Il caso di Michela Murgia: quando il sarcasmo nasconde la delegittimazione politica

Dietro i commenti sarcarstici rivolti da tutti i giornali a Michela Murgia, si cela l’intenzione di delegittimare una donna combattiva e una candidata scomoda

Non conosco personalmente Michela Murgia, candidata alla presidenza della regione Sardegna per la lista indipendente “Sardegna possibile”, con la quale alle prossime elezioni sfiderà il berlusconiano Ugo Cappellacci e il sinistroide-democratico Francesco Pigliaru. Non la conosco e posso magari non condividere tutte le sue idee politiche, ma provo per lei un istintivo dentimento di stima e di rispetto. Innanzitutto per il suo porsi al di fuori dai “poli” (per chi non lo sapesse, sono un nemico giurato del bipolarismo), e poi perché è una donna, e le donne meritano sempre rispetto, soprattutto se impegnate in politica.

La Murgia è balzata, suo malgrado, all’attenzione delle cronache dopo essere intervenuta alla trasmissione di Rai Tre Agorà, quando, a riprese ormai concluse, si è lasciata andare in un contestato fuori onda in cui ha dichiarato, probabilmente perché contrariata per le domande postele o per il basso spessore del programma: “Cioé, mi sono svegliata alle sette e trenta per questo?”.

Un interrogativo a mio avviso più che legittimo, ma che è costato a questa simpatica e sorridente signora mia coetanea (che è anche una stimata scrittrice) una valanga di commenti sarcastici e di insulti che ritengo del tutto diffamatori e fuori luogo.

Tutti i giornali, con in testa La Repubblica e Libero, hanno fatto a gara ad accanirsi contro di lei, mettendo in moto un’oscena macchina del fango alla quale hanno poi contribuito i più beceri social network. E tutto questo per via di quella sua battuta, della quale hanno dimostrato di non aver colto l’ironico significato.

Particolarmente pesante è stato Mattias Mainero di Libero, che si è permesso anche di ironizzare sull’aspetto “paffutello” della signora, dovuto secondo lui al fatto che, quando lei si trova ancora fra le braccia di Morfeo, i pastori sardi sono già al pascolo da ore e i disoccupati sarebbero tutti in giro, impegnati a cercare lavoro.

Se già provavo una certa stima per Michela Murgia, dopo aver letto simili bestialità la mia stima nei suoi confronti è decisamente aumentata. Parliamoci chiaro: non intendo qui fare campagna elettorale in favore della Murgia. Neanche, del resto, risiedo in Sardegna. Ritengo però che sia doveroso, come si suol dire, dare a Cesare quel che è di Cesare.

Innanzitutto perché, secondo me, la Murgia ha fatto proprio bene a fare quella battuta fuori onda. Se fossi stato al suo posto l’avrei fatta anch’io, ma però in onda, in modo ancora più chiaro ed esplicito e davanti a tutti i telespettatori. Perché, come sottolieavo poc’anzi, i giornalisti che hanno scatenato attorno alla candidata questo osceno circo mediatico non hanno colto l’ironia e il sottinteso di questa battuta: alzarsi a qualsiasi ora per intervenire in una trasmissione dove si viene chiamati a rispondere esclusivamente a domande sul PD? No, grazie. Se ne può fare benissimo a meno.

A parte il fatto che Michela Murgia era reduce da un incontro con la popolazione a Porto Torres, da cui era rientrata a casa alle quattro del mattino (solo Tommaso Ciriaco di Repubblica ha avuto l’onestà di precisare questo fatto), come si permettono dei giornalisti di sindacare sull’orario in cui si sveglia una persona? Un cittadino non è più padrone del proprio tempo e dei propri orari? Ci si deve svegliare tutti alla stessa ora come degli automi o delle larve?

Trovo assurdi e fuori luogo i commenti ironici e sarcastici di Mainero, che su Libero ha scritto: “Signora Murgia, ma lei lo sa che alle sette e trenta del mattino sono svegli gli operai, gli impiegati e pure i bambini che vanno a scuola?”. Mainero parli per sé. Crede forse che, se lui si alza ogni mattina alle sette debbano farlo anche tutti gli altri Italiani? E chi fa i turni di notte nelle fabbriche, sui taxi, sui treni o nelle strade, con indosso una tuta o una divisa, per garantire la produttività delle nostre aziende, la nostra sicurezza e i nostri spostamenti (anche quelli di Mainero)? E quegli imprenditori che spesso passano la notte a ricontrollare le fatture e la contabilità delle proprie imprese per far fronte alla burocrazia di uno Stato sempre più tecnocratico e vampiro? E chi lavora nei bar, nei locali notturni e nelle discoteche? E chi lavora fino a notte inoltrata nelle redazioni dei giornali?

Io stesso, che ho una naturale propensione a svegliarmi all’alba, mi ritrovo spesso a scrivere e a lavorare di notte e non prendo sonno finché non ho terminato i miei articoli o il mio lavoro. E quindi, se la mattina successiva dormo qualche ora in più, non mi curo assolutamente del fatto che Mattias Mainero sia già in piedi da ore a cercare qualche nuovo scoop.

La mia impressione è che dietro a questo scatenamento bipartisan di attacchi sarcastici (che ha questa volta visto incredibilmente alleati sia i giornali di “destra” e che quelli di “sinistra”) vi sia il mal celato intento di delegittimare una donna di cultura e di valore, una donna che si è costruita da sé puntando sui propri meriti e sulle proprie qualità, “colpevole” ai loro occhi, ottenebrati dal conformismo e dall’omologazione renzusconiana, di volersi candidare al di fuori degli schieramenti.

Ed è per questo che dico: onore a Michela Murgia!

Nicola Bizzi