Il San Carlo di Napoli. I teatri, oggi, o si occupano o si commissariano.

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Il San Carlo di Napoli sarà commissariato, aveva appena avuto il tempo di annunciare Massimo Bray ministro per i Beni Culturali e il turismo, che già se ne faceva il nome. Nonostante le proteste dei lavoratori e del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Bray è deciso a trovare “la migliore soluzione per la tutela del Teatro”.

Il designato è Michele Lignola, direttore generale di Confindustria di Napoli, che non perde attimo per mettersi in opera. A tal fine già nel pomeriggio del 23 gennaio si è recato al Teatro, nel tentativo di tranquillizzare i lavoratori, che nei giorni scorsi avevano scritto una lettera al ministro per scongiurare l’ipotesi di commissariamento, nata dal rifiuto della Corte dei Conti del piano di riequilibro. Bray paventa il dissesto per il comune e così decide di commissariare.

Ma i lavoratori continuano ad opporsi al decreto Valore Cultura che scrivono “ non è una legge di sistema e non garantisce un futuro sereno e stabile ai Teatri d’Opera”. Il teatro, continuano, “ha conseguito ben sei pareggi di bilancio negli ultimi anni, la situazione economica, come dichiarato attraverso i mezzi di stampa della Sopraintendente Purchia, è solida e vantiamo ben 29 milioni di euro di crediti certi ed esigibili”. La colpa, additano, è della cattiva gestione, l’esubero di personale è decisamente un problema secondario che non porta al fallimento un Teatro, anzi le fondazioni lirico-sinfoniche in tutta Italia.

Entro due mesi sono previsti i risultati di attuazione del decreto Valore Cultura per l’accesso ai finanziamenti e la presentazione del piano industriale. Bray confida in Lignola; speriamo che lo facciano anche i lavoratori; ma l’Italia? È mai possibile che teatri con tutto esaurito di abbonamenti siano afflitti da commissari, fallimenti, chiusure e occupazioni?

Giselda Campolo

Clicca qui per visionare il decreto-legge 91/2013: Valore Cultura

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