In Spagna il Governo Rajoy si appresta a dare un giro di vite alla giustizia internazionale

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Con l’approvazione di una nuova legge, saranno a rischio di archiviazione importanti cause internazionali, soprattutto quella contro gli Stati Uniti per l’assassinio del giornalista José Couso in Irak nel 2003

In Spagna, il Governo di Mariano Rajoy, diretta espressione della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, intende al più presto dare un giro di vite alla giustizia. Dopo il varo di leggi repressive che limitano il diritto dei cittadini a manifestare contro i tagli imposti dalla BCE, l’esecutivo spagnolo si appresta infatti, fra non poche polemiche, a dare una forte spallata all’autonomia della magistratura. L’obiettivo è quello di riformare la Ley Orgánica del Poder Judicial (Legge Organica del Potere Giudiziario) e cancellare quelle normative che permettono ai giudici spagnoli di esercitare quella “giurisdizione universale” che fino ad oggi ha provocato non poche tensioni con giganti come la Cina e gli Stati Uniti d’America.

Se passerà questa riforma, fortemente voluta dal Governo per compiacere le direttive del Gruppo Bilderberg e di altri organismi di potere transnazionali, sarà dato un colpo di spugna a tutte le cause intraprese dai magistrati della Audiencia Nacional contro crimini di genocidio, tortura, pirateria e tratta di esseri umani commessi all’estero (non quindi su suolo spagnolo). Avevano generato grande scalpore, infatti, negli ultimi anni, le cause intraprese dai magistrati spagnoli contro i vertici del Partito Comunista Cinese per il genocidio in Tibet e contro i responsabili del genocidio guatemalteco, perpetrato negli anni ’80 da una giunta militare appoggiata e sostenuta dagli Stati Uniti.

Secondo il parere dei giudici spagnoli, con l’approvazione di questa riforma potrebbero salvarsi dall’archiviazione, in via generale, soltanto quei procedimenti in cui i presunti autori o le vittime siano di nazionalità spagnola, o quelli relativi a reati commessi contro stranieri residenti in Spagna.

Mentre, per quanto riguarda i reati di genocidio, lesa umanità o spariziose forzata di dissidenti, anch’essi si potranno portare avanti nei confronti di cittadini steranieri a condizione che essi si trovino in Spagna, anche se temporaneamente.

Con il nuovo testo, in attesa di un’approvazione che pare ormai molto vicina, per poter intraprendere un’investigazione internazionale sarà necessaria la querela di un avvocato o della parte lesa, circostanza che, come rilevano i magistrati della Audiencia Nacional, fino ad oggi non si è mai verificata.

Una procuratrice intervistata dal quotidiano El País, sostiene che si tratterebbe di una riforma opportunistica, dettata dalle esigenze di mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti e la Cina, e soprattutto finalizzata a salvaguardare le relazioni commerciali con quest’ultima. Altri magistrati, mostrandosi più combattivi, dichiarano che si vedranno costretti a chiudere o ad archiviare le cause internazionali in corso, si appelleranno all’incostituzionalità della nuova legge, in quanto l’archiviazione forzata delle cause presupporrebbe di infrangere i trattati internazionali che vincolano la Spagna e che, secondo la Costituzione, formano parte integrante dell’ordinamento giuiridico interno.

Un magistrato istruttore, infine, ricorda a El País che la Giurisdizione Universale non è “una semplice questione di giudici illuminati in posizione minoritaria”, in quanto “la Spagna è sempre stata storicamente pioniera nella Giurisdizione Universale e nella difesa dei diritti umani, è stata difatto l’inventrice della giustizia universale moderna, quella che si pone l’obiettivo di perseguire crimini che la comunità internazionale considera particolarmente esecrabili”.

Sarebbero quindi a rischio numerose cause attualmente in corso non solo contro la Cina, gli Stati Uniti e il Guatemala, ma concernenti anche crimini perpetrati da El Salvador, dal Cile, dal Marocco nel Sahara Occidentale e da Israele in relazione alla vicenda della Freedom Flottilla.

Ma la vicenda che ha fatto più scalpore in questi giorni è il rischio di archiviazione che la nuova legge determinerebbe per la causa avviata dai giudici spagnoli contro gli Stati Uniti per la morte del giornalista e cameraman di Telecinco José Couso.

José Couso, inviato da Telecinco in Irak per documentare l’aggressione americana del 2003, venne assassinato l’8 Aprile di quell’anno quando l’esercito di Bush bombardò, in maniera del tutto illecita e inaspettata, l’hotel Palestina di Baghdad dove alloggiava. Questo albergo era notoriamente, all’epoca dei fatti, il quartier generale della stampa internazionale, e non era quindi un obiettivo militare.

La vicenda fece molto scalpore perché a colpire l’albergo fu un carro armato americano che sparò deliberatamente dei colpi contro l’edificio senza – a quanto pare – l’autorizzazione del proprio comando. Nell’attacco che costò la vita a José Couso restarono gravemente feriti anche altri giornalisti. Si tratta per la Spagna di una ferita ancora aperta e da allora la magistratura iberica ha aperto contro il governo americano un lungo contenzioso giuridico.

Il fratello di José Couso, Javier, ha annunciato ai giornali che se passerà la nuova legge e se il procedimento sarà archiviato, farà ricorso al Tribunale Europeo dei Diritti Umani di Strasburgo. Non ha poi usato mezzi termini, definendo questa riforma “propria di un Governo servo degli Stati Uniti, un Governo traditore che si guarda bene dal difendere la propria patria ed i propri cittadini, anteponendo a questo gli interessi finanziari e stranieri”.

Nicola Bizzi

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