Il sistema Italia ancora penalizzato da costi e lungaggini

Dai dati del recente rapporto annuale dell’Istat e dall’analisi di alcuni indicatori della Banca mondiale, emerge che, avviare un’impresa in Italia richiede sei giorni, alla stregua della Francia, molti meno che nel Regno Unito, Germania e Spagna (da 12 a 24), ma costa il triplo rispetto alla media Ue in termini di capitale minimo e costi procedurali. Inoltre, i tempi e i costi della giustizia civile sono ancora penalizzanti per le imprese italiane: la risoluzione delle dispute è più lunga (1.185 giorni, il doppio della media Ue) e più costosa che nei principali paesi Ue. La struttura produttiva italiana risulta essere ancora molto frammentata: nel 2012 sono attive circa 4,4 milioni di imprese che impiegano circa 16,7 milioni di addetti (una media di 3,8 addetti per impresa). Il peso preponderante delle imprese con meno di 10 addetti (95% delle unità produttive, circa 46% dell’occupazione) caratterizza l’Italia nel contesto europeo, insieme all’ elevato grado di imprenditorialità (64 imprese ogni 1.000 abitanti). Anche per questo, rispetto ai paesi Ue, l’Italia mostra una quota elevata di export afferente alle piccole e medie imprese (circa il 54%), molto superiore a quella delle altre grandi economie europee, ma potrebbe trattarsi di imprese dalla struttura ancora debole e non dimensionate in modo adeguato. D’altra parte il nostro Paese stenta ad attrarre investimenti diretti esteri (Ide). Nel 2011 sono circa 13mila le imprese a controllo estero; esse occupano quasi 1,2 milioni di addetti e spiegano il 13,4% del valore aggiunto del sistema produttivo (molto meno che in Francia, Germania e Spagna). 
A tutto ciò si aggiunga che l’Italia investe in Ricerca e Sviluppo (R&S) una quota di Pil ben distante dall’obiettivo definito da Europa 2020 (1,25% a fronte dell’1,53%). Il ritardo è vistoso anche nella spesa delle imprese (0,7% del Pil contro 1,3% della media Ue27). Infine, tutti questi fattori penalizzanti, hanno fatto si’ che nel 2013 i livelli dell’attività produttiva rimanessero inferiori a quelli del 2008 (periodo pre-crisi), in particolare nelle costruzioni (-28% di valore aggiunto) e nella manifattura (-17,5%), meno nell’ agricoltura e nei servizi (rispettivamente -6,4 e -3,9%).