Il lavoro negli anni della crisi

Negli anni della recente crisi economica che ancora imperversa l’emergenza che si fa più sentire e che condiziona le possibilità di ripresa è proprio quella del mercato del lavoro. In un recente rapporto dell’Istat tutte le cifre rivelano un quadro molto difficile. I dati complessivi indicano che nell’Unione europea dal 2008 al 2013 il numero degli occupati si è ridotto di circa 5,9 milioni (-2,6%), mentre il tasso di occupazione per le persone da 15 a 64 anni è diminuito di 1,6 punti percentuali, attestandosi al 64,1%. Nello stesso periodo, in Italia l’occupazione è diminuita di ben 984 mila unità (-973 mila uomini e -11 mila donne), con una flessione del 4,2% e un calo più forte nell’ultimo anno (-478 mila occupati). Nel Mezzogiorno il calo è più forte (-583 mila unità, -9%), con il tasso di occupazione pari al 42%, a fronte del 64,2% del Nord e del 59,9% del Centro.  La crisi ha colpito fortemente l’industria in senso stretto e il settore delle costruzioni (-482 mila e -396 mila occupati nei cinque anni). Tuttavia, nell’ultimo anno il calo si è avvertito anche nel terziario, con una riduzione di occupazione (-191 mila unità) concentrata soprattutto nei servizi generali della Pubblica amministrazione e nel commercio. Tra le professioni, le più colpite sono quelle operaie, con una contrazione nel 2008-2013 del 15,1% (-958 mila unità). Tra le professioni qualificate, diminuiscono dirigenti, piccoli o grandi imprenditori (-442 mila unità nel complesso, pari a -42%) e tecnici (-423 mila persone, -9,6%). Aumentano invece gli occupati in professioni non qualificate (+350 mila unità, tra cui 319 mila stranieri) insieme a quanti svolgono professioni esecutive nelle attività commerciali e dei servizi (+467 mila unità). In quest’ultimo aggregato la crescita riguarda esclusivamente le donne (+287mila italiane e +199 mila straniere). Tra il 2008 e il 2013, gli occupati permanenti a tempo pieno (lavoro standard) sono diminuiti di quasi 1,4 milioni (-7,7%). Cala anche il lavoro atipico (-177 mila occupati, -6,4%), mentre cresce quello parzialmente standard, ossia il lavoro permanente a tempo parziale (+572 mila unità,+22,1%). La quota del part time involontario (sul complesso dei lavoratori part time), arriva al 71,5% tra gli uomini e al 58,1% tra le donne. Cresce la disoccupazione di lunga durata che raggiunge il 56,4% del totale (45,1% nel 2008). Si riducono gli ingressi nell’occupazione dalla disoccupazione: se nel periodo pre-crisi (2007-2008) su 100 disoccupati 33 avevano trovato un lavoro un anno dopo, nel periodo 2012-13 questi scendono a 24. Per ogni disoccupato, c’è almeno un’altra persona che vorrebbe lavorare. Aumentano anche gli scoraggiati, che tra le forze di lavoro potenziali sono 1 milione 427 mila individui.
I giovani sono il gruppo più colpito dalla crisi: i 15-34enni occupati diminuiscono, fra il 2008 e il 2013, di 1 milione 803 mila unità, mentre i disoccupati e le forze di lavoro potenziali crescono rispettivamente di 639 mila e 141 mila unità. ll tasso di occupazione 15-34 anni scende dal 50,4% del 2008 all’attuale 40,2%, mentre cresce la percentuale di disoccupati (da 6,7% a 12%), studenti (da 27,9% a 30,7%) e forze di lavoro potenziali (da 6,8% a 8,3%). Le differenze di genere sono importanti: il tasso di occupazione è al 34,7% tra le donne e raggiunge il 45,5% tra gli uomini.  Anche i divari territoriali della disoccupazione giovanile sono marcati: al Nord il tasso di occupazione è pari al 50,1% (-12,1 punti percentuali dal 2008), contro il 43,7% del Centro (-10,4 punti) e il 27,6% del Mezzogiorno (-8,4 punti).