Il Sole bombarda la Terra

Notizia fresca, fatto datato. La registrazione dell’impatto risale infatti all’8 ottobre 2013 ed è stata effettuata da due sonde Nasa in orbita tra le fasce di Van Allen. Si tratta delle Rbsp, le sonde Radiation Belt Storm Probes, che fanno parte del Living With a Star, programma diretto dal Goddard Space Flight Center e volto a studiare le conseguenze pratiche che comporta questa stretta vicinanza con “una stella” appunto. Volto a studiare, in particolare, l’influenza sui sistemi orbitanti come quelli a cui fanno riferimento i Gps o più in generale i veicoli spaziali. Una versione nanofisica del disastro che la Bulloch affronta in Gravity.

Ma solo adesso a distanza di quasi un anno e mezzo sono stati chiariti e resi noti dal Journal of Geophysical Research i risultati analizzati dal’Osservatorio di Haystack del Mit di Boston.

La missione delle Van Allen Probes, ribattezzate così nel 2012, a pochi mesi dalla loro messa in orbita, è proprio quella di indagare le iterazioni tra il vento solare e le due fasce gassose, esterna e interna, a protezione del nostro pianeta. Di registrare dati sulle particelle che attraversano o colpiscono questi strati gassosi generando onde e, dunque, campi elettromagnetici.

La dinamica evidenziata mostra come l’onda solare, colpito lo scudo magnetico delle fasce di Van Allen, non riesca a penetrarle ma venga rifranta sotto forma di onda sonora magnetizzata. In circa 60 secondi, infatti, gli elettroni ultrarelativistici che orbitano intorno alla Terra a mille chilometri al secondo circumnavigandola in circa 5 minuti, si decuplicano: le particelle a bassa energia, che questa onda rifratta investe, si caricano di 3-4 milioni di elettrovolt trasformandosi in particelle ultrarelativistiche cioè accelerate ad una velocità simile a quella della luce.

John Foster, primo firmatario, spiega come questi elettroni “killer” siano in grado di attraversare un satellite senza variare la loro traiettoria. La definisce una “mazzata colossale” per il campo magnetico delle fasce di Van Allen, ma nonostante ciò non è riuscita ad attraversarlo. Ciò che riescono ad attraversare, dunque, sono i satelliti lasciando a volte danni elettronici di difficile o impossibile riparazione. Ma forse, proprio questa scoperta permetterà di progettare oggetti orbitanti resistenti agli effetti dei brillamenti solari.

Una prova definitiva per la teoria della accelerazione stocastica locale, secondo la quale le particelle ultrarelativistiche non provengono dall’esterno delle Fasce ma si generano in loco rispondendo ad una spinta, impressa da particelle originariamente fuori dalle Fasce, con un meccanismo di accelerazione davvero imponente.

Ancora una volta le teorie si verificano e si escludono nella continua disputa che è la scienza. Chissà che non si risolva presto la teoria dell’elegante equazione dell’universo.

Giselda Campolo

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