Inedito Veronese a Pallanza | laureanda scopre nuovi dipinti

Parliamo di Cristina Moro, una laureanda della specialistica in Storia e Critica dell’arte all’Università degli Studi di Milano.

La studentessa, originaria di Verbania, stava, infatti, lavorando ad una tesi, assegnatale dai professori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa su Villa San Remigio a Pallanza.

Un luogo particolare che nel corso del novecento era stato il sito di una imponente collezione d’arte. Una ricerca che doveva condurre ad una conoscenza approfondita di un luogo ancora poco studiato.

La studentessa ha così iniziato ad analizzare le fotografie conservate al Museo del Paesaggio di Verbania, fotografe risalenti all’epoca di costruzione della villa sul finire dell’ottocento.

L’antica pinacoteca si è formata dopo la realizzazione del progetto di Silvio della Valle di Casanova e Sophie Browne due artisti illuminati e innamorati che hanno dato vita ad un’opera d’arte capace di accogliere ricche collezioni e un importante centro culturale.

L’antica pinacoteca non è rimasta integralmente sino ad oggi, ma, durante gli studi del materiale ancora presente, due tele hanno colpito la studentessa, due tele appese nell’originaria sala da pranzo. Due tele che riempivano la parete tra due finestre oltre le quali era visibile il magnifico panorama del Lago Maggiore.

Il sospetto che dietro i colori imbruniti si celassero originali del Veronese prese subito la dottoressa Moro che non tardò proseguendo gli studi a chiedere consulto ai relatori Agosti e Stoppa. Un sospetto che si faceva sempre più certezza, fino alla risposta definitiva che venne da Vittoria Romani, ordinaria all’Università di Padova e esperta della pittura veneta del ‘500, titolare del progetto di ateneo “Giovinezza e maturità di Paolo Veronese”, che la configura come una dei massimi studiosi del pittore veneto.

Una attribuzione importante che forse aveva ritardato, non soltanto il luogo poco studiato, ma anche l’imbrunimento che a occhio poco esperto poteva far perdere l’altissima qualità del tratto e del colore. Ma, ultimati i restauri nei laboratori de La Venaria Reale l’attribuzione non può essere smentita nemmeno dall’occhio meno sensibile.

I dipinti restaurati, due allegorie, quella della scultura e quella del’astronomia, saranno esposti a Vicenza sino al 5 ottobre. Le prossimo ammirare al Palladio Museum, insieme alla coppia del Los Angeles County Museum of Art, nella mostra dal titolo “Quattro Veronese venuti da lontano. Le Allegorie ritrovate” curata da Guido Beltramini.

Una scoperta che illumina una piccola parte del grande cinquecento italiano e che rende merito al sistema universitario italiano, almeno questa volta, e ai suoi studenti.

Giselda Campolo

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