La danza del male: Siria, 2014

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La guerra per il controllo della Siria, che in realtà attualmente riguarda contemporaneamente anche altro, ha una forte motivazione nella guerra occulta su chi controllerà i giganteschi giacimenti di petrolio e gas scoperti recentemente nella regione.

Da: F. William Engdahl, RussiaToday, 20 gennaio 2014 – Nsnbc

La presente ricostruzione altamente fitta di trame ed intrecci geopolitici, viene qui esemplificata dalla mano di un grande autore (William Engdahl). A prima vista sembra difficoltoso fare chiarezza, tuttavia, basterà dare uno sguardo alla cartina geografica per rendersi perfettamente conto di quale sporchissimo giuoco stia devastando la Siria. La Siria, una Nazione ridotta alla fame e con migliaia di bambini e bambine sterminati/e a colpi di mortaio per il solo e solito gioco infame delle risorse energetiche. A distanza di 100 anni tondi tondi dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale (la quale fu dovuta esattamente all’approvvigionamento di materie prime, oltre che a smantellare l’Impero Zaarista e quello – guarda caso – Ottomano), siamo di nuovo da punto e a capo. La comunità internazionale sembra miope, sorda ed insensibile. anzi! Pare appoggiare questa immane porcata. Ma con ministrini incapaci alla Farnesina e a Bruxelles, Assad se la dovrà vedere da solo.. o con l’aiuto di Putin. I poveracci del popolo sanno che la faccenda costerà loro ancora cara. Dopo l’avvento del fantoccio Karzai in Afghanistan, staremo a vedere quale altro fantoccio prenderà il posto del padrone legittimo di casa Siria. Tanto, sempre questione di oleodotti e gasdotti parliamo!!!

La guerra per il controllo della Siria, che in realtà attualmente riguarda contemporaneamente anche altro, ha una forte motivazione nella guerra occulta su chi controllerà i giganteschi giacimenti di petrolio e gas scoperti recentemente nella regione.

Ora la Russia ha appena stipulato un importante contratto con il governo siriano. Ciò avviene dopo che il presidente Obama ha brillantemente trovato il modo di salvare la faccia tirandosi fuori da un’indesiderata azione militare contro la Siria concordando un accordo con il presidente siriano Bashar Assad per rimuovere dal Paese le armi chimiche. Indipendentemente dal fatto che Assad resti il presidente, la Russia detiene i diritti di esplorazione e sviluppo di una parte importante delle acque al largo della Siria. Il 25 dicembre il ministro del Petrolio siriano Sulayman Abu Mazin, a nome del governo siriano, firmava un contratto di 25 anni con la società russa SojuzNefteGaz per la prospezione petrolifera nelle acque territoriali del Paese mediorientale sul Mediterraneo. SojuzNefteGaz è guidata dall’ex ministro dell’energia russo Jurij Shafranik, e il suo principale azionista è la Banca centrale della Russia. Fu fondata nel 2000 “per rafforzare la cooperazione economica con i Paesi dell’ex Unione Sovietica, del Medio Oriente e del Nord Africa”, secondo RIA Novosti. Ha anche piani in Iraq e Uzbekistan. L’accordo siriano fa parte della strategia regionale a lungo termine di Putin, in altre parole. Il nuovo accordo copre un’area di 2188 chilometri quadrati che si estende a sud della città di Tartus, dove la Russia ha anche la sua unica base navale nel Mediterraneo. I diritti si estendono fino a Banias e a circa 45 miglia nella zona economica esclusiva siriana sul Mediterraneo. La società russa è coinvolta da numerosi anni nei progetti petroliferi onshore in Siria. L’assalto all’energia nel Mediterraneo. Con il passo per sviluppare il potenziale energetico offshore della Siria, la Russia rafforza la propria rapida e veloce corsa a sviluppare ciò che si stimano essere giacimenti di idrocarburi paragonabili a più regioni delle dimensioni dell’Arabia Saudita. Uno sguardo sulla mappa della regione sarebbe rivelatrice. Da quando si è scoperto la presenza significativa di gas al largo, nel 2010, Israele è divenuto un importante attore nello sviluppo degli idrocarburi nel Mediterraneo orientale, come anche Cipro, che s’è visto confermare dei propri significativi giacimenti di gas, mentre l’esplorazione off-shore del Libano è stata interrotta (cosa comoda per certi rivali), dalla guerra in Siria, come anche l’esplorazione su petrolio e gas della Siria. Nel 2009, l’emiro del Qatar si recò a Damasco per negoziare un accordo con il Presidente Bashar Assad sul gasdotto del Qatar dall’enorme giacimento di gas offshore North Dome, contiguo con il giacimento di South Pars nelle acque iraniane del Golfo Persico e condiviso tra i due Paesi. Il giacimento South Pars/North Dome è il più grande giacimento di gas del mondo, condiviso tra Iran e Qatar. Il Qatar, è già il più grande produttore di gas naturale liquefatto (GNL) del mondo, diretto soprattutto al mercato asiatico, ma che vuole avere accesso diretto al fiorente mercato del gas europeo. La proposta del Qatar ad Assad era costruire un gasdotto che trasportasse il gas del Qatar attraverso Siria e Turchia, stretto alleato del Qatar. Assad rifiutò citando le forti relazioni energetiche della Siria con la Russia. Nel marzo 2011, Assad firmò un accordo su un altro gasdotto: questa volta con l’arcinemico del Qatar, l’Iran. Il Qatar è fondamentalista sunnita ed ospita i radicali Fratelli musulmani. L’Iran è fondamentalista sciita e l’Iraq è governato da un primo ministro sciita. Sia l’Iran che l’Iraq appoggiano Assad nella guerra per il controllo della Siria. Il gasdotto iraniano collegherebbe il suo giacimento del Golfo Persico al Mediterraneo attraversando Iraq e Siria. Non appena s’è asciugato l’inchiostro per il gasdotto Iran-Iraq-Siria, una guerra terroristica su vasta scala, finanziata dal Qatar per miliardi di dollari, è esplosa in Siria. Ora la Russia è intervenuta, dopo il fallimento di Qatar, Arabia Saudita e Turchia nel rovesciare il regime di Assad e sostituirlo con un regime fondamentalista wahabita saudita o uno fondamentalista salafita dei Fratelli musulmani, che  avrebbero concluso accordi con Arabia Saudita o Qatar, e non con la Russia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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