Il visconte Massimo D’Alema

 Colui il quale nel 2008 ha firmato il Trattato di Lisbona assieme a Romano Prodi, il visconte Massimo D’Alema – nominato tale dal “pastore tedesco” attualmente … in prepensionamento ecclesiastico – è intervenuto nello studio della trasmissione televisiva condotta dal giornalista Floris, su La7. Difronte a sé ha incontrato Marine Le Pen, leader del Partito francese Front National. La performance è stata a dir poco scadente, senza dubbio esilarante.  Come chiunque oggigiorno tenti di ubriacare il pubblico di sciocchezze, Massimo nazionale, nell’arco di un paio di round, ha snocciolato nell’ordine la Cina, l’India, il Brasile, l’età media mondiale ed il parlamento europeo! Ha perfino difeso gli USA! Ottima mossa da equilibrista per un comunista revisionista! Solo fumo negli occhi di chi ascoltava! Un simpatico coacervo di tematiche delicate gettate lì con una insolente dose di sicumera volta esclusivamente ad impressionare, tipo: “Hai sentito quante cose ti riesco a dire in pochi attimi? Ti sciacquo il cervello e non ti ci faccio capire un fischio”.  La comica, contro ogni aspettativa, ha toccato il culmine nel momento in cui, forse per una scivolata senile, il visconte ha rispolverato addirittura il colonialismo francese e, udite udite, il fascismo, Mussolini, Hitler ed il nazionalismo. Un copione visto e rivisto, trito e ritrito, il vero volto di quel tetro complesso monolitico che affligge l’impotente e falsa sinistra delle ombrose fondazioni contemporanee. Ma come si fa oggi, Gennaio 2015, ad avere il fegato di riproporre quella retorica truce ed antistorica? Qui c’è chi si suicida per crediti (attenzione non per debiti) verso lo Stato, chiudono 50 imprese al giorno, la disoccupazione sta decimando intere generazioni minandone il futuro e si sottraggono aiuti alle persone ammalate. E, nonostante ciò, il visconte cosa fa? Tira fuori dal cilindro la storiella di Hitler, del fascismo e di Mussolini. Ma per piacere! Che sconcio! Che picchiata! Che insopportabile faccia tosta! Ogni volta che il cerchio sta per chiudersi su temi concreti, ecco che il fondarolo di turno si lancia in sperticati esercizi di elongazione, tanto un applauso da Floris non glielo leva nessuno. Anzi! Basterebbe avere un briciolo di orecchio per cogliere la fonte dell’applauso: è sempre il solito soggetto organico alla trasmissione che ad un certo punto batte le mani da solo e dopo un attimo, per riflesso condizionato, le persone gli vanno dietro; a differenza degli applausi a scena aperta che ha sistematicamente raccolto la leader francese: lì non c’era nessun abbrivio condizionante. Erano tutti sentiti e sinceri. Mi chiedo solamente quanti anni ancora dovremo attendere per assistere finalmente ad un vero dibattito, scevro da ogni richiamo capzioso ad un passato che non ha mai interessato nessuno se non chi non lo ha studiato. Non vedo l’ora che queste patetiche tecniche di manipolazione possano essere definite “d’altri tempi”. Non vedo l’ora che quel cadavere rosso affondi una volta per tutte e si porti dietro retori ed esperti dell’artificio stilistico fintamente compassato di cui, veramente, non sappiamo che farcene e.. che ci costano milioni di euro all’anno!

Andrea Signini