l’unica tappa europea del dipinto.

Nel 2012 era stato al Tokyo Metropolitan Art Museum. Nel 2013 allo Yung Fine Arts Museum di San Francisco, all’High Museum of Art di Atalanta, e alla Frick Collection di New York.

L’esposizione bolognese La ragazza con l’orecchino di perla – Il mito della Golden Age da Vermeer a Rembrandt, Capolavori dal Mauritshuis ha visto una giornata di inaugurazione di pieno successo, quasi 3 mila prenotazioni e altri quasi 2 mila biglietti venduti direttamente in loco. L’ingresso è stato possibile fino a notte inoltrata, le 2; e dalle 21 si è sviluppata una vera festa con la gentile offerta del rinfresco. Una serata eccezionale che ha visto Marco Goldin fare da cicerone per due giri completi. E non c’è da pensare che nella efficientissima Bologna tutto sia rimasto a tacere intorno al Palazzo. La festa proseguiva con concerti ed eventi in piazza che continueranno a svolgersi ogni sera per tutta la durata della mostra.

Finora più di 120 mila le prenotazioni per l’evento unico in Europa che si immagina possa raggiungere i 300 mila visitatori. E a questo punto lo speriamo tutti, visto che dobbiamo rifarci dell’affitto del dipinto pagato al museo dell’Aia, perché si finanziasse la ristrutturazione. 

Giselda Campolo