Il prolungamento della vita lavorativa: gli occupati crescono solo tra gli ultracinquantenni

Negli anni della crisi , in controtendenza, tra gli over 50 crescono sia gli occupati (1 milione 70 mila unità in più, +19,1%) sia coloro che vorrebbero lavorare e non trovano il lavoro (+261 mila disoccupati e +172 mila forze di lavoro potenziali, rispettivamente +147% e +33,4%), mentre diminuiscono gli inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (-448 mila, -4,1%). Ne consegue una polarizzazione tra quelli che permangono nell’occupazione, soprattutto per effetto dell’innalzamento dell’età pensionabile, e chi resta fuori dal processo produttivo e non riesce a rientrare al lavoro. Tra gli occupati 55-64enni, più coinvolti dalle riforme previdenziali, il tasso di occupazione cresce progressivamente negli anni della crisi (8,3 punti in tutto, attestandosi al 42,7%), tanto da superare quello dei giovani 15-34enni (40,2%, -10,2 punti rispetto a cinque anni prima), anche se i profili lavorativi delle due generazioni non sono facilmente sovrapponibili, per skill ed esperienze. Tra le persone con almeno 50 anni nel 2013 i disoccupati arrivano a 438 mila unità e il tasso di disoccupazione al 6,2% (3,1 punti in più rispetto al 2008). Il 73,9% dei disoccupati over49 ha perso la precedente occupazione e la quota di quanti cercano lavoro da un anno o più sale al 61,4% (in confronto al 56,4% del totale dei disoccupati). Le forze di lavoro potenziali raggiungono 688 mila unità (+33,4% in confronto al 2008). Se si considera l’insieme di disoccupati e forze lavoro potenziali, ammontano a oltre 1 milione gli over 49 che vorrebbero lavorare.